Il prigioniero della Seconda Strada

The Prisoner of Second Avenue

USA - 1975
Mentre a New York pesa una coltre afosa, deprimente di per sé e causa di vari inconvenienti alla vita cittadina (come mancanza di acqua, di corrente elettrica, ecc.), Mel Edison viene licenziato dalla sua azienda, in crisi finanziaria, dopo 22 anni di onesto lavoro. Il 48enne disoccupato, prima ancora di dichiarare alla fedele moglie Edna la nuova disgrazia, subisce un furto e cade in una forte depressione psichica che lo induce a recarsi inutilmente da uno psicanalista. Preoccupata per lo stato ansioso del marito e per le difficoltà economiche, la signora Edison riprende il uso vecchio lavoro di segretaria di produzione finché a sua volta non rimane vittima della crisi. A questo punto, quando anche la donna sta per cadere in depressione, Mel riprende fiducia in se stesso dopo aver rincorso un presunto ladro lungo Central Park e essersi fatto consegnare un portafoglio non proprio. I coniugi Edison, ancora prigionieri del caldo e della claustrofobica vita al quattordicesimo piano di uno stabile della II Strada, guardano al futuro con fiducia.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, PSICOLOGICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANAVISION, CINESCOPE, TECHNICOLOR
  • Tratto da: commedia di Neil Simon
  • Produzione: MELVIN FRANK PER WARNER BROS. PICTURES
  • Distribuzione: PIC - WARNER HOME VIDEO

NOTE

- PREMIO DAVID DI DONATELLO 1975 COME MIGLIOR FILM EUROPEO.

CRITICA

"Tratto da una commedia, il lavoro riesce a non far pesare la sua origine teatrale per diverse ragioni: la bontà nei dialoghi, le buone prestazioni degli interpreti, l'arricchimento dell'ambientazione con giudiziose scene di evasione in esterni. Nonostante le moderne e acute innovazioni satirico-umoristiche sulla paradossalità della vita cittadina e sulla bizzarria dei contatti o scontri che la stessa impone, il film è soprattutto centrato sulla psicologia di due coniugi, messa allo scoperto da improvvise e dolorose circostanze, e sui valori che i due riescono a recuperare nonostante le avversità e, forse, proprio a causa delle stesse." ("Segnalazioni Cinematografiche", vol. 79, 1975)
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