IL PREZZO DI HOLLYWOOD

SWIMMING WITH SHARKS

USA - 1994
IL PREZZO DI HOLLYWOOD
Il giovane e promettente sceneggiatore Guy, riesce a farsi assumere ai Keystone Studios di Hollywood dal dispotico impresario Buddy Ackerman come assistente personale, occupazione considerata occasione di lancio per un sicuro successo, come infatti è accaduto a quelli che l'hanno preceduto Ma deve ben presto sperimentare che il prezzo da pagare per il raggiungimento delle sue aspirazioni è insopportabile: deve sottostare ai comandi e alle ciniche pretese del capo, senza il minimo margine d'iniziativa. Trova tuttavia la costanza di resistere ad ogni sorta di vessazioni confortato dall'amore di Dana Lockard, un'avvenente sceneggiatrice, che Guy cerca di sostenere presso Ackerman, per convincerlo a produrre un soggetto da lei scritto, sicuro che i Keystone Studios ne avranno grande successo. Il progetto interessa e viene realizzato con immediata riuscita, della quale Buddy si vanta come di un'idea sua. Il successo eccita Guy, che diventa a sua volta presuntuoso e altezzoso. Ma una sera gli capita d'inserirsi casualmente in una conversazione telefonica di Buddy e Dana, scoprendo una relazione tra i due che dura da oltre due anni. La delusione e la rabbia lo trasformano da vittima a carnefice: irrompe in casa di Buddy, lo sottopone a una raccapricciante tortura, proprio mentre questi è in attesa di Dana. L'arrivo della donna porta la tensione al suo acme, e Buddy esaspera Guy sfidandolo ad ucciderlo, ma sorprendentemente il giovane spara alla donna per restare al fianco del diabolico plagiatore, ora legato a lui da un patto di omertà, e che lo ripaga dello scampato pericolo avviandolo a quella che promette di essere una brillante carriera.
  • Altri titoli:
    THE BUDDY FACTOR
  • Durata: 93'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Produzione: STEVE ALEXANDER, JOANNE MOORE
  • Distribuzione: MEDUSA FILM (1996) - MEDUSA VIDEO

NOTE

REVISIONE MINISTERO GENNAIO 1996.

CRITICA

Qui ahimè siamo molto lontani da un risultato di eccellenza: il film è disadorno, piatto e claustrofobico. E quanto agli interpreti l'emergente Spacey (l'inquietante assassino seriale di Seven) ringhia dall'inizio alla fine, per fortuna con il timbro incantatore di Giancarlo Giannini; e vien da pensare che se il nostro finissimo attore avesse potuto dargli anche il volto, il rozzo personaggio ne avrebbe guadagnato in trasparenze. Degli altri protagonisti, il giovanotto Whaley è una specie di Tim Robbins dei poveri e la ragazza Forbes non riesce a sollevare le sorti del "cast". I personaggi di contorno sono inesistenti e, fuori dalle due o tre stanze dove si svolge l'azione, Hollywood chi l'ha vista? (Corriere della Sera, Tullio Kezich, 18/1/96)
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