Il Piccolo Principe

Le Petit Prince

FRANCIA - 2015
2,5/5
Il Piccolo Principe
Un vecchio ed eccentrico aviatore e la sua nuova vicina di casa: una bambina molto matura trasferitasi nel quartiere insieme alla madre. Attraverso le pagine del diario dell'aviatore e i suoi disegni, la bambina scopre come molto tempo prima l'aviatore fosse precipitato in un deserto e avesse incontrato il Piccolo Principe, un enigmatico ragazzino giunto da un altro pianeta. Le esperienze dell'aviatore e il racconto dei viaggi del Piccolo Principe in altri mondi contribuiscono a creare un legame tra l'aviatore e la bambina. Affronteranno insieme una straordinaria avventura, alla fine della quale la bambina avrà imparato ad usare la sua immaginazione e a ritrovare la sua infanzia.
  • Altri titoli:
    The Little Prince
  • Durata: 108'
  • Colore: C
  • Genere: ANIMAZIONE, FANTASY
  • Tratto da: romanzo omonimo di Antoine de Saint-Exupéry
  • Produzione: ORANGE STUDIO, M6 FILMS, LPPTV, ON ANIMATION STUDIOS, IN CO-PRODUZIONE CON LUCKY RED IN COLLABORAZIONE CON RTI
  • Distribuzione: LUCKY RED (2016)
  • Data uscita 1 Gennaio 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Il piccolo principe di Mark Osborne è la terza trasposizione cinematografica del romanzo di Antoine de Saint-Exupéry dopo quella semisconosciuta del lituano Arunas Zebriunas (1967) e l'altra assai deludente e in chiave musical di Stanley Donan (1971). Prodotta dalla Francia con un budget mostruoso (80 milioni di dollari), questa è anche la sua prima versione animata, una scelta che sembra orientata a un target di soli bambini.

In effetti la storia che Mark Osborne e Bob Persichetti hanno tratto dal libro è un tentativo di aggiornare la trama rendendola più acconcia alla moderna narrativa per l'infanzia di scuola DreamWorks (da cui proviene d'altra parte Osborne: suo era Kung Fu Panda). Intenzione  per alcuni aspetti lodevole, risultato che invece lascia molto a desiderare.

A questo Piccolo principe 2.0 manca quasi del tutto la magia dell'originale: se il romanzo era un capolavoro di "complessa" semplicità, con quel tono trasognato, la dimensione astratta e una sovrastruttura favolistica dentro cui celava un nucleo filosofico profondo, aperto a molteplici letture, il film animato opera un doppio tradimento, formale e contenutistico, che ne sacrifica parte della ricchezza testuale e semantica.

Innanzitutto l'ambientazione in un ipotetico "futuro prossimo", àncora quella storia senza tempo a un hic et nunc preciso, in una città di una società capitalistica avanzata, dove il mito dell'efficienza e dello sviluppo è diventato realtà. Al prezzo però dell'umano, superato dall'automazione dei suoi processi psichici e vitali in funzione di un miglioramento socioeconomico continuo, prevedibile e determinabile in ogni sua tappa. Una variazione sul tema "liberismo e destino totalitario", cui si è cimentata in passato tanta sci-fi. Ovviamente la vulgata per bambini del Piccolo principe non può essere altrettanto minacciosa, ma la sostanza resta quella di una lettura sociopolitica piuttosto smaccata. A ciò aggiungendo anche la centralità dell'elemento femminile che il romanzo di "soli uomini" non aveva.

La protagonista, chiamata genericamente "la bambina", è vittima di una "madre" che ha disposto per lei un dettagliato crono-programma per diventare un adulto di successo: su una grande lavagna a muro la genitrice ha segnato ogni momento della giornata e il modo in cui dovrà essere ottimizzato al fine di poter eccellere nella prestigiosissima istituzione scolastica della città. La bambina, più rassegnata che convinta, si dà da fare per compiacere la madre. D'altra parte è lei il suo unico referente affettivo. Altra annotazione importante è in effetti l'assenza del padre: si intuisce che l'uomo ha abbandonato la famiglia, preso tutto dal suo lavoro. Non si vede mai ma in compenso ogni anno, nel giorno del compleanno della figlia, le fa recapitare un regalo, sempre lo stesso: una palla di vetro contenente il modellino di una metropoli.

La scoperta del vicino, un vecchio aviatore che vive in una casa da fiaba, piena di chincaglierie curiose e oggetti ormai "inutili", cambierà il suo destino proprio perché le fornirà un paradigma educativo alternativo: l'insegnamento guarda al passato, lo strumento è il gioco, il fine è preservare il "fanciullino dentro di lei" perché, le dice, "il mondo è diventato troppo adulto". Il libro sul quale dovrà cimentarsi la bambina è quello che l'aviatore stesso ha scritto e illustrato, ispirato a un incontro avvenuto anni prima nel deserto del Sahara. E qui racconta la storia del "piccolo principe", perché l'aviatore altri non è se non Antoine de Saint-Exupéry, che il film onora riconoscendo a lui e al suo libro un magistero imprescindibile nella trasmissione di un sapere umanistico.

Le note liete però finiscono qui e la cornice finisce per occludere il quadro. La favola, così attualizzata, perde un po' del mistero e della magia che la rendono ancora oggi un bestseller universale. Le suggestive figure allegoriche del Piccolo principe - la rosa, il serpente, il pozzo, ecc...- vengono sclerotizzate e appiattite sulla superficie testuale del film, più banalmente manichea. Senza peraltro che ciò comporti un vero e proprio superamento del modello sociale preso di mira, piuttosto un aggiustamento, una recupero della memoria e del sentimento che lo invalidi e perfezioni.

Ma è sul piano visivo che il confronto è impietoso: l'algida esattezza del digitale nulla può contro il disegno originale di Saint-Exupéry, così come viene mostrato in un lungo flashback. Quel tratto così ingenuo, imperfetto, eppure autentico e poetico, unito alla dimensione della nostalgia (che è fare esperienza di una perduta innocenza), scioglie davvero il cuore e aumenta i rimpianti per un'operazione che, con un po' di coraggio in più, avrebbe potuto essere meravigliosamente "fedele" all'originale.

NOTE

- VOCI DELLA VERSIONE ITALIANA: TONI SERVILLO (L'AVIATORE), PAOLA CORTELLESI (LA MADRE), STEFANO ACCORSI (LA VOLPE), MICAELA RAMAZZOTTI (LA ROSA), ALESSANDRO GASSMANN (IL SERPENTE), GIUSEPPE BATTISTON (L'UOMO D'AFFARI), ANGELO PINTUS (IL SIG. PRINCIPE), PIF (IL RE), ALESSANDRO SIANI (L'UOMO VANITOSO), LORENZO D'AGATA (IL PICCOLO PRINCIPE), VITTORIA BARTOLOMEI (LA BAMBINA), CARLO VALLI (L'INSEGNANTE), CARLO REALI (L'ESAMINATORE), MELISSA MACCARI (LA VICINA DI CASA), STEFANO OPPEDISANO (IL VICINO DI CASA).

- VOCI DELLA VERSIONE ORIGINALE: ANDRÉ DUSSOLLIER, FLORENCE FORESTI, VINCENT CASSEL, MARION COTILLARD, GUILLAUME GALLIENNE, LAURENT LAFITTE, VINCENT LINDON.

- VOCI DELLA VERSIONE INGLESE: RILEY OSBORNE (IL PICCOLO PRINCIPE), JEFF BRIDGES (L'AVIATORE), MACKENZIE FOY (LA BAMBINA), RACHEL MCADAMS (LA MADRE), JAMES FRANCO (LA VOLPE), BENICIO DEL TORO (IL SERPENTE), MARION COTILLARD (LA ROSA), PAUL GIAMATTI (IL PROFESSORE), ALBERT BROOKS (L'UOMO D'AFFARI), RICKY GERVAIS (IL PRESUNTUOSO), BUD CORT (IL RE).

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE DI: CANAL+, M6, W9.

- FUORI CONCORSO AL 68. FESTIVAL DI CANNES (2015).

- FUORI CONCORSO ALLA XIII EDIZIONE DELLA SEZIONE AUTONOMA E PARALLELA 'ALICE NELLA CITTÀ' (FESTA DEL CINEMA DI ROMA, 2015).

CRITICA

"I due episodi, narrativamente ben congegnati, si svolgono insieme con pause di raccoglimento ed anche con momenti di viva commozione - quel Principino troppo solo, quella bambina che a un certo punto comincia a cercarlo, forse incontrando unicamente il suo ricordo -sono portati sempre a livelli decisamente poetici con profonde vibrazioni affettive e, spesso, anche avventurose e persino drammatiche, coinvolgendo qualunque spettatore bambino, naturalmente, ma persino gli adulti che vi accompagnano, anche se non hanno letto da ragazzi il gran libro di Saint-Exupéry." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 29 dicembre 2015)

"Due cerchi concentrici, a rischio di banalità, in cui l'autore predilige lati intimistici e poetici, aizzando pesanti confronti tra piccini amorosi e adulti omologati al peggio, a rischio manicheo. L'aviatore invecchia, offre il testimone alla piccola mentre Osborne cita 'Metropolis' e 'Brazil', mixando l'astratto di linee e colori alla delicatezza a mano del racconto, dove si anima la carta in cui vivono i libri in un'operazione ibrida con doppiatori molto noti." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 31 dicembre 2015)

"Portare sullo schermo 'II Piccolo Principe' (...) era impresa da spaventare chiunque. Un po' come dovette esserlo, nel 1951, la trasposizione in cartoon di 'Alice nel Paese delle Meraviglie'. Pur senza raggiungere la genialità lisergica del film di Walt Disney, però, Mark Osborne lo ha fatto molto bene, spruzzando la sua versione con un pizzico di benefica follia e riuscendo dove perfino Stanley Donen, nel 1974, era naufragato con un adattamento dimenticabile del celebre racconto iniziatico. (...) La scelta (...) è consistita nel mettere inizialmente 'in abisso' la storia del Piccolo Principe, facendone un racconto-nel-racconto; poi nel proseguire con l'incontro tra questi e la Bambina, in un epilogo all'insegna dell'azione che integra il tono - più poetico e filosofico - della prima parte. Dove lo spettatore ha conosciuto il Principino, la Volpe, la Rosa, il Serpente, l'asteroide B612 e i personaggi di contorno del piccolo grande classico letterario. Tutto ciò non sarebbe così interessante, però, se Osborne (...) non avesse optato per un originale mix di tecniche d'animazione, alternando le immagini generate al computer con altre in stop-motion (...), classico disegno animato a due dimensioni, carta ritagliata. Con una serie continua di sorprese visive che, in qualche caso, evocano le visioni poetiche di Miyazaki. Si affaccia, qui, l'ipotesi di un conflitto di valori tra le immagini: dato che quelle di sintesi sono adottate per illustrare il mondo grigio ossessionato dalla performance e dal successo (quello dove la mamma vuole rinchiudere la bambina: il nostro, in pratica) mentre quelle della fiaba rimandano piuttosto a un colorato immaginario antico, lo stesso delle illustrazioni originali di Saint-Exupéry. Senza forzarci a ipotizzare un Osborne 'pentito', insomma, si direbbe che se la sua ragione sta dalla parte della computer animation, il sentimento penda più da quella dei vecchi maestri del cartoon. La convivenza d'immaginari diversi, in ogni caso, ha il merito di dare vita a un film non solo pieno d'incanti, ma che ti dà il senso di una rara libertà creativa." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 31 dicembre 2015)

"Un 'Piccolo Principe' riveduto e corretto (...) per rientrare nei parametri della contemporanea animazione per ragazzi: il risultato? Deludente: dell'afflato umanista, il cuore filosofico e la forma astratta del libro rimangono sullo schermo sparute spoglie, qualche ossicino a mo' di reliquia, ma la ciccia ideologica è la critica al liberismo, la distopia luddista e, nella piccola protagonista, l'inusitata apertura al femminile. Insomma, il politicamente corretto abita qui, ma a che prezzo? Una modesta parafrasi per grandi e piccini o, se volete, una buona occasione per riprendere in mano la poesia dell'aviatore Antoine." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 31 dicembre 2015)

"Almeno due i punti forti di questa animazione (ma soltanto la parte del pianeta è in 'antico', emozionante stop-motion): l'amicizia tra l'aviatore e la bimba, perché nel giardino dove giace il rottame del velivolo cresce l'erba della fantasia e della libertà da mantenere per la vita; e il viaggio onirico tra le stelle dove, nell'immensità, 'casa' è piccola quanto 'persona'. L'incontro con la Volpe poteva essere sviluppato meglio. D'altra parte, il libro è inarrivabile." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 31 dicembre 2015)

"Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry viene gioiosamente tradito nel prodigioso cartone animato firmato Mark Osborne. Così come gli adulti non riescono a capire il disegno di un elefante nello stomaco di un serpente all'inizio del capolavoro letterario per l'infanzia dell'eccentrico scrittore francese datato 1943, così alcuni puristi dell'originale 'Piccolo principe' si sono scagliati contro questo interessante cartoon a tecnica mista: in parte animazione 3d al computer e in parte stop motion a passo uno. Perché i puristi si sono arrabbiati? Troppe infedeltà. Hanno invece fatto benissimo questi avventurieri dell'animazione provenienti da Hollywood (...), ma finanziati con ben 80 milioni di dollari dal francese Dimitri Rassam, a rielaborare la fonte letteraria regalandoci un'interessante variazione del testo sacro assai organica, invece, alla malinconia fantasy della pagina scritta. A partire dalla sua protagonista adorabile, ovvero una ragazzina senza nome disegnata ricordando il viso sensibile e furbetto di Audrey Hepburn. (...) l'idea brillante del cartoon: la bimba vive dentro un'animazione 3d al computer affilata e modernissima mentre i racconti del vecchio aviatore circa l'incontro con il Piccolo Principe sono mostrati a passo uno con la struggente fragilità di un sogno fatto di cartapesta dai colori pastello. (...) Brillanti i doppiatori italiani scelti a partire da Toni Servillo per il vecchio aviatore, un impertinente Stefano Accorsi come volpe e un infido Alessandro Gassmann al posto di Benicio del Toro per incarnare il letale serpente. Altro che tradimenti. Questa è la versione cinematografica più brillante del capolavoro francese." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 2 gennaio 2016)
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