Il più grande sogno

ITALIA - 2016
3,5/5
Il più grande sogno
A 39 anni Mirko è appena uscito dal carcere: fuori, nella periferia di Roma, lo aspetta un "futuro da riempire", possibilmente in modo onesto. Quando viene eletto a furor di popolo Presidente del comitato di quartiere, decide di sognare un'esistenza diversa. Non solo per sé e per la propria famiglia, ma per tutta la borgata in cui vive. Il più grande sogno di Mirko però è difficile da mettere in pratica, specie se tuo padre è un piccolo criminale. Il rapporto con le figlie è tutto da costruire e il passato è una porta sempre troppo facile da riaprire.
Questo film racconta di un "bandito" che si inventa custode di una felicità che neanche lui sa bene come raggiungere. È la storia di un sogno fragile e irrazionale, capace di regalare un futuro a chi non credeva di meritarsi neanche un presente.
  • Altri titoli:
    Il più grande sogno mai sognato
  • Durata: 97'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: GIOVANNI POMPILI PER KINO PRODUZIONI
  • Distribuzione: ANTANI IN COLLABORAZIONE CON KINO PRODUZIONI
  • Data uscita 24 Novembre 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Teo Zampa
La vicenda di Mirko, 40 anni, e una vita di strada alle spalle, era stata già al centro del cortometraggio d'esordio di Michele Vannucci, intitolato non senza un filo d'ironia Una storia normale. La normalità s'intende di chi è nato in periferia e ha vissuto - per sopravvivere - fregandosene delle regole. La galera, la marginalità, persino la morte, messe in conto. L'abisso non per incidente, ma come presupposto.  E il riscatto un miraggio.

Il più grande sogno
è il prolungamento di quella storia breve (corta per durata e per destino) e insieme il suo coronamento. E' il cinema che plasma la vita secondo i suoi desiderata, è la vita che plasma il cinema secondo le sue leggi. Una docufiction dove il dato grezzo dell'esistenza e il tornio del linguaggio s'intrecciano continuamente, profondamente, senza possibilità di sbrogliarli.

Mirko è la persona e il personaggio, il protagonista e la storia. La sua redenzione è un sogno di borgata che trova espressione in uno sguardo (ri)pulito sulla periferia romana. La luce di Matteo Vieille, la musica di Teo Tehardo, le scenografie di Lupo Marziale, se non producono un camuffamento della realtà (un imborghesimento direbbe qualcuno), segnalano comunque uno scarto significativo, un distanziamento volontario non dallo squallore di periferia ma dalla sua retorica.

Vannucci, come il coetaneo Giovannesi, si riconnette alla lezione dei Caligari (da cui prende a prestito l'ottimo Alessandro Borghi) e dei Pasolini, cercando cuore e bellezza ai margini senza ancora la purezza del primo e la consapevolezza del secondo. Affidandosi con una fiducia forse esagerata se pure al momento ben riposta sui palindromi della realtà, su quelli come Mirko che hanno già un film per esistenza (e viceversa), che sono santi e peccatori, pittori e tavolozza. Un cammino appena iniziato che per ora è un riflesso, una risposta al cammino di qualcun altro. Perché senza Mirko non ci sarebbe Vannucci però non è ancora vero il contrario.

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO ECONOMICO DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO; CON IL SOSTEGNO DI ROMA LAZIO FILM COMMISSION, REGIONE LAZIO-FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO; IN COLLABORAZIONE CON: LASER FILM, UPUPA SRL.

- MENZIONE SPECIALE FEDIC E PREMIO SORRISO DIVERSO VENEZIA 2016-ASS UCL (EX AEQUO CON "QUESTI GIORNI" DI GIUSEPPE PICCIONI) ALLA 73. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2016) NELLA SEZIONE 'ORIZZONTI'.

- MICHELE VANNUCCI E' STATO CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2017 COME MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE.

- NASTRO D'ARGENTO 2017 AD ALESSANDRO BORGHI COME MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA (ANCHE PER "FORTUNATA" DI SERGIO CASTELLITO). NASTRO D'ARGENTO-SIAE ('BORSA' DI FORMAZIONE PER GIOVANI SCENEGGIATORI) A MICHELE VANNUCCI.

CRITICA

"Non è la banalizzazione edificante a dar la cifra al film ma un robusto sguardo che al tempo stesso condivide senza fare sconti." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 1 dicembre 2016)

"Oggetto ibrido 'ab origine', 'II più grande sogno' rileva la storia vera di Mirko Frezza e la ripropone con lui stesso da protagonista in una sorta di 'reenacting' efficace e coinvolgente. L'esordiente Vannucci mostra coraggio e originalità di sguardo non comuni, permettendosi ovvie imperfezioni registiche del tutto perdonabili." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 24 novembre 2016)
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