Il pescatore di sogni

Salmon Fishing in the Yemen

GRAN BRETAGNA - 2011
1/5
Il pescatore di sogni
Uno stravagante sceicco vuole a tutti i costi realizzare un progetto apparentemente impossibile: introdurre la pesca al salmone negli aridi altipiani dello Yemen. L'idea suscita l'interesse di Patricia Maxwell, risoluta portavoce del Primo Ministro inglese, alla disperata ricerca di una buona notizia sul Medio Oriente per distogliere l'attenzione dall'ultimo fallimento mediatico. Per questo, sul posto viene mandato il dottor Alfred Jones, uno scienziato introverso che lavora per il Ministero della Pesca e dell'Agricoltura britannico, che divide la sua esistenza tra un lavoro ormai monotono e un matrimonio stagnante. Conquistato dal carismatico sceicco e dalla sua visione del mondo, così come dalla sua rappresentante Harriet Chetwode-Talbot, il razionale dottor Jones arriverà a prendere delle decisioni importanti per cambiare la sua vita...
  • Durata: 112'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: ARRICAM LT/ARRICAM ST, 2K/HAWK SCOPE, 35 MM / D-CINEMA (1:2.35)
  • Tratto da: romanzo "Pesca al salmone nello Yemen" di Paul Torday (ed. Rizzoli)
  • Produzione: BBC FILMS, DAVIS FILMS, KUDOS FILM AND TELEVISION, LIONSGATE, UK FILM COUNCIL
  • Distribuzione: M2 PICTURES (2012)
  • Data uscita 18 Maggio 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

Se siete di quelli che inorridiscono alla vista di ogni affettazione romantica (la collezione è ampia e variegata: si va dal cuoricino stilizzato alle promesse-spray sui muri) dovreste evitare Il pescatore di sogni come un diabetico il barattolo di Nutella. Al contrario, se pensate che la musica l’abbia inventata Laura Pausini, San valentino debba essere calendarizzato in rosso e Lasse Hallstrom sia il migliore regista vivente allora, se non riuscite a farvi vedere da uno bravo, non perdetevi l’ennesima ricampionatura dell’amor-vincit-omnia di questo sdolcinatissimo autore.
Perché il cinema di Hallstrom – eccezion fatta forse per Buon compleanno Mr. Grape – è come una scatola di Baci Perugina: cambiano le parole ma non il sapore. Hallstrom è uno di quei registi capaci di trasformare ogni cosa che tocca – vicenda, risvolto, uomini, donne e cani – in pappa e miele. Squisitamente dolce per alcuni, odiosamente appiccicoso per altri. La tipica situazione alla Hallstrom è lui-guarda-lei-intensamente-con-luce-soffusa-e-musica-di-sottofondo.
D’altra parte cosa aspettarsi da una filmografia composta da titoli quali Chocolat e Le regole della casa del sidro, sferzata da Il vento del perdono, ispirata allo sciropposo Nicholas Sparks (Dear John: sic!), attaccata al bastoncino dello zucchero a velo di Hollywood come i cani a quello del padrone (Hachico)? Il salmone: mancava giusto quello. Ed eccolo servito: intero e a trance, libero o d’allevamento, scozzese o yemenita. Affumicato persino, se preso per quello che è nel film, ovvero una figura-simbolica dell’opacamente amorfo Ewan McGregor (che con il salmone fa a gara del resto per stabilire chi dei due sia il meno espressivo).
L’attore è uno scienziato al soldo del Ministero della Pesca e dell’Agricoltura che viene coinvolto, suo malgrado, nel folle progetto di uno sceicco stra-ricco e illuminato (Amr Waked): introdurre il salmone nello Yemen. Prima scettico, poi coinvolto, infine convinto, il tecnico del Regno di Sua Maestà sarà coadiuvato dall’infaticabile e cinica portavoce del Primo Ministro inglese (Kristin Scott Thomas) e dalla brillante assistente del mecenate in turbante (Emily Blunt), della quale ovviamente finirà per innamorarsi.
La storia si dipana con dolorosa prevedibilità, preoccupandosi soprattutto di mantenere un tono lieve, da commedia semi-seria: Hallstrom sceglie giustamente di non indulgere nel melodrammatico, ma quello che poteva essere ridicolo finisce solo per diventare scialbo.
Il pescatore di sogni rimane attaccato all’amo dei cliché e della carinerie, risultando alla fine un innocuo polpettone romantico a sfondo esotico. Il medioriente è una torrida cartolina e i mediorientali uomini incappucciati dediti solo a Dio e agli atti di terrorismo. La Scott Thomas, se potesse, si mangerebbe il film. L’alchimia tra Emily Blunt e Ewan McGregor è rimasta sulla carta. Così come certe dinamiche affettive sono figlie di una sceneggiatura fantasiosa (tratta dal romanzo omonimo di Paul Torday). Ad esempio la Blunt piange per tre quarti di film un soldato (che conosce da appena tre settimane!) disperso dopo un’azione militare in Afghanistan. Lei lo crede già morto, ma non se la sente di intrecciare una nuova relazione con l’insistente McGregor. Poi, quando finalmente il suo bel ragazzone ritorna miracolosamente a casa, lei che fa? Si lancia tra le braccia dell’altro! Cose che succedono solo nei film. Non nei migliori, comunque.

CRITICA

"Hallström guida bene il film ricco di un divertente humour ma poi si concede al sentimentalismo anche se sotto testo affronta problemi seri. McGregor è perfetto, di curiosa banalità, magnifica Scott Thomas come ufficio stampa (...)." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 25 maggio 2012)

"Da Lasse Hallström non ci si possono aspettare che film finto-anticonformisti; che, non a caso, gli hanno procurato un paio di candidature agli Oscar. (...) Mentre lo spettatore regola l'orologio in un andirivieni tra diverse latitudini, il film rilancia le sue metafore ittiche e cerca di evitare la monotonia con qualche colpo di scena (...). Il tono blandamente satirico è sottolineato da musichette compiacenti." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 18 maggio 2012)

"Del romanzo 'La pesca di salmone nello Yemen' di Paul Torday (Elliott editore), il regista Lasse HalIström ha addolcito i toni satirici privilegiando, come in 'Chocolat', gli aspetti della favola romantica. Ne sono protagonisti un ittiologo, Ewan McGregor, che si illumina solo quando parla di pesci, per il resto è scontroso, timido e mal maritato; e Emily Blunt, impeccabile consulente di un illuminato sceicco. (...) All'inizio il film ritaglia con umorismo personaggi e situazioni; poi, fra filosofia in pillole e metafore di rinascita, eccede nello zucchero. E tuttavia l'ambientazione fra Londra, Scozia e Yemen è amena, la coppia McGregor/Blunt funziona e un sogno, seppur ingenuo, non ha mai fatto male a nessuno." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 18 maggio 2012)

"Geniale operazione di marketing cambiare titolo a un film tratto da un romanzo di successo. Chissà quanti spettatori realizzeranno che 'II pescatore di sogni' è la versione cinematografica di 'Pesca al salmone nello Yemen', divertentissimo libro di Paul Torday edito in Italia da Elliot? Inutile dire che in inglese libro e film si intitolano 'Salmon Fishing in the Yemen', e che l'accostamento delle parole «Yemen» e «salmone» crea un ossimoro bislacco che nell'edizione italiana va totalmente perduto. Peccato. Perché il libro è bello e il film, nonostante sia diretto dallo svedese Lasse Hallström (autore di notevoli schifezze dopo il sopravvalutato boom di 'La mia vita a quattro zampe'), è ironico al punto giusto. Merito della scrittura: non solo di Torday, ma anche dello sceneggiatore Simon Beaufoy che è, tanto per capirci, quello di 'Full Monty' e di 'The Millionaire', due copioni scoppiettanti e a prova di bomba. Quando al pensatoio siede Beaufoy, voi sedetevi al cinema, difficilmente quell'uomo sbaglia un colpo. (...) Anche noi abbiamo un'idea folle: 'Pesca al salmone nello Yemen' ci sembra sotto traccia un libro (e un film) sul Manchester City! Il club allenato da Mancini, fresco campione della Premiership, è di proprietà di uno sceicco: e sono ormai molti gli interessi arabi in Gran Bretagna. Torday e Beaufoy leggono questo fenomeno in una chiave rassicurante, dipingendo uno straricco gentile che per la sua anglofilia entra nel mirino dei terroristi suoi compatrioti. L'integrazione passa anche attraverso simili operazioni. Ben vengano, se i libri (e i film) sono così graziosi." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 18 maggio 2012)

"Una mail ti cambia la vita. (...) Con una dose minore di zucchero il film avrebbe avuto un suo perché. Invece, è un'occasione sprecata; si salva la Scott Thomas, unica a non avere lo sguardo da salmone." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 18 maggio 2012)

"Occhio (pesce) per occhio (regista), non è fresco di giornata questo salmone. Dal romanzo di Paul Torday, 'Il pescatore di sogni' è la summa del cinema di Lasse Hallström: romanticismo e sentimentalismo un tanto al chilo, anzi, alla trancia. Purtroppo, non è Fantozzi, ma lo scienziato di Sua Maestà Ewan McGregor (giurato a Cannes), chiamato da un ricco e illuminato sceicco a introdurre il salmone nello Yemen: sulla sua strada, problemi ittici e melense palpitazioni (Emily Blunt), fatue ilarità e cliché da fiera strapaesana. (...)Hallström ci mette del suo, e dopo 'Hachicko' conferma che con gli animali dà il peggio di sé: l'intenzionale leggerezza scade a noiosa insipienza, il mélo viene barattato con il nulla caramellato, occhi dolci e musichette si sprecano. Eppure, l'immedesimazione c'è: vi troverete presto a boccheggiare, è già qualcosa." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 17 maggio 2012)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy