Il paradiso degli orchi

Au bonheur des ogres

FRANCIA - 2013
3/5
Il paradiso degli orchi
Nella tribù dei Malaussène, c'è qualcosa di strano e di sospetto, alcuni direbbero di insolito. Vista da vicino, però, la famiglia si distingue per la felicità gioiosamente disordinata che vi regna, nonostante le continue fughe d'amore della madre, che ha avuto i suoi figli da padri diversi e ormai scomparsi dalle loro vite. Durante le assenze della donna, il responsabile della famiglia è il figlio maggiore Benjamin Malaussène, capro espiatorio di professione in un grande magazzino. Tuttavia, quando una serie di incidenti iniziano ad accadere ovunque vada, attirando su di lui i sospetti della polizia, Benjamin per scagionare se stesso dovrà mettersi velocemente alla ricerca dei responsabili...
  • Altri titoli:
    The Scapegoat
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, THRILLER
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA PLUS, HAWK SCOPE, (1:2.35)
  • Tratto da: romanzo omonimo di Daniel Pennac (ed. Feltrinelli)
  • Produzione: CHAPTER 2, FRANCE 2 CINÉMA, PATHÉ FILMS, BIDIBUL PRODUCTIONS
  • Distribuzione: KOCH MEDIA
  • Data uscita 14 Novembre 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Angela Prudenzi
E' dal 1985, anno della pubblicazione del primo capitolo della saga dedicata a Benjamin Malaussène, che gli ammiratori del capro espiatorio più noto della letteratura mondiale aspettavano che le gesta del loro eroe diventassero un film. E ora ci siamo.
Con una buona dose di coraggio Nicolas Bary, con la complicità dello sceneggiatore Jérôme Fansten, ha infatti messo mano al romanzo omonimo di Pennac nel tentativo di farne una riduzione che non facesse rimpiangere la pagina scritta. Operazione, è bene sottolinearlo, non tra le più semplici. Il mondo di Pennac è immaginifico, folle, surreale, sconquassato da continui colpi di scena, troppo di tutto insomma per essere trasposto in immagini senza perdere qualcosa della forza propulsiva iniziale. Difatti la resa, per quanto divertente, è in buona parte di superficie mentre nel romanzo dietro il fragore narrativo e visionario c'è un'indagine psicologica di rara ricchezza e un ritratto al vetriolo della società occidentale.
Occasione persa? Non del tutto, perché se Il paradiso degli orchi perde in profondità guadagna molto invece grazie all'effetto magico che sempre si produce quando personaggi tanto amati trovano i giusti attori. La premiatissima e intesa Bérénice Bejo e il meno noto Raphaël Personnaz cresciuto in televisione, sono perfetti nel dare corpo e voce alla zia Julia e a Benjamin . Ma se la Bejo è un'esplosione di freschezza, sex appeal e ironia e Personnaz sfodera le giuste facce da idiot savant, anche il resto del cast è di ottimo livello e stupendamente azzeccato in ogni ruolo.
Resta dunque maggiore il rimpianto che dietro le scenografie sfavillanti e i costumi bellissimi potesse trasparire in controluce una maggiore critica sociale, tuttavia il passatempo è di classe e i novanta minuti volano via veloci.

CRITICA

"Lunare (anti)eroe del primo capitolo della fortunata saga che Daniel Pennac ha intitolato alla famiglia Malaussène, Benjamin è al centro di un universo allegramente assurdo, popolato da una colorita tribù di marmocchi di cui lui, fratello maggiore, deve prendersi cura. Quasi trent'anni dopo l'uscita del romanzo, la trasposizione per lo schermo ne modernizza il contesto, ma lascia ragionevolmente intatto lo spirito dell'autore: la capacità di raccontare storie terribili (delitti, rapimenti, pedofilia e quant'altro) con toni leggeri e umoristici. Sorretto da un cast ben assortito, il film mescola con disinvoltura i generi alternando commedia e poliziesco, storia familiare e satira sociale." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 14 novembre 2013)

"L'impresa non era delle più facili: portare sullo schermo la famiglia Malaussène alla quale lo scrittore francese Daniel Pennac ha dedicato sei romanzi. (...) A raccogliere la sfida di un adattamento quasi impossibile (e non perfettamente riuscito) è stato il regista Nicolas Bar che nasceva proprio quando 'Il paradiso degli orchi', il primo romanzo della saga familiare di Pennac, veniva dato alle stampe. (...) In questa avventura dal sapore noir i Malaussène si ritrovano alle prese con strani incidenti dei quali vengono sospettati, riaprendo il caso di alcuni bambini scomparsi. «Ho cercato di rimanere estremamente fedele al romanzo - spiega il regista - non seguendolo alla lettera ma restituendone la linfa vitale, l'energia, l'allegria, ispirandomi anche agli universi barocchi di Fellini e Terry Gilliam». E infatti Pennac non ha la sensazione di essere stato tradito." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 14 novembre 2013)
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