Il paradiso degli orchi

Au bonheur des ogres

FRANCIA - 2013
Nella tribù dei Malaussène, c'è qualcosa di strano e di sospetto, alcuni direbbero di insolito. Vista da vicino, però, la famiglia si distingue per la felicità gioiosamente disordinata che vi regna, nonostante le continue fughe d'amore della madre, che ha avuto i suoi figli da padri diversi e ormai scomparsi dalle loro vite. Durante le assenze della donna, il responsabile della famiglia è il figlio maggiore Benjamin Malaussène, capro espiatorio di professione in un grande magazzino. Tuttavia, quando una serie di incidenti iniziano ad accadere ovunque vada, attirando su di lui i sospetti della polizia, Benjamin per scagionare se stesso dovrà mettersi velocemente alla ricerca dei responsabili...

CAST

CRITICA

"Lunare (anti)eroe del primo capitolo della fortunata saga che Daniel Pennac ha intitolato alla famiglia Malaussène, Benjamin è al centro di un universo allegramente assurdo, popolato da una colorita tribù di marmocchi di cui lui, fratello maggiore, deve prendersi cura. Quasi trent'anni dopo l'uscita del romanzo, la trasposizione per lo schermo ne modernizza il contesto, ma lascia ragionevolmente intatto lo spirito dell'autore: la capacità di raccontare storie terribili (delitti, rapimenti, pedofilia e quant'altro) con toni leggeri e umoristici. Sorretto da un cast ben assortito, il film mescola con disinvoltura i generi alternando commedia e poliziesco, storia familiare e satira sociale." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 14 novembre 2013)

"L'impresa non era delle più facili: portare sullo schermo la famiglia Malaussène alla quale lo scrittore francese Daniel Pennac ha dedicato sei romanzi. (...) A raccogliere la sfida di un adattamento quasi impossibile (e non perfettamente riuscito) è stato il regista Nicolas Bar che nasceva proprio quando 'Il paradiso degli orchi', il primo romanzo della saga familiare di Pennac, veniva dato alle stampe. (...) In questa avventura dal sapore noir i Malaussène si ritrovano alle prese con strani incidenti dei quali vengono sospettati, riaprendo il caso di alcuni bambini scomparsi. «Ho cercato di rimanere estremamente fedele al romanzo - spiega il regista - non seguendolo alla lettera ma restituendone la linfa vitale, l'energia, l'allegria, ispirandomi anche agli universi barocchi di Fellini e Terry Gilliam». E infatti Pennac non ha la sensazione di essere stato tradito." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 14 novembre 2013)
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