Il papà di Giovanna

ITALIA - 2008
Il papà di Giovanna
Un insegnante, pittore fallito e infelicemente sposato, si dedica anima e corpo all'educazione di sua figlia, un'adolescente timida, insicura e non troppo bella. L'uomo è deciso a costruire per lei un grande futuro, quando un giorno, per gelosia, la ragazza uccide la propria migliore amica. Dichiarata insana di mente, la figlia viene rinchiusa in un ospedale psichiatrico. Il solo che le rimane vicino è proprio lui, mentre la madre, Delia, si esclude da questo particolare legame. Dopo anni, Delia rincontra la figlia ormai guarita e come sempre accompagnata dal padre. Questa volta madre e figlia proveranno a ricominciare una nuova vita.
  • Altri titoli:
    Giovanna's Father
    Il padre di Giovanna
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: ANTONIO AVATI PER DUEA FILM, IN COLLABORAZIONE CON MEDUSA FILM E SKY
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 12 Settembre 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Nella Bologna fascista del 1938, la diciassettenne Giovanna Casali (Alba Rohrwacher) uccide per gelosia la sua compagna di banco, nonché migliore amica, e viene rinchiusa nel manicomio psichiatrico di Reggio Emilia. Il padre dell'omicida (Silvio Orlando), professore nella stessa scuola e da sempre impegnato nel cercare di far uscire la figlia dal guscio di insicurezze che ne caratterizza aspetto e movenze, sarà l'unico a rimanerle vicino. Intanto, sullo sfondo, l'Italia si prepara al secondo conflitto mondiale.
Pupi Avati, in Concorso alla Mostra di Venezia tre anni dopo La seconda notte di nozze, ancora una volta reimmergendo i protagonisti della vicenda in un contesto storico ben preciso (fine anni '30 - immediato dopoguerra), tornando nella Bologna della sua infanzia e centrando il racconto sulla figura di un padre talmente accecato dall'affetto per la figlia da non voler ammettere (mai, nemmeno di fronte all'evidenza) che la ragazza abbia seri disagi mentali e comportamentali. Ed è proprio questo il punto di forza di Il papà di Giovanna: il legame tra questo perfetto uomo medio (completamente disinteressato alla situazione politica del paese, sposato con una donna che non lo ama, interpretata da Francesca Neri) e la figlia adolescente, reso perfettamente dall'equilibrio e dall'affiatamento dei due protagonisti, Silvio Orlando e Alba Rohrwacher, veramente convincenti.
Certo, la messa in scena è convenzionale, la caratterizzazione di qualche personaggio non è particolarmente riuscita (l'amico e vicino di casa Ezio Greggio, comunque misurato, non sembra ancora pronto a ruoli drammatici) e alcuni sviluppi del contorno possono far discutere: ci si accontenti allora di quanto detto sopra, e si accolga con soddisfazione la Coppa Volpi assegnata a Silvio Orlando, attore troppo spesso dimenticato dai palmares internazionali.

NOTE

- LOCATIONS: BOLOGNA, MAGGIANO E ROMA.

- COPPA VOLPI E PREMIO FRANCESCO PASINETTI (SNGCI) PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE MASCHILE A SILVIO ORLANDO. AL FILM SONO STATI ASSEGNATI IL LEONCINO D'ORO 2008 E IL PREMIO PADRE NAZARENO TADDEI SJ ALLA 65. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2008).

- DAVID DI DONATELLO 2009 PER ATTRICE PROTAGONISTA AD ALBA ROHRWACHER. ERA CANDIDATO ANCHE PER REGIA, ATTORE PROTAGONISTA (SILVIO ORLANDO), COSTUMI.

- NASTRO D'ARGENTO 2009 A EZIO GREGGIO E A FRANCESCA NERI COME MIGLIOR ATTORE E ATTRICE NON PROTAGONISTI. IL FILM ERA CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR REGIA, PRODUTTORE (ANTONIO E PUPI AVATI SONO CANDIDATI PER LA PRODUZIONE DELL'ANNO CHE COMPRENDE ANCHE "GLI AMICI DEL BAR MARGHERITA), ATTORE (SILVIO ORLANDO) E ATTRICE (ALBA ROHRWACHER) PROTAGONISTI.

CRITICA

"Con 'Il papà di Giovanna', lunghissimamente applaudito al Lido, Pupi Avati insegue il Leone d'oro puntando su un tema ricorrente in questa 65ma Mostra: la tragedia familiare. Se Arriaga fa ruotare tutto intorno alla morte violenta di una moglie fedifraga e Ozpetek annega nel sangue la paranoia di un padre separato, il maestro emiliano sceglie una strada ancora più difficile, coraggiosa: il suo film esplora il complesso rapporto tra un artista fallito, la moglie bella e non innamorata, la figlia strana che uccide una compagna di scuola e finisce nel manicomio criminale. (...) Orlando è struggente nel ruolo del fallito, la Neri interpreta con stizzita condiscendenza il ruolo ingrato della mamma snaturata. Alba Rohrwacher, il cui volto perlaceo esprime ingenuità, crudeltà, stupore, fa la pazza senza eccedere e si conferma come una delle attrici giovani più interessanti. Fanno bella figura Manuela Morabito, la mamma dell'uccisa, incapace di perdonare, e Serena Grandi inchiodata alla sedia a rotelle. Tra i momenti più forti del film, la morte di Greggio colpito dai partigiani: avviene sul bus, lo coprono con un giornale. La scenografia riproduce fedelmente la casa giovanile di Avati a Bologna. Toccante il linguaggio infantile a base di parolacce che il padre inventa per comunicare con la figlia, come si fa con i bambini". (Gloria Satta, 'Il Messaggero', 1 settembre 2008)

"La poetica di Pupi Avati si riconosce appieno in 'Il papà di Giovanna', discreto film interpretato da ottimi attori. Uno sguardo inteso a smorzare i toni, la malinconia che non spegne la speranza, personaggi prigionieri dei fantasmi interiori e uno sfondo familiare che tende a sublimarsi in un mitico altrove. (...) Le qualità avatiane di un cinema mormorato, avvolgente, molto curioso dei dettagli umani e materiali, sempre in bilico sul gioco a doppio taglio della memoria risultano innanzitutto valorizzate dalla scelta e dalla resa degli attori, tra i quali spicca il protagonista, un Silvio Orlando di rara sensibilità ed emozionante partecipazione. Questo aspetto sorregge la storia nei suoi momenti di stanca e fa passare in secondo piano qualche difetto di composizione, accompagnando il film su un livello di dignitoso spettacolo che non dovrebbe dispiacere al grande pubblico". (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 1 settembre 2008)

"'Il papà di Giovanna' è il più bello tra i film di Pupi Avati, dai tempi di 'Ultimo minuto'. Nel 'Papà di Giovanna' ci sono errori di procedura penale, anacronismi lessicali e improprietà geografiche, ma queste imperfezioni sono esigue rispetto alle qualità dell'opera: impeccabile scelta degli attori (la Rohrwacher è da coppa Volpi), ritmo giusto, fotografia calibrata, memoria delle vittime dei bombardamenti intrisa d'affetto, coraggio e senso della misura nel rappresentare i crimini dell'epurazione. E quando Avati ha ricordato ai giornalisti incerti che quei fatti li ha visti, non gli sono stati raccontati, ha avuto fermezza, non è scivolato nel piagnisteo". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 1 settembre 2008)

"'Il papà di Giovanna' è un apologo molto nero sulla famiglia italiana. Ma è anche un film sulla Storia: è un dramma di un uomo che, colpito da una tragedia privata indicibile, distrutto in ogni affetto, si chiude nel dolore e spinge la Storia sul pianerottolo, per non vederla. Ma come cantava De Gregori, la Storia entra dentro le stanze e le brucia, e quando Giovanna torna a casa la sua camera, rimasta chiusa per 15 anni, ha in sé tutte le cicatrici del male che è stato fatto. 'Il papà di Giovanna' è un film bello e dolorosissimo. Oltre a Greggio, tutti gli attori sono magnifici: da Silvio Orlando a Francesca Neri, dalla giovane Rohrwacher alla rediviva Serena Grandi in un ruolo piccolo e toccante". (Alberto Crespi, 'L'Unità', 1 settembre 2008)

"Gli attori sono tutti molto bravi, la giovane Rohrwacher, Francesca Neri, anche Ezio Greggio in trasferta dall'orrida trasmissione 'Veline': eccezionale Silvio Orlando per miseria fisica e caparbio amore. (...) Applausi forti, i pochi distributori stranieri qui presenti molto interessati: un grande critico abbraccia Avati e gli dice 'hai fatto un capolavoro'. E lui che pure è corazzato, scoppia a piangere". (Natalia Aspesi, 'la Repubblica', 1 settembre 2008)

"In cifre in un realismo quotidiano in cui i sentimenti prevalgono, soffusi sempre, però, da una estrema delicatezza, perché i caratteri, e allora anche quelli di contorno, possano proporsi con tutte le necessarie tensioni, tra l'esplosione e il non detto senza mai una frattura. In una cornice cui la bella fotografia color seppia di Pasquale Rachini sa dar sempre il tono dell'epoca, mentre la recitazione, seguendo pur fra tanti fatti l'evolversi rapidissimo del racconto, si impone ad ogni svolta. Grande, grandissima quella di Silvio Orlando, un protagonista tormentato, spesso travolto, ma sempre umile e dimesso anche se mai rassegnato. Vi corrispondono con sensibilità Alba Rohrwacher, la fragile Giovanna, Francesca Neri, la madre, Ezio Greggio, capace, nei panni del poliziotto atteso da una fine tragica, di toni umanissimi, anche con accenti drammatici". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 1 settembre 2008)

"La prima parte de 'll papà di Giovanna' di Pupi Avati, seconda opera italiana in concorso, è molto bella. Poi il film si slunga, diventa un prolungamento non necessario della narrazione, con episodi storici e lieto fine banali. Silvio Orlando è straordinario nella parte del padre che ama e protegge troppo, con attenzione ossessiva e presuntuosa illusione, la figlia adolescente psichicamente poco equilibrata. Alba Rohrwacher è brava nella parte di Giovanna, niente affatto innamorata del padre ma della madre che la ignora, assassina per gelosia (...) processata e ricoverata in manicomio criminale. Se non fosse matta, la storia starebbe forse in piedi meglio, ma davvero profondamente disturbata. Nel lungo epilogo, punteggiato di storie di guerra e dopoguerra, processi a fascisti e fucilazioni, la ragazza esce di manicomio, rivede per caso la madre che l'aveva abbandonata: la triste famiglia si ricomporrà". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 1 settembre 2008)

"Pupi Avati, invece, resta fedele al suo stile tradizionalmente realista, a un cinema pacato e lineare dove l'accento è messo sulle psicologie delle persone e l'attenzione si punta su chi sta negli ultimi ranghi, non in prima fila. E lo fa qui con una misura e un pudore che da tempo non gli riconoscevamo più. (...) Avati racconta questa storia, che attraversa la guerra e si conclude nei primi anni Cinquanta, come un piccolo romanzo familiare, privilegiando i rapporti tra padre e figlia ma offrendo anche alla madre la possibilità di far capire la sua freddezza e di vivere uno scampolo d'amore con il vicino. E se si esclude la sbavatura della scena in cui Greggio viene fucilato dai partigiani, che sembra più debitrice delle polemiche resistenziali che di una vera necessità narrativa, il film evita molte trappole avatiane, cancella la facile mitologia sui perdenti e scava dentro un rapporto tutt'altro che scontato". (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 1 settembre 2008)

"Impregnato di bromuro, dunque didattico e didascalico film in gloria della famiglia italiana patriarcale qualunque, e non ci sarebbe niente di male se i soldi fossero davvero solo privati, 'Il papà di Giovanna' di Pupi Avati coinvolge un gruppo di attori e attrici di classe per decolorare fino alla fiction, l'epopea di un povero Cristo di maestro di disegno che si prende cura con bontà e sensibilità sacrestana della figlia, bravissima a scuola ma di presenza erotica zero, destinata perciò al manicomio e all'eterno zitellaggio". (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 2 settembre 2008)

"Ottimo fino all'arresto della colpevole, il film diventa convenzionale e ripetitivo nello psicodramma personale e storico che segue, e persino fastidioso quando azzarda un parallelo forse involontario tra fascisti e partigiani, soprattutto nel finale che si produce in un revisionismo stoico, ancora più che storico. Il regista bolognese non riesce ad uscire da se stesso, dalla sua autobiografia, dai suoi pregiudizi e persino il linguaggio e la struttura cinematografica rimangono le stesse di sempre". (Boris Sollazzo, 'Il Sole 24 ore', 2 settembre 2008)

"Del personaggio di Francesca Neri, la madre inquieta e incapace di accettare il disastro, manca qualcosa in sceneggiatura, ma l'attrice lavora sodo su quello che c'è, mentre speriamo di rivedere presto Ezio Greggio dopo questo primo ruolo drammatico, il poliziotto fascista (buono) vicino di casa segretamente interessato. Nello scompenso tra una prima parte ben esplorata e una seconda puntellata appena da episodi sostanziali emergono gli incontri dolorosi e complici tra padre e figlia in manicomio, la casa nella campagna di Parma, la dispersione nella Bologna post Liberazione. Difficile accettare, però, il lieto fine". (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 1 settembre 2008)
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