Il pane a vita

ITALIA - 2013
Il pane a vita
A novembre 2012 chiude, dopo 123 anni, il cotonificio Honegger di Albino, nella media Valle bergamasca, dove il lavoro è una religione. Al cotonificio il posto al telaio si passava di madre in figlia e le neoassunte avevano la certezza di aver trovato "ol pà 'n véta", il pane a vita. Seguendo per un inverno la vita quotidiana di tre operaie in cassa integrazione, il film racconta il tramonto, ormai definitivo, di un modello di lavoro e di società.
  • Altri titoli:
    The Bread of Life
  • Durata: 65'
  • Colore: C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Specifiche tecniche: HD
  • Produzione: STEFANO COLLIZZOLLI E ANDREA SEGRE PER ZALAB, DON CLAUDIO VISCONTI PER CARITAS BERGAMASCA, DON GIULIANO ZANCHI PER FONDAZIONE BERNAREGGI

TRAILER

NOTE

- RICERCHE: LIVIA BREMBILLA E GIACOMO ANGELONI.

- CURA EDITORIALE: ELENA CATALFAMO.

- GRAFICHE: MARCO LOVISATTI.

CRITICA

"«E' cambiato il mondo, è cambiata la cultura del lavoro, è cambiata la vita». Lo dice, a fianco della gemella, seduta a una tavola della sua cucina ad Albino, nella bergamasca Val Seriana dove vive, una delle oltre trecento operaie licenziate nel novembre del 2012 senza preavviso dal Cotonificio Honegger. L'azienda, da 123 anni, svolgeva un ruolo centrale nell'esistenza e nella sussistenza di tante famiglie, rimaste poi davanti ai cancelli ad aspettare e poi ancora senza lavoro. Stefano Collizzoli è stato chiamato dalla Caritas diocesana a raccogliere, insieme alle immagini di vita invernale quotidiana, le testimonianze di tre operaie in cassa integrazione e come per tutte loro il futuro si sia drammaticamente incrinato. Prima, si aveva la certezza di aver trovato «ol pà 'n véta», 'Il pane a vita', che è il titolo del documentario prodotto da ZaLab e dalla Fondazione Bernereggi. Ora, un modello di società è al tramonto e certezze non ce ne sono più. Nemmeno quelle della pensione e di una vecchiaia dignitosa: «Se ti va bene passi dalla fabbrica al cimitero», dice una delle protagoniste. Drammatico. Come quei capannoni abbandonati, le stoffe ancora sugli scaffali. Nato per dare voce alle famiglie che hanno perso il lavoro a causa della crisi, nei titoli di coda il film ci ricorda che, di queste, 3.300 hanno avuto il sostegno del Fondo famiglie e lavoro della Diocesi di Bergamo, dove il film è stato proiettato in anteprima." (Luca Pellegrini, 'Avvenire', 12 dicembre 2013)
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