IL PADRONE E L'OPERAIO

ITALIA - 1975
La responsabilità di dirigere una fabbrica di rubinetti, della quale è comproprietario col suocero, sta rovinando l'esistenza di Gianluca Tosi: di sicuro gli ha guastato la digestione (si nutre quasi solo di pillole) e, soprattutto, i rapporti con la moglie e con l'amante, entrambe insoddisfatte, e per la stessa ragione. A prostrarlo del tutto c'è poi la scoperta che uno dei suoi operai, il baffuto Luigi Carminati, è invece un mostro di vigoria sessuale, al cui richiamo non c'è donna che resista. Stretta con lui una mezza amicizia, Gianluca tenta dapprima di emularlo calandosi nel suo ambiente travestito da operaio; poi, sopraffatto da una rabbiosa invidia, di fiaccarne le forze affidandogli i lavori più massacranti: infine, su consiglio di uno psichiatra, prova a vedere se Luigi ha con le borghesi lo stesso successo che riscuote con le operaie. Sembrerebbe proprio di no, poiché soltanto una di loro gli cade tra le braccia. Sennonché costei è la moglie di Gianluca, il che provoca nel nostro industriale una crisi nervosa, da cui guarirà, ma che gli converrà continuare a fingere. In tal modo, infatti, liberatosi dal peso della fabbrica e dall'obbligo di adempiere ai doveri coniugali, potrà finalmente far strage di donne anche lui come Luigi.

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