Il Muto di Gallura

ITALIA - 2021
3,5/5
Il Muto di Gallura
Bastiano Tansu, sordomuto dalla nascita, già da bambino viene maltrattato ed emarginato fino a quando la sua furia e la sua straordinaria mira divennero necessarie per la faida tra le famiglie Vasa e Mamia nella Gallura dell'Ottocento. Dopo l'uccisione del fratello Michele, Bastiano si unisce a Pietro Vasa, divenendo un assassino infallibile. Nel frattempo lo Stato e la Chiesa tentano di arginare la vicenda fino a giungere alla pace e alla conseguente fine della faida. Il giovane finalmente riesce a trovare la pace interiore nell'amore corrisposto per la figlia del pastore ma, in un mondo violento e superstizioso, Bastiano non potrà essere assolto e dovrà comunque andare incontro al proprio destino.
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO, STORICO
  • Tratto da: ispirato al libro "Il Muto di Gallura" di Enrico Costa
  • Produzione: DOMENICO PROCACCI PER FANDANGO, LAURA PAOLUCCI, RAI CINEMA
  • Distribuzione: FANDANGO (2022)
  • Data uscita 31 Marzo 2022

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Buone notizie per il nostro cinema. Anzi, una buona notizia da e per l’esordiente Matteo Fresi: unico tricolore in Concorso al 39° Torino Film Festival, Il muto di Gallura è uno dei migliori film italiani dell’anno.

La storia, vera e filtrata dal romanzo omonimo e quasi coevo di Enrico Costa, ci porta nella Gallura di metà Ottocento e ruota intorno alla faida che impegnò le famiglie Vasa e Mamia, concentrandosi su Bastiano Tansu (Andrea Arcangeli), sordomuto dalla nascita, maltrattato ed emarginato nell’infanzia, finché la mira prodigiosa non lo renderà utile alla vendetta. Il legame di sangue e l’assassinio del fratello Michele lo legano al capo fazione Pietro Vasa, che ne farà l’assassino più temuto e letale di un regolamento di conti da settanta vittime: né lo Stato sabaudo e la Chiesa sapranno contrastarlo, né lo affrancherà la pace di Aggius, Bastiano che ama corrisposto una pastorella sconterà il marchio di figlio del demonio applicatogli ancora bambino, fino alle estreme conseguenze.

Produzione Fandango con Rai Cinema e il sostegno di Fondazione Sardegna Film Commission, nel cast Marco Bullitta, Giovanni Carroni, Syama Rayner, Aldo Ottobrino, Fulvio Accogli, Nicola Pannelli, Andrea Carroni, Fiorenzo Mattu, sceneggiatura del regista e Carlo Orlando dal romanzo già ricordato, il film esibisce una felice commistione di genere, aderenza storica, appiglio etnografico, trovano per di più una singolare risonanza tra la vicenda e l’ambientazione, il tutto a condensarsi, a precipitare in Bastiano, inabile a comunicare verbalmente, disperatamente capace di sentire, nella ritorsione quanto nell’amore.

Un disadattato, un diverso, persino, un freak con un piede nella tragedia classica e l’altro nell’emarginazione senza tempo, in bilico tra leggenda e fumetto, senza tradire la denominazione d’origine controllata, affidata ai luoghi – grande fotografia di Gherardo Gossi – e ancor più alla lingua, che Fresi sa eleggere a linguaggio iniziatico, a rito di passaggio, complici le canzoni.

Arcangeli lavora per sottrazione, anche nello sguardo che è forzatamente il mezzo privilegiato, mentre il coro non perde mai di aggetto psicologico, né la carneficina trascura nomi e cognomi. La via è mezzana, mai mediocre, Fresi sa darsi un’autorialità senza negarsi al pubblico, un colpo agli effetti visivi molti altri alla tenuta drammaturgica, al voltaggio antropologico con licenza mitica, all’efferatezza dal cuore d’oro o quantomeno lacerato.

La Sardegna come terra di frontiera, Bastiano come l’uomo non senza nome, ma senza voce, i fucili come Winchester, la Natura anch’essa contendente, una guerra fratricida fino al sangue del proprio sangue, la Corsica chimerica, un’unica certezza: Il muto di Gallura è un’ottima opera prima, prossimamente in sala con Fandango.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SUPPORTO DELLA FONDAZIONE SARDEGNA FILM COMMISSION.

- IN CONCORSO AL 39. TORINO FILM FESTIVAL (2021).

CRITICA

"Diretto da Matteo Fresi, 'Il muto di Gallura' guarda al western e chiama in causa il protagonista dell'omonimo romanzo di Enrico Costa, forse realmente esistito, calando lo spettatore in un mondo arcaico e doloroso, violento, animale, fatto di volti che sembrano scavati nella pietra, pulsioni primordiali e offese da lavare con il sangue." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 31 marzo 2022)
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