Il Mundial dimenticato - La vera incredibile storia dei Mondiali di Patagonia 1942

ITALIA - 2011
4/5
Il Mundial dimenticato - La vera incredibile storia dei Mondiali di Patagonia 1942
Lunghi anni di paziente lavoro, muovendosi in una zona d'ombra della storia del calcio e della Storia del XX secolo, hanno permesso la realizzazione di questo film, in bilico fra lo stile rigoroso del documentario e lo spirito del cinema, che racconta le vicende del campionato mondiale di calcio del 1942, mai riconosciuto dagli organi ufficiali dello sport e rimasto per decenni avvolto nella leggenda senza che se ne conoscesse il vincitore.
  • Durata: 93'
  • Colore: B/N-C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, DCP, HD
  • Produzione: DANIELE MAZZOCCA, PIER ANDREA NOCELLA PER VERDEORO (ITALIA), DOCKSUR PRODUCCIONES (ARGENTINA), IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA, RAI TRADE, CINECITTÀ LUCE, NANOF
  • Distribuzione: JP ENTERTAINMENT (2012)
  • Data uscita 1 Giugno 2012

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

“Il Mondiale del 1942 non figura in nessun libro di storia ma si giocò nella Patagonia Argentina”. Lo scriveva il grande Osvaldo Soriano nel 1995 in “Pensare con i piedi”, lo conferma questo splendido documentario (che immaginiamo lo scrittore argentino avrebbe adorato) di Lorenzo Garzella e Filippo Macelloni, prodotto da Daniele Mazzocca e Pier Andrea Nocella, ospitato dai Venice Days nello “Spazio aperto”. E’ Il mundial dimenticato, frutto di quattro anni di lavoro, viaggio nel tempo che riporta alla luce – anche grazie al ritrovamento di straordinari materiali filmici dell’epoca, alcuni conservati negli archivi di Cinecittà Luce – l’epica di un avvenimento fortemente voluto dal Conte Vladimir Otz, mecenate stravagante e visionario emigrato in Argentina negli anni ’30 che, in risposta agli orrori del cosidetto mondo “civilizzato”, organizzò in Patagonia un vero e proprio mondiale di calcio nel 1942 (anno in cui la FIFA, come per la successiva edizione del ’46, sospese la competizione “ufficiale” a causa della guerra in corso).
Raccontato attraverso le parole del più esperto ricercatore sul tema, il giornalista argentino Sergio Levinsky, il film prende le mosse dal ritrovamento di uno scheletro con la macchina da presa negli scavi paleontologici di Villa El Chocon, nella Patagonia Argentina: i resti umani appartengono a Guillermo Sandrini, cineoperatore di origini italiane assoldato – come svela una lettera del conte Otz a Jules Rimet – per “filmare i Mondiali in modo memorabile e rivoluzionario”. Cosa che avvenne realmente, con tecniche che già 70 anni fa anticipavano le attuali “spider-cam” utilizzate sui campi di gioco da alcune emittenti satellitari: dalla “camera fluctuante” alla “trampilla”, fino alla “cine-pelota” e al “cine-casco”, Sandrini incarnò la risposta estetico-politica alla Leni Riefenstahl dei Giochi Olimpici di Berlino del ’36, trovando la morte proprio durante la finale del mundial, flagellata da un violento temporale e da una drammatica alluvione che, fino ad oggi, “congelò” nella memoria il risultato tra la rappresentativa tedesca (nazista) e gli indios Mapuche sull’1 a 1.
Ma quel mondiale, caratterizzato non solo dalla partecipazione di giocatori non professionisti (operai, minatori, scavatori, ingegneri, militari, pescatori, esiliati e rivoluzionari in fuga) e dall’arbitraggio “con pistola” di personaggi che meriterebbero una letteratura a parte (il conte Otz assoldò addirittura William Brad Cassidy, figlio del più celebre Butch, che proprio come il padre dopo aver rapinato banche e assaltato treni, collezionando taglie in 5 diversi paesi dell’unione, si rifugiò in Patagonia), precursore se vogliamo della storica Italia-Germania del ’70 (anche se l’esito fu differente, 3 a 2 per i teutonici grazie ad un arbitraggio che, ancora oggi, il terzino destro Antonio Battilocchi – allora operaio alla diga che poi l’alluvione spazzò via – definisce “scandaloso”), non poteva finire così. Mai riconosciuto dalla FIFA, sepolto nella memoria del tempo (e del fango), il mundial – emblema di un calcio che ancora profumava di leggenda – ebbe invece un vincitore: sepolto per decenni nella cinepresa di Sandrini, riportato in vita sul grande schermo di una saletta a Buenos Aires. “Campeones del Mundo!”. Imperdibile.

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA E CON IL SUPPORTO DI INCAA - INSTITUTO NACIONAL DE CINE Y ARTES AUDIOVISUALES ARGENTINA.

- CONTENUTI MATERIALI ORIGINALI E ARCHIVI DI: CINECITTÀ LUCE, ARCHIVIO GENERALE DELLA NAZIONE ARGENTINA, ARCHIVIO MUSEO DEL CINE, EL GRAFICO, DIARIO DEL RIO NEGRO.

- PRESENTATO ALL'8. EDIZIONE DELLE 'GIORNATE DEGLI AUTORI/VENICE DAYS' (VENEZIA, 2011) NELLA SEZIONE 'SPAZIO APERTO'.

CRITICA

"Non è una commedia, non è un finto documentario e tantomeno un documentario vero. E' un sogno, il sogno di un calcio diverso, che per un caso beffardo esce in pieno scandalo calcioscommesse. Eppure 'Il mundial dimenticato', co-prododuzione italoargentina di Lorenzo Garzella e Filippo Macelloni, nasce da uno spunto letterario. Un racconto di Osvaldo Soriano (il geniale autore di 'Triste, solitario y final' dedicato al fantomatico mondiale di calcio disputato in Patagonia nel 1942. La Storia dice che nel '42 i mondiali saltarono per via della guerra. Ma la Storia la scrivono i vincitori mentre i due registi, sulla scorta di Soriano, danno vita a un mondo di personaggi improbabili e irresistibili, molto più romantico - e giocoso - di quello reale. Centravanti con gli occhiali, portieri dai poteri ipnotici, una fotografa ebrea in fuga, una squadra nazista in missione segreta, un arbitro figlio del bandito Butch Cassidy. Una piccola epopea organizzata dal vulcanico Conte von Otz, ministro dello Sport dell'inesistente regno di Patagonia, ricostruita settant'anni dopo, cioè oggi, da un intraprendente giornalista argentino. Che non solo saccheggia le cineteche di America e d'Europa, ma coinvolge anche vere personalità del calcio, da Baggio a Altafini, da Jorge Valdano a Victor Hugo Morales. Completa questa confusione creata ad arte una campagna virale molto cliccata su Youtube. Già presentato alle Giornate degli Autori di Venezia, 'Il mundial dimenticato' parteciperà per l'Italia al festival di Shanghai. Ma sarà anche nella rassegna di opere prime organizzata da Nanni Moretti, 'Bimbi belli'." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 31 maggio 2012)

"Incredibilmente falso. Incredibilmente divertente. Arriva nelle sale dal 1° giugno 'Mundial olvidado - Il Mondiale dimenticato', film di Lorenzo Garzella e Filippo Macelloni, presentato alle Giornate degli Autori della Mostra di Venezia, 2011. Tratto dall'omonimo racconto dell'argentino Osvaldo Soriano il film (...) ricostruisce un fantomatico campionato di calcio avvenuto nel 1942 nella Patagonia argentina. Tra interviste e immagini di repertorio (di Cinecittà Luce e dell'Archivo Nacionale de la Nación di Buenos Aires), il film è un 'mockumentary', un film di finzione realizzato come se fosse un vero documentario. (...) Verosimiglianza e finzione si mescolano trasformando il film in un susseguirsi di divertenti e ironiche invenzioni e testimonianze (come quella del più giovane Mapuche, ormai novantenne, che elabora la cronaca del suo goal e della finale). A colorare la storia anche il triangolo amoroso tra una fotografa ebrea che conquista i cuori del calciatore tedesco, del cameraman (il primo ad aver inventato la telecamera subacquea) e del portiere Mapuche che ipnotizza i suoi avversari. Realizzato con soli 800.000 euro ma con tanta passione, 'Il mondiale dimenticato' è un sorprendente film italiano e testimonia che la qualità di una storia e la capacità di raccontarla non sono misurabili con i parametri del budget." (Emanuela Genovese, 'Avvenire', 31 maggio 2012)

"Già autori del riuscito 'Rimet - L'incredibile storia della coppa del Mondo', Lorenzo Garzella e Filippo Macelloni si sono dedicati, ispirandosi alle pagine di Osvaldo Soriano, a un'altra storia, ancora più incredibile: quella del Campionato organizzato in Patagonia nel 1942, in pieno conflitto mondiale, su iniziativa di un eccentrico personaggio, certo conte Otz; e sparito dalle cronache sino al ritrovamento di un filmato d'epoca della finale, che si giocò a Montevideo e fu funestata da una alluvione con crollo dello stadio. Il dato più affascinante è che, non potendo causa il conflitto avere in Argentina i professionisti, a scendere in campo furono con entusiasmo patriottico gli immigrati, pescatori, ingegneri, rifugiati politici, operai. La rievocazione è brillante e, a fronte del degenerato quadro del calcio scommesse, questo viaggio nel passato appare rigeneratore." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 8 giugno 2012)

"Più che un documentario, una favola. Il sorprendente film di Lorenzo Garzella e Filippo Macelloni immagina che nel 1942 si svolse in Patagonia il Mondiale di calcio, che negli almanacchi figura come non disputato per la guerra. Una storia costata lunghe ricerche negli archivi, colma di affascinanti curiosità. Una per tutte: l'arbitro della finale era il figlio del fuorilegge Butch Cassidy. Degno a tal punto di co-tanto padre da usare la pistola anziché il fischietto. Un film per tutti, anche per i non appassionati." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 8 giugno 2012)
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