Il mio profilo migliore

Celle que vous croyez

FRANCIA - 2019
3/5
Il mio profilo migliore
Claire ha 50 anni, è divorziata, e ha una relazione con Ludo, un uomo più giovane di lei. Un giorno ha un'idea: per spiare il suo ex amante crea un profilo falso su Facebook. Adesso è Clara, una giovane ragazza di 24 anni, affascinante e attraente. Ma l'amore è dietro l'angolo... e dopo aver conosciuto Alex, un amico di Ludo, tra i due nasce un'attrazione virtuale. Claire sembra diventata improvvisamente la ragazza di un tempo e tra chiacchiere e confessioni notturne al telefono, messaggi e chat, finirà per innamorarsi veramente di Alex. Claire/Clara si renderà conto, quindi, che il mondo che ha creato si basa sulle menzogne, mentre i sentimenti che sta vivendo sono reali.
  • Altri titoli:
    Who You think I am
  • Durata: 101'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: romanzo "Quella che vi pare" di Camille Laurens (edito E/O)
  • Produzione: MICHEL SAINT-JEAN PER DIAPHANA FILMS
  • Distribuzione: I WONDER PICTURES
  • Data uscita 17 Ottobre 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Andrea Giovalè
Dalla Francia un altro spunto di riflessione cinematografico sulla società moderna. Juliette Binoche è una donna ultracinquantenne, una professoressa universitaria divorziata con due figli tra i dieci e i vent’anni. Lasciata dal marito per una donna con la metà dei suoi anni, cerca di divertirsi un po’, sentimentalmente, anche, perché no, per dimenticarlo.

Ma dimenticare è difficile, soprattutto quando il tuo obiettivo è una vendetta speculare: innamorarsi di (e far innamorare) un ragazzo. Tutta la storia è raccontata dal punto di vista psicoterapico: la protagonista affronta una serie di sedute e la sua psicologa, in silenzio per gran parte del film, un silenzio importantissimo, tira i fili della narrazione. Quest’ultima evidenzia i punti salienti di una relazione virtuale che la donna ha con un inconsapevole “coetaneo”, fingendosi ventenne su Facebook con un profilo, quello del titolo, falso.

Inizia come un gioco, prosegue come una cosa seria. Ma la paura di conoscere il ragazzo, e perderlo, è sempre troppo alta. Può sembrare, all’inizio, che si voglia rivolgere l’attenzione a temi sociali, ai social network, per l’appunto, e al solco generazionale che tendono a tracciare sempre più profondo.

Invece no: è un film di sentimenti, e sentimenti forti. Cosa significa amare, cosa andare avanti? Chi può aiutarci e chi possiamo aiutare, o condannare, con le nostre azioni? Ogni scelta lascia cicatrici, su noi e sugli altri, di cui conosciamo a malapena gli effetti a lungo termine. O, forse, potremmo conoscerli ma decidiamo di ignorarli.

La regia, a parte qualche ottimo primo piano, è più che altro di servizio alla trama, ai suoi colpi di scena alquanto telefonati, ma comunque efficaci. Forse indugia un po’ troppo in riprese aeree, ai limiti del narcisismo da drone. Interessante però il terzo atto che, come nel gioco dell’Oca à la Sliding Doors, fa un passo indietro per raccontare (con l’espediente della meta-narrazione letteraria) un possibile finale alternativo. L’epilogo, quanto mai sincopato e compresso, disperde quasi l’energia preziosamente accumulata ma si riprende con un ultimo colpo di coda.

Conosciuto il confine estremo del dolore che possiamo sopportare, siamo capaci di resistere e astenerci dal valicarlo?

NOTE

- PRESENTATO AL 69. FESTIVAL DI BERLINO (2019) NELLA SEZIONE 'BERLINALE SPECIAL'.
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