Il mio nome è Nessuno

ITALIA, FRANCIA, GERMANIA OCCIDENTALE - 1973
Il giovane e scanzonato Nessuno, più pronto alla beffa che all'uso della pistola (nella quale, tuttavia, è abilissimo) ha come suo modello il leggendario pistolero Jack Beauregard. Anziano, stanco, costui - che ha un conto da saldare con l'uomo che gli ha ucciso il fratello - s'accontenta di prendergli dell'oro, non desiderando ormai altro che lasciare il West e imbarcarsi per l'Europa. Quando Nessuno, che non ha mai cessato di tallonare l'uomo che ammira, scopre la deludente verità, decide di non lasciar partire Beauregard prima di avergli fatto compiere un'ultima impresa, che dovrà farlo 'entrare nella storia': lo sterminio del 'Mucchio selvaggio', centocinquanta fuorilegge che terrorizzano alcuni stati dell'Unione. Nessuno, agendo d'astuzia, tanto fà da costringere il riluttante Jack ad affrontare la banda, che cade sotto i colpi del suo fucile. In un bizzarro duello finale, destinato a dare gloria a Nessuno, Jack fingerà di lasciarsi uccidere da lui, per salire poi sulla nave che dovrà condurlo finalmente in Europa.

CAST

NOTE

- ARMANDO NANNUZZI E' IL DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA PER LE RIPRESE IN USA.

CRITICA

"La storia si impernia sul singolare rapporto fra un anziano pistolero (che rappresenta simbolicamente il 'western' classico) e un giovane spregiudicato e beffardo (che impersona il 'western' nuovo, dissacratorio, 'all'italiana'). A questo accostamento fra i 'due generi' (o varianti dello stesso genere) corrispondono nel film, nell'alternarsi di serio e faceto (anche il serio però riguardato con ironia), che se non sfocia sempre in risultati stilisticamente coerenti, rappresenta tuttavia la nota più originale del lavoro." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 76, 1974)

"(...) Che cosa hanno voluto dire Sergio Leone e Tonino Valeri con "Il mio nome è Nessuno"? Che il West com'era concepito una volta è ormai vuoto di significati: anche un eroe "tipico" come Henry Fonda non crede più al mito della frontiera; al suo posto subentra Terence Hill, tipico rappresentante dei tempi nuovi e anche del nuovo modo di interpretare la figura del cow-boy (non per niente Leone è l'iniziatore del western all'italiana che ha trovato imitatori anche in America). Tutto quanto si vede, pare dica Valerii, non è che finzione (il luna park in mezzo al deserto, il castello incantato, la sparatoria nel baraccone degli specchi deformanti invece che nel tradizionale saloon) e la sterminata prateria è ormai vuota (...)". (Dario Zanelli, "Il Resto del Carlino", ottobre 1973)
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