Il mio migliore incubo!

Mon pire cauchemar

FRANCIA - 2011
3/5
Il mio migliore incubo!
Agathe gestisce una galleria d'arte ed è sposata con François, un editore. I due sembrano una coppia perfetta, hanno un figlio e conducono una vita agiata e di successo. Poi, l'arrivo in casa del rozzo e insolente Patrick, assunto per svolgere dei lavori nel loro appartamento, e l'incontro di François con una giovane e affascinante bionda, sconvolgerà le rispettive esistenze dei due coniugi...
  • Altri titoli:
    My Worst Nightmare
    Il mio peggior incubo
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, ROMANTICO
  • Produzione: CINÉ-@, MAISON DE CINÉMA, PATHÉ PRODUCTION, F.B. PRODUCTION, M6 FILMS ENTRE CHIEN ET LOUP, ARTÉMIS PRODUCTIONS
  • Distribuzione: BIM (2012)
  • Data uscita 30 Marzo 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Lei in alto, lui in basso: ma orizzontali? E' Il mio migliore incubo! di Anne Fontaine, con Isabelle Huppert e Benoît Poelvoorde così lontani così vicini. Lei è Agathe, upper class, imperativa e algida, una fondazione d'arte da dirigere, un marito editore a modino (André Dussollier) e un appartamento vista Giardini di Lussemburgo; lui, Patrick, beone, volgare, precario e libertino, ma non sfigato. Ha un figlio scolasticamente “migliore” di quello di Agathe, e le loro due rette parallele stanno per intersecarsi.
Lotta di classe, sense and sensibility, natura e cultura: il canovaccio è trito, ma non esausto, complici due attori di razza, scrittura briosa e regia pronta. E, finalmente, una diversione dagli abituali tormenti che hanno reso la Huppert una straordinaria interprete, ma anche l'ordinario sintomo di quel che vedremo. Ebbene, questa “commedia di riformazione” non snatura il personaggio Huppert, ovvero non manda al macero l'enciclopedia spettatoriale, affinché questa buffa e tenera metamorfosi non scada in provocazione nonsense. Credibile Agathe, pirotecnico Patrick, un passo a due ilare, che respira commedia di situazione, conciliazione degli opposti e “vivranno felici e contenti”.

NOTE

- FUORI CONCORSO ALLA VI EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2011).

CRITICA

"Sarà che ormai viviamo barricati dietro computer e automobili e che malgrado le apparenze l'avanzata dei media esaspera le distanze di censo e di gusto, ma la fantasia del momento è lo scontro di mondi, la collisione fra classi e culture, l'accoppiata impossibile - dunque irresistibile - fra personaggi incompatibili. In una sapiente mescolanza di temi gravi e toni leggeri che sembra la nuova parola d'ordine per chi voglia coniugare consumo e qualità, non solo in Italia. Se 'Giù al Nord' e 'Quasi amici', per restare in Francia (allargando il campo si potrebbe citare 'Il discorso del re'), declinavano il tema in chiave sociale, 'Il mio migliore incubo!' torna alla coppia uomo/donna, nella fattispecie Benoît Poelvoorde e Isabelle Huppert. Come dire il campione europeo degli attori brutti, sporchi e cattivi (qualcuno ricorderà il suo esordio horror, anche alla regia, con lo scioccante 'Il cameraman e l'assassino', nel quale era un serial killer demenziale) e la regina del cinema più chic e d'autore, Isabelle Huppert, non nuova alle trasgressioni ma quasi sempre su un tono drammatico. Mentre qui Anne Fontaine, già regista dell'abile 'Coco avant Chanel', esaspera le caratteristiche dei due protagonisti fino a sfiorare la farsa. (...) Il tutto senza cadere nella volgarità (volgare è il personaggio, mai il film), né nella banalità (memorabile il pranzo all'Ikea), anche se non manca nessuna delle situazioni canoniche. Compreso l'amore, acrobatico, fra i due protagonisti. E la disputa sul tema dell'arte moderna e del suo valore, come in 'Quasi amici', ma qui con molta più finezza e un vero artista, il fotografo giapponese Hiroshi Sugimoto, nei panni di se stesso, con vere opere al seguito. Non sarà un capolavoro (la sceneggiatura a tratti è laboriosa), ma è un innegabile piacere, anche per merito di due mattatori che nulla sembrava destinare all'incontro. Una scommessa forse, ma una scommessa vinta." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 30 marzo 2012)

"Eccoci, con il film di Anne Fontaine, nel pieno dell'ennesimo nuovo filone cinematografico, quello dedicato agli ultracinquantenni, un tempo cancellati dal cinema se non come genitori asessuati o anche nonni spiritosi, e adesso, molto in voga, come nelle rubriche del cuore, per le loro tempeste amorose delle più simpatiche e travolgenti. (...) C'era un tempo in cui chi scriveva di cinema veniva aspramente sgridato se raccontava come il film andava a finire. Adesso Io si può fare tranquillamente perché sin dalla prima scena si sa già tutto quello che succederà, e guai se non fosse così perché oggi è proprio la mancanza di colpi di scena, di sorprese, di capovolgimenti, a rasserenare lo spettatore, in questo caso le spettatrici, trattandosi come quasi sempre, di un film per signore. Le quali invidieranno moltissimo Isabella Huppert, anche in questa favola grande attrice, che è diventata più bella di quando a 22 anni, eccitò la critica per la sua meravigliosa follia amorosa in 'La merlettaia' di Claude Goretta: non è magra, ma misteriosamente bidimensionale, pare un giunco delicato senza essere scarna, e su di lei certi vestitini neri risultano clamorosi. Difficile uguagliarla, dopo i 50!" (Natalia Aspesi, 'La Repubblica', 30 marzo 2012)

"La francese Anne Fontaine dirige una Isabelle Huppert insolitamente comica in 'll mio migliore incubo!' in cui l'incontro tra un'affermata gallerista d'arte contemporanea e un grezzo operaio che si arrangia come può metterà alla berlina miti e riti della ricca borghesia e della spocchiosissima classe intellettuale."(Alessandra De Luca, 'Avvenire', 30 marzo 2012)

"Piacerà a chi ha molto gradito 'Quasi amici' (sui rapporti tra personaggi agli opposti il cinema francese sta ormai costruendo un piccolo filone). E magari ricorda con piacere 'Un giorno per caso' con Michelle Pfeiffer e Clooney, che aveva la stessa trovata d'avvio. Inoltre il film riserva la sorpresissima: Isabelle Huppert, simpatica per la prima volta in vita sua (un miracolo dopo 35 anni di casalinghe frustrate e carognette)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 30 aprile 2012)

"Isabelle Huppert? Qualcuno è cambiato. La sua 'Agathe' è upper class, imperativa e algida, ha una fondazione d'arte da dirigere, un marito editore a modino (André Dussollier) e un appartamento vista Giardini di Lussemburgo. Ma, volente o nolente, ha anche Patrick (Benoît Poelvoorde): beone, volgare, precario e libertino. E' 'Il mio migliore incubo!', che sguazza ironico tra lotta di classe e amori orizzontali, ragione e sentimento, natura e cultura. Il canovaccio è trito, ma non esausto, complici due protagonisti di razza, scrittura briosa e regia pronta. E, finalmente, una diversione dagli abituali tormenti sadomaso che hanno reso la Huppert una straordinaria interprete, ma anche l'ordinario sintomo di quel che vedremo nel suo film: giocando con le aspettative del pubblico, viceversa, qui si prendono per buone le premesse del 'personaggio Huppert', ma poi lo si lavora ai fianchi, fotografandone il passaggio di stato dall'alta borghesia all'Ikea. Credibile Agathe, pirotecnico Patrick, il passo a due respira conciliazione degli opposti e democrazia sessuale. Perché orizzontali non esiste né alto né basso, vero Madame Huppert?" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 29 marzo 2012)
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