Il mio angolo di Paradiso

A Little Bit of Heaven

USA - 2011
1/5
Il mio angolo di Paradiso
Marley Corbett ha sempre cercato di difendersi da qualsiasi possibile delusione. Poi, un giorno le viene diagnosticata una grave malattia e contemporaneamente il destino le mette di fronte la sua anima gemella: il Dott. Julian Goldstein. Marley si renderà così conto che niente le fa più paura dell'amore...
  • Durata: 106'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO, ROMANTICO
  • Produzione: DAVIS ENTERTAINMENT, THE FILM DEPARTMENT
  • Distribuzione: MOVIEMAX
  • Data uscita 18 Novembre 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Il mio angolo di Paradiso? Sarà, ma è un cantuccio di cinema: zeppo di sentimentalismo a buon mercato, costruito su ricatti emotivi e assortiti e - udite, udite - in omaggio c'è pure la Madreterna Whoopi Goldberg nell'Aldilà. Il resto? Lacrime  e moine, cuoricini e malattia, filmati a passo due: Kate Hudson vive e lotta senza di noi, ma si becca un cancro. E' finita? Neanche per sogno, si innamora del dottorino Gael García Bernal, che alla prima prova tout court da romantica lead fa un clamoroso buco nella melensaggine più balbettante. Gli si chiede romanticismo e tenerezza? Lui ricambia con mossettine e sorrisini imbarazza(n)ti, tanto per non perdere la scia fastidiosa della Hudson. Senza voler scomodare Dante, due ignavi, che girano in sala il calvario che gli toccherebbe di diritto, pardon, script: loro si tengono la fiaba, quella pervertita ma stucchevole del “E morirono felici e contenti…”. Non bastasse, oltre a suor Whoopy ormai in formato Whopper (l'hamburger), c'è l'ex attrice Kathy Bates, un nano che parte gigolo e finisce guru, e la malattia terminale: non quella della Hudson, ma quella di Hollywood, che non solo (ri)scrive all'infinito stilemi triti e ritriti, ma lo fa pure male. Insomma, una rom-com, questa di Nicole Kassell, da mettere nell'angolo, in castigo, e un SOS per soccorrere il binomio cancro e cinema: qualcuno ci porta in Italia Stopped on track di Andreas Dresen, capolavoro di sofferta verità passato a Cannes?

CRITICA

"Pessimo 'Il mio angolo di Paradiso' di Nicole Kassel che nonostante il merito di affrontare uno dei tabù del grande schermo, la morte (...), colleziona una tale serie di colpi bassi, banalità e ammiccamenti da suscitare più di un sospetto." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 18 novembre 2011)

"II melodramma di Nicole Hassell è di una imbarazzante bruttezza e Kate Hudson, insopportabile donna in carriera, è l'unica malata incurabile del cinema su cui non si soffre. Scontato tutto, il romanzetto col dottore Bernal, ma il vertice del cattivo gusto si ottiene con il gigolò nano. Tra voli poetici (...) il dramma arranca nel finale." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 18 novembre 2011)

"Che supplizio. Un altro mélo con cancro incorporato. Piagnucoloso e ruffianissimo, si trascina a furia di «ti voglio bene». (...) La trentaduenne Kate Hudson ha una pappagorgia da sessantenne, perfetta per accalappiare I'insulso nanerottolo Gael Garcia Bernal. Buone lacrime a tutti." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 18 novembre 2011)

"English do it better: «Questo film è una lunga biopsia di puro orrore» e «Non lo raccomanderei ai malati, né ai sani né a chi sta in mezzo», per fermarci al Guardian. Non si può che sottoscrivere, con un po' di invidia critica: 'Il mio angolo di Paradiso' è zeppo di sentimentalismo cheap, ricatti assortiti e perfino un aldilà scult con la Madreterna Whoopy Goldberg. Protagonista è Kate Hudson, che si becca un cancro e si innamora del dottorino Gael Garcia Bernal: lei è urticante, lui scambia imbarazza(n)ti sorrisini per romanticismo. Insomma, Dio li fa e poi gli accoppa. Ma il calvario (c'è pure l'ex attrice Kathy Bates e un nano taumaturgo) non sarà della Hudson, bensì vostro: è una rom-com allo stadio terminale, che stigmatizza i problema di scrittura della Hollywood oggi. Sul binomio cancro e cinema, viceversa, perché qualcuno non porta in Italia 'Stopped on track' di Andreas Dresen, capolavoro di sofferta verità passato a Cannes: chi ha il coraggio (e il buon gusto)?" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 17 novembre 2011)
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