Il microfono è vostro

ITALIA - 1951
Maria Variani, figlia d'uno scienziato, è promessa sposa a Filippo, un giovane industriale. La ragazza conosce per caso Bruno, giovane compositore di musica leggera, che per vivere fa l'accordatore. Con alcuni amici, appassionati cultori di musica jazz, Bruno ha formato un'orchestrina e quando scopre che Maria ha una voce eccezionale, la invita a prendere parte ad un concerto che la sua banda terrà quella stessa sera alla RAI, nella trasmissione "Il microfono è vostro". Maria accetta l'invito: il concerto, cui ella partecipa cantando una canzoncina scritta da Bruno, ottiene uno straordinario successo. Poco dopo Maria apprende che la RAI ha scritturato l'orchestrina, della quale si suppone ch'ella faccia parte come cantante: per non compromettere il successo dei suoi amici, lei canta ancora, sotto falso nome. Un giorno Filippo, ignaro di tutto, recatosi alla RAI per un'iniziativa pubblicitaria, incontra Maria, e lei finge di non conoscerlo. L'industriale finge di credere ad un caso di straordinaria rassomiglianza e, per darle una lezione, le fa la corte, destando la sua gelosia. Questa situazione si prolunga per qualche tempo finché una sera tutta la compagnia, compreso Filippo, deve subire persino un arresto. Alla fine gli equivoci si chiariscono: Maria torna alla sua vita normale e i virtuosi del jazz continuano la loro carriera artistica.

CAST

NOTE

- AIUTO REGIA: PAOLO HEUSCH.

- TRA GLI INTERPRETI: LA ROMAN ORLEANS JAZZ BAND.

CRITICA

"La tenue trama serve di pretesto alla presentazione d'alcuni numeri della Radio." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 31, 1952)

"Generalmente diffidiamo dei film, italiani o stranieri, che basano le loro attrattive soprattutto su nomi celebri della radio o della rivista. Dobbiamo però riconoscere che in questo caso si è avuto almeno il buon gusto di non soffocare la lieve vicenda con una eccessiva sovrabbondanza di 'numeri' e di 'attrazioni', i quali appaiono invece sfruttati con molta sobrietà. Il film perciò pur restando entro certi limiti, riesce tuttavia gradevole nel dialogo e nelle trovate". (Alberto Albertazzi, 'Intermezzo', 6, 31 marzo 1952)
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