Il medico della mutua

ITALIA - 1968
Guido Tersilli, giovane medico appena laureato, resosi conto che la libera professione non concede, almeno agli inizi, la tranquillità economica cui aspira, decide di raggiungere il suo scopo arraffando clienti tra l'enorme pletora di mutuati. Gli inizi, però, sono piuttosto scoraggianti. Finalmente la grande occasione: il dottor Bui, che "possiede" qualcosa come duemilatrecento mutuati, è in fin di vita. Scavalcando i colleghi, ansiosi come lui, di gettarsi su quel ben di Dio, il neo-dottore riesce, corteggiando la moglie del morente e, con la vaga promessa di sposarla, a diventare, per così dire l'unico "erede" del "patrimonio". Morto Bui, il nostro Guido, abbandona la vedova e sposa la figlia di un ricco costruttore. Intanto i mutuati crescono, mentre diminuiscono i minuti riservati ad ogni visita. Sopraffatto da un collasso, il Tersilli finisce in ospedale: lo stesso che lo aveva visto, agli inizi della carriera, assistente volontario. Su di lui si protendono, avidi, i visi dei suoi vecchi colleghi che mirano ai suoi mutuati. Terrorizzato dalla prospettiva di perdere, con questi, anche la sua vita, Guido si alza e torna alla sua "miniera d'oro": ma d'ora in poi, per non ammalarsi, curerà i suoi pazienti per telefono.

CAST

NOTE

- TRA GLI ATTORI C'ERANO ANCHE MILLY VITALE E MARCO TULLI, MA LE LORO SCENE SONO STATE SOPPRESSE NEL MONTAGGIO DEFINITIVO.

- DAVID DI DONATELLO 1969 PER MIGLIORE ATTORE AD ALBERTO SORDI.

CRITICA

"[...] Questo coraggioso film di Zampa denuncia in chiave satirica la desolante situazione dell'assistenza mutualistica [...]. Ora, i casi sono due: se quanto vi si dice è falso, va smentito; se risponde a verità, il legislatore mancherebbe al suo dovere se non intervenisse [...] per porre fine allo scandalo. Protagonista [...] è Sordi, che così aggiunge il medico [...] alla sua ricca galleria di personaggi rappresentativi del nostro costume. [...] Il film mostra qualche scompenso nel tono e nell'aneddotica, ma non per questo è meno pungente e efficace". (Domenico Meccoli, "Epoca", 945, 3 novembre 1968).
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