IL MATRIMONIO DEL MIO MIGLIORE AMICO

MY BEST FRIEND'S WEDDING

USA - 1997
IL MATRIMONIO DEL MIO MIGLIORE AMICO
Nove anni prima, Julianne e Michael avevano deciso, da amanti, di rimanere semplicemente amici, facendo però un patto: se, compiuti ventotto anni, non avessero trovato l'anima gemella, si sarebbero rimessi insieme e sposati. Il momento è arrivato e, una notte in albergo, Julianne riceve una telefonata di Michael: lui però la chiama per dirle che ha conosciuto una ragazza e che la domenica successiva si sposeranno. Julianne rimane senza fiato e solo in quel momento si accorge di quanto sia ancora legata a Michael. Chiama George, suo editore, omosessuale e unica persona alla quale confidare la sua rabbia. Parte poi per Chicago, sapendo di avere davanti quattro giorni per impedire quel matrimonio. Rivede Michael, insieme vanno all'aeroporto ad accogliere la promessa sposa Kimmy, che subito dice a Julianne di voler diventare sua amica e di sceglierla come prima damigella. Julianne tuttavia rimane ferma nel proprio proposito. Così cerca di mettere in cattiva luce prima Kimmy agli occhi di Michael e poi Michael agli occhi di Kimmy: e qui sembra quasi riuscirci, perché Michael fa il giornalista sportivo, e il padre di Kimmy è un magnate dei mass-media. Ma equivoci e incomprensioni non sono sufficienti. Alla fine il matrimonio si fa, gli sposi partono per la luna di miele, e Julianne rimane sola e triste alla festa. A consolarla arriva George, che le fa riacquistare il sorriso e la fiducia nel futuro.
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: JERRY ZUCKER E RONALD BASS PER LA PREDAWN
  • Distribuzione: COLUMBIA TRISTAR FILMS ITALIA - COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO.

NOTE

- REVISIONE MINISTERO OTTOBRE 1997.

- PRIMO AIUTO REGIA: ERIC N. HEFFRON.

- IL FILM HA AVUTO GRANDISSIMO SUCCESSO DI PUBBLICO INCASSANDO CENTO MILIONI DI DOLLARI NEGLI USA, E ALTRI CENTOSETTANTA IN TUTTO IL MONDO.

- PER LA SCENA DEL MATRIMONIO SONO STATE FATTE ARRIVARE DALL'ECUADOR BEN 7000 ROSE BIANCHE DELLA VARIETA' TENIKI.

- IL CORO CHE SI ESIBISCE NELLA CERIMONIA E' IL "MORNING CHOIR 4TH PRESBYTERIAN CHURCH DI CHICAGO".

CRITICA

"Scaltra e spiritosa, non proprio irresistibile, commedia sentimentale dell'australiano J.P. Hogan, una storiella dall'intreccio anni cinquanta che sarebbe stata perfetta per i cinguettanti Doris Day e Rock Hudson. Nella sfida incrociata fra attori, l'effervescente Cameron Diaz oscura Julia Roberts, e il superlativo Rupert Everett stritola il semolino Dermot Mulroney". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 12 febbraio 2001)

"Se qualcuno bada ancora ai titoli di testa questi del 'Matrimonio del mio migliore amico' sono una delizia, tutti in rosa prematrimoniale, vezzosi e anche spiritosi. Fanno da prefazione a una commedia romantica ben orchestrata, simpatica, senza smancerie, di quelle che ripensandoci inducono al sorriso. L'ha diretta l'australiano P.J. Hogan, che di matrimoni se ne intende, avendo debuttato con 'Le nozze di Muriel'; l'ha scritta Ronald Bass, che ha capitalizzato le osservazioni sull'anima femminile in 'Donne'. Non è un film da risate grasse, eccetto la scena dell'irresistibile cantata collettiva di Dionne Warwick, ma il piglio del racconto, la frequenza dei colpetti di scena, la trovata di rendere 'antipatica' Julia Roberts il gusto del sentimentale che salva il mondo, tutto ciò dà al film un sapore un po' retrò in più che si apprezza come merce rara nella produzione oggi alienata tra alieni". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 20 dicembre 1997)

"Amici, complici o amanti? Mariti o mogli? Eterosessuali o gay? Singles o sposati? Dietro all'inaspettato successo americano del film, si celano - forse - tre piccoli segreti, tre grandi astuzie. 'Il matrimonio del mio migliore' amico s'intromette con partecipata sollecitudine nelle increspature dei nuovi disordini amorosi. Ostenta con orgoglio una salutare dose di cattiveria e di perfidia. Prende a prestito, modernizzandoli, gli schemi, i ritmi e i requisiti della classica commedia all'americana (il modello di riferimento è 'Susanna' di Howard Hawks). Semplici accorgimenti comunque sufficienti a graffiare la superficie indolente e ripetitiva che ricopre, da un po' di tempo, i poco sofisticati 'script' hollywoodiani. L'australiano P.J. Hogan, velocemente emigrato nella terra santa del cinema dopo il successo del suo primo film matrimoniale ('Le nozze di Muriel'), coglie nel segno, sceglie gli attori giusti, 'sposa' una sceneggiatura calibratissima (di Ronald Bass)". (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 23 dicembre 1997)

"Quando si decide di fare un film come 'Il matrimonio del mio migliore amico', un feel good movie, ovvero una commedia ottimistica e spensierata, la prima cosa è scegliere bene il cast. Nel caso la scelta è perfetta: Julia Roberts in una parte che ne valorizza le potenzialità comiche, la vivacità un po' sfrontata un po' commovente, la bionda Cameron Diaz in quella dell'altra concorrente al cuore di Dermot Mulroney, il quale non sospetta neppure le machiavelliche trame della sua migliore amica; Rupert Everett nel ruolo dell'amico complice di Julia. Diretto dall'australiano P. J. Hogan e punteggiato di intermezzi musicali, tra cui un'esilarante scena di karaoke, 'Il matrimonio del mio migliore amico' dà il suo meglio nelle parti in cui compare Everett che, come omosessuale finto fidanzato di Julia, le ruba più di una volta la scena. Dopo le proiezioni-test, la Columbia ha deciso di rigirare alcune scene per inserirvi l'attore. Il che farà forse inorridire gli amanti del puro cinema d'autore: però, nel caso, funziona benissimo". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 20 dicembre 1997)

"Non è un film da crepare dal ridere, 'Il matrimonio del mio migliore amico', e talvolta si ha l'impressione che l'intreccio giri a vuoto. Però è azzeccata l'idea di usare Julia Roberts in un ruolo da antipatica maldestra: più tesse la sua tela malefica, più ottiene risultati contrari, rafforzando l'amore tra i due piccioncini. Ci vorrà una e-mail biecamente falsificata per mettere a repentaglio le sontuose nozze, ma a un passo dal trionfo la gastronoma capirà di aver sbagliato tutto e si farà signorilmente da parte. Nei panni della promessa sposa innocente e caparbia, la biondina Cameron Diaz è tutto uno sfoggiare completini rosa e celesti, mentre la Roberts gioca la carta sexy: occhi brillanti, gambe in vista e capelli da leonessa. Sul versante maschile, il migliore in campo non il bietolone Delmot Mulroney, bensì il redivivo Rupert Everett, che nei panni del fascinoso editore gay amico della gastronoma si produce in una burlesca performance finto-eterosessuale tra Rock Hudson e 'Il vizietto'. È lui la coscienza morale della storia, forse lo sguardo del regista. Per il resto il film aggiorna con una punta di malizia gli ingredienti classici della commedia sofisticata alla Cukor, non senza regalare allo spettatore dei titoli di testa che valgono più di tutto il resto: una coreografia musicale sul tema nuziale con una promessa sposa e tre damigelle vestite alla maniera degli anni Sessanta che si preparano al Grande Evento". (Michele Anselmi, 'L'Unità', 23 dicembre 1997)

"Il triangolo è giocato in chiave cinico-parodica Anni Novanta e la protagonista è riscattata dal fatto che, nonostante ce la metta tutta, non gliene va bene una. Bisogna ammettere che la Roberts ha avuto un certo coraggio ad affrontare un personaggio che ha molti motivi per riuscire antipatico. E un altro elemento a rischio è Mulroney, non abbastanza carismatico per essere al centro della contesa tra due bellissime. Meno male che c'è uno straordinario Rupert Everett editore gay e vero migliore amico di Julia, che fingendosi il fidanzato in carica per ingelosire Dermot, domina un'irresistibile scena di banchetto in cui tutti si mettono a cantare un vecchio successo di Dionne Warwick; e torna in finale a garantire un epilogo romantico e sofisticato, insomma in stile, a un film che per altri aspetti di stile ne ha poco". (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 21 dicembre 1997)
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