Il lupo

ITALIA - 2007
Il lupo
A Roma, nell'estate del 2004, Franco Scattoni, un uomo scontroso la cui vita è stata segnata dalla malattia e poi dal suicidio del padre, vuole raggiungere in Marocco la fidanzata Miriam che è in attesa di un figlio. Sogna di poter iniziare con lei una vita spensierata, ma ha bisogno di denaro anche per curare le continue crisi epilettiche di cui soffre. Per questo comincia a compiere trasgressioni che si fanno via via più gravi, dal traffico di stupefacenti, passando per qualche rapina, arriva ad uccidere un giovane carabiniere che lo ferma per un controllo di routine. Da quel momento, grazie alla complicità della sorella Sara e dell'amico Mauro, comincia una lunga latitanza che, tra colpi di scena e inseguimenti, si concluderà tragicamente in un'afosa mattinata nel pieno centro della città.
  • Durata: 89'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: liberamente ispirato alla storia di Luciano Liboni
  • Produzione: ALESSANDRO PRESUTTI e POKER FILM
  • Distribuzione: POKER FILM
  • Data uscita 23 Marzo 2007

CRITICA

"'Il Lupo' di Stefano Calvagna è destinato a dividere. Benché il protagonista si chiami Franco Scattoni, il film è ispirato alla storia di Luciano Liboni: il Lupo. Un killer, certo. Ma di cui il regista mostra il lato umano: l'infanzia con un padre suicida, il riformatorio. Il film, girato con lo stile di cronaca caro a Calvagna, non piacerà a chi vedrà, nella fine immaginata dal regista, un'accusa alle Forze di polizia. Non piacerà a chi, aspettandosi un documentario, noterà delle incongruenze. E non piacerà a chie vede Liboni come vittima della società. Ma è questo il bello. Perché Calvagna rende umano un assassino, ma non accusa l'Arma. E mostra al cinema quello che nessuno vuole vedere: un film non a tesi, dove nessuno si mette a spiegare quali sono i buoni e quali i cattivi." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 23 marzo 2007)

"Stefano Calvagna, autore del testo e responsabile della regia, soprattutto convince quando conduce avanti la vicenda con accenti secchi e addirittura riarsi, mettendovi al centro quel personaggio aggressivo e sempre stravolto che sembra placarsi solo quando parla al telefono con la sua donna lontana e che, in tutto il resto, rifiuta l'ordine e le leggi. Rappresentandolo poi al centro di un'azione che procede a scatti, con i ritmi affannosi del thriller, proposti da immagini realisticamente sempre segnate e convulse. Convince meno quando, forse guidato da una singolare indulgenza per il suo personaggio, lo lascia immergersi sia in ricordi lontani, nell'infanzia, sia in altri, più recenti, proprio con la donna che lo attende in Marocco, cui concede un supplemento di finale quasi idilliaco, su una spiaggia, dopo la morte del Lupo, con il suo bambino nato da poco, in cifre, dopo tanto buio, ostentatamente solari. Le stesse cifre, di gusto contraddittorio, che poco prima, al protagonista, hanno fatto immaginare la sua donna che lo incita di nuovo a sparare. L'interpretazione, comunque, può in parte riscattare questi scompensi di stile. Quella, per citarla subito, di Massimo Bonetti che riesce a dare alla figura del Lupo anche dei contorni umani, con sentimenti e atteggiamenti spesso volutamente in contrasto con i suoi duri modi da bandito. Senza però dimenticare quella di Enrico Montesano, insolitamente rigido e perfino severo nel personaggio dell'ufficiale che conduce le operazioni contro il protagonista. Con i segni forti di una mimica lacerata." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 28 marzo 2007)
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