Il grande quaderno

A nagy füzet

UNGHERIA, GERMANIA - 2013
3,5/5
Il grande quaderno
Alla fine della Seconda Guerra Mondiale le città ungheresi sono devastate dalla povertà. Nella speranza di salvare la vita dei suoi gemelli, una giovane madre decide di portarli dalla nonna che vive nei pressi di una piccola città. La nonna, una donna che beve molto e ha un atteggiamento crudele e distaccato tanto che i ragazzi la chiamano "la strega", accetta i gemelli pensando che potranno tornarle utili. La difficile esperienza a casa della nonna - raccontata in modo estremamente sintetico e rigoroso, senza registrare emozioni, nel loro "Grande Quaderno" - si rivelerà per entrambi i fratelli particolarmente dura e difficile: impareranno infatti a badare a se stessi attraverso l'arte della sopravvivenza...
  • Altri titoli:
    Das grosse Heft
    Das große Heft
    Le grand cahier
    The Notebook
  • Durata: 109'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, GUERRA
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA PLUS, ARRIRAW (2.8K)/(2K) (1:2.35)
  • Tratto da: racconto "Il grande quaderno", primo della "Trilogia della città di K." di Agota Kristof (ed. Einaudi)
  • Produzione: SANDOR SÖTH, PÁL SANDOR, ALEXANDER DUMREICHER-IVANCEANU, BADY MINCK, MARC IRMER PER INTUIT PICTURES, HUNNIA FILMSTÚDIÓ, AMOUR FOU FILMPRODUKTION, DOLCE VITA FILMS
  • Distribuzione: ACADEMY TWO (2015)
  • Data uscita 27 Agosto 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Dal primo libro della Trilogia della città di K di Agota Kristof, Il grande quaderno non è film da passare inosservato. Qua e là cade nel melodramma, eppure sa colpire, e sa far male: a nostro beneficio, s’intende, perché la cornice è allegorica, il ritratto antibellico. Dice il regista János Szász, è “una storia crudele di bambini innocenti, ma che resistono a tutto. Il racconto di due gemelli assassini. Due corpi, uno spirito; due corpi, una volontà”. Potrebbe fare pure il critico, le sue note di regia illuminano: due corpi, quelli dei gemelli Egyik e Thomas, un destino infame. La madre li lascia, andrebbe detto “nella loro più tenera infanzia”, alla nonna: per farvi capire chi è, il villaggio la chiama strega, lei di rimando appella i nipotini “figli di cagna”.

Siamo nel ’44, la guerra infuria, la guerra quanto durerà? I due piccoli non si fanno illusioni, e si preparano: scudisciate autoinferte per irrobustire il fisico, studio e lettura, anche della Bibbia, per temprare la cultura e, soprattutto,l’insensibilità quale meta finale. Il viaggio è di ordinaria amministrazione bellica: una ragazza leporina da cui imparare a rubare, le lusinghe omosessuali di un ufficiale tedesco, il campo di concentramento a due passi, i giochetti erotici di una fantesca e un prete da ricattare. Romanzo di deformazione, sintassi criminale: via i sentimenti, rimane la prassi della sopravvivenza, non con qualcuno, ma contro tutti. Due figli di cagna soli al mondo, e pronti persino ad abbandonare la loro molecola elementare.

Le pagine della Kristof, è noto, sono più radicali, eppure questa trasposizione – il grande quaderno è il diario della loro chiusura alla pace – non delude: eccellenti gli interpreti principali, i due ragazzi Gyémánt e Piroska Molnáralias la nonna, eidetica la fotografia di Christian Berger (Il nastro bianco), efficace la tensione paradigmatica, che ogni guerra fa vittime, carnefici e chi sta in mezzo. Qui tra le righe del grande quaderno l’infanzia negata ha un inchiostro di sangue.

NOTE

- PRODUTTORI ESECUTIVI: ALBERT KITZLER, GYÖRGY TALI, JÁNOS SZÁSZ.

CRITICA

"Nessuno dei personaggi (...) ha un nome: ci sono due gemelli, una nonna, una madre e un padre, un ufficiale tedesco e poi un parroco, una fantesca, un calzolaio e così via. Ciò ne rende ancora più evidente il carattere di fiaba nera: un racconto di formazione che, però, segue regole tutte sue, crudelmente darwiniane e tutt'altro che consolatorie dove l'ingresso nell'età adulta ha forma d'incubo. (...) Il film dell'ungherese János Szász lascia la guerra sempre fuori-campo (però è eloquente la scena dei bombardieri sul villaggio: se ne vedono solo le ombre proiettate in strada e sui muri delle case, con un forte effetto di minaccia), preferendo mostrarne gli effetti sugli individui. E non sono conseguenze edificanti: a parte un calzolaio ebreo dall'anima di buon samaritano e una piccola ladra, tutti sono personaggi degni di una storia dell'orrore. Inclusi i gemelli, che 'crescono' rinunciando all'umanità imparata in famiglia e facendosi vieppiù crudeli con se stessi e con gli altri, per un estremo principio di sopravvivenza del più forte che li porta a rubare, ricattare e peggio. Senza arrogarsi giudizi morali su di loro, il film lascia tuttavia ben poco spazio all'ottimismo (...). Malgrado la cupezza degli eventi che racconta, 'Il grande quaderno' (...) è un film dall'andamento narrativo nitido e dalla progressione coinvolgente. Contribuisce molto a valorizzarlo il lavoro sull'immagine e sulla luce naturale dell'austriaco Christian Berger, tante volte direttore della fotografia per Michael Haneke." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 27 agosto 2015)

"Crudele, angosciante dramma, che farebbe inorridire Dickens. (...) Un campionario di esseri malvagi in cui nessuno si salva e dove anche i puri sono destinati a perdere l'innocenza." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 27 agosto 2015)
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