IL GIOVANE TOSCANINI

ITALIA - 1988
Al piccolo Arturo Toscanini capita di ascoltare a otto anni col padre, alla Scala, la cantante Nadina Bulicioff, in una superba interpretazione dell'Aida. Appassionato della musica fin da fanciullo, a diciotto anni conosce già a memoria le partiture dei più grandi maestri. Ma quando si presenta come violoncellista alla Scala per un concorso, si lascia sopraffare dal temperamento impulsivo e arrogante, insulta la giuria e se ne va senza ottenere il posto. Approfittando di questa situazione Rossi, un impresario teatrale di provincia, propone a Toscanini di recarsi con la sua compagnia a Rio de Janeiro, per una rappresentazione, appunto, dell'Aida. Sulla nave Arturo incontra Margherita, una giovane aristocratica lombarda, decisa a farsi religiosa, al seguito di un estrosa Madre Allegri, per recare soccorso ai poveri: fra i due nasce un idillio. Giunto a Rio, Toscanini incontra Nadina Bulicioff, che, abbandonata la musica per farsi favorita dell'imperatore Pedro II, desidera ora esercitarsi, per poter di nuovo cantare nell'Aida. Si susseguono, per il giovane Toscanini, ritorni frequenti dalla Bulicioff per gli esercizi, intrecciati a incontri con Margherita e prove per l'Aida, con un Direttore d'orchestra incompetente. Toscanini viene di nuovo tradito dal suo temperamento irascibile e si allontana. Poichè la sera della prima rappresentazione dell'Aida il Direttore d'orchestra viene rifiutato dal pubblico per suggerimento della Bulicioff, si cerca febbrilmente Arturo Toscanini, l'unico ritenuto in grado di sostituirlo. La serata è un trionfo, anche la Bulicioff, fino allora schiavista, lo costringe a interrompere la rappresentazione per dichiarare di essere favorevole alla libertà per gli schiavi. Dopo questa tournée, Toscanini riparte per l'Europa.

CAST

NOTE

- LE RIPRESE ALL'INTERNO DEL TEATRO SONO STATE EFFETTUATE NEL PETRUZZELLI DI BARI DISTRUTTO POI DA UN INCENDIO IL 27 OTTOBRE DEL 1991.

CRITICA

"Zeffirelli ha seguito molto da vicino le indicazioni della sceneggiatura: accettando i sentimenti dilatati, le scene madri, i contrasti fra miseria e opulenza, le belle serate all'opera con sfoggio di lussi di corte, dandosi, come esempio, quel cinema hollywoodiano fastoso (o quegli sceneggiati tv in patinata) che hanno larghi consensi in platea e alti indici di ascolto. Il risultato, in questi ambiti, lo ha raggiunto, e lo ha nobilitato con il suo gusto collaudato per le scenografie, i costumi, la fotografia, le musiche, soprattutto, le ricostruzioni d'epoca, ma, anche in questa edizione riveduta, non ci ha dato di certo il suo film migliore. Nonostante, a sostenerlo, intervenga addirittura Liz Taylor nei panni della Buliciova, con un carisma venato di tristezza. Il protagonista, un po' fragile, Thomas Howell (E.T. e The Hitcher), la quasi suora è la bella Sophie Ward (Il giovane Sherlock Holmes): una coppia, in qualche momento, abbastanza commovente." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 10 Dicembre 1988)

"A Venezia ci chiedemmo perché il film fosse piaciuto a pochi. A bocce ferme ci ripetiamo: per la sommarietà del tratteggio psicologico e della cornice storica per la modestia dell'impalco drammaturgico, per la pochezza dell'ispirazione globale, per la banalità, degna d'un romanzo rosa, di certe situazioni, per la retorica del dialogo e della messinscena, per il generico umanitarismo che su un vassoio di melassa cerca di combinare in quel futuro dio della bacchetta la protesta sociale e la passione per la musica, vuoi di Wagner vuoi di Verdi. da rispettare col massimo scrupolo.
L'arredamento sontuoso della villa abitata dalla Bulicioff e la regia dell'Aida, dove le trombe squillano temerariamente dal loggione, offrono simpatici momenti spettacolari, l'attore californiano Thomas Howell è scelto bene per la parte di Toscanini, la paffuta bambolona Liz Taylor adempie il suo ruolo di diva con coscienziosa professionalità benché si scoppi a ridere quando la si vede, tinta di marrone, spalancare la bocca e cantare con la voce di Aprile Millo), e Sophie Ward e Pat Heywood recitano con toni giusti le parti di Margherita e madre Allegri. Tutto sommato, però, 'Il giovane Toscanini' non è davvero tra i film migliori d'un regista che allo spettacolo ha già dato moltissimo. E' un capitombolo, forse una scossa salutare per il nostro pettoruto Zeffirelli." (Giovanni Grazzini, 'Il Corriere della Sera', 8 Ottobre 1988)

"Il 'Toscanini' di Zeffirelli è sempre uno yuppie arrogante che dirige sbracciandosi, suona Vivaldi con mezzo secolo abbondante d'anticipo sulla sua riscoperta, seduce impresari e missionarie col sacro fuoco dell'arte che tutto lo pervade, ottiene dall'imperatore del Brasile l'abolizione della schiavitù in concert (altro che le adunate rock antiapartheid: ma forse è perché Dom Pedro II aveva già proibito il commercio degli schiavi cinquant'anni prima), e via discorrendo. Approssimazioni e falsi storici avrebbero però un qualche (condannabile) senso se almeno lo spettacolo reggesse, mentre i vasti saloni del transatlantico, le favelas linde e pinte di Rio (perfino le catene degli schiavi luccicano!) o la sfarzosa dimora del soprano Liz Taylor-Nadina Bulicioff, sono solo l'esoticheggiante cornice di un'agiografia imbastita con i più triti elementi di una moderna success-story." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 10 Dicembre 1988)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy