Il giorno e la notte

ITALIA - 2020
2,5/5
Il giorno e la notte
In "Il Giorno e la Notte" storie di coppie corrono parallele unificate da una situazione: improvvisamente il telegiornale dà la notizia che è in corso un misterioso attentato chimico nella città di Roma. Tutti sono obbligati a serrarsi in casa. Nessuno può più uscire. Le strade osservate dalle finestre si svuotano. Che sta succedendo? Intanto le coppie asserragliate dentro le mura domestiche si trovano messe alle strette, in un confronto intimo e inesorabile che spesso è scontro, ma anche incontro, e che soprattutto porta a nuove consapevolezze.
  • Altri titoli:
    The Day and the Night
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Produzione: ANDREA PORPORATI, FRANCESCA ZANZA PER MINOLLO FILM

TRAILER

RECENSIONE

di Giulia Lucchini

Non è il Covid, ma è un imminente attacco batteriologico che minaccia la città di Roma e che blocca in casa le persone. Poco cambia.

La situazione è la stessa che abbiamo vissuto all’inizio del 2020 quando il presidente del consiglio Giuseppe Conte ci invitava a non uscire e ad evitare gli spostamenti: Il Giorno e la Notte.

Primo esempio di smart filming, diretto da Daniele Vicari e realizzato insieme agli attori (in questo caso tuttofare) Dario Aita, Elena Gigliotti, Barbara Esposito, Francesco Acquaroli, Isabella Ragonese, Matteo Martari, Milena Mancini, Vinicio Marchioni e Giordano De Plano. Primo film girato quando il mondo intero era in lockdown e i set erano chiusi (da remoto il regista ha coordinato via Zoom gli attori, che si sono occupati delle luci, dei costumi, delle scenografie: un lavoro che normalmente fa una “troupe di dieci persone”).

Non è un Covid movie comunque. Si parla di coppie in crisi, di amori che sbocciano, di amicizie che si trasformano. In poche parole di sentimenti. Se alcune coppie (anche nella vita) conquistano, su tutti quella formata da Marchioni e Mancini in cui lui fa la parte di un vecchio amico innamorato di lei da sempre. Da sottolineare anche la bella location: il laboratorio del padre di Milena Mancini con tutti i suoi quadri. Altre invece non decollano.

Da apprezzare sicuramente la sperimentazione e la volontà, nonché la voglia, di non essersi voluti fermare in un momento storico così difficile. Ma questa sorta di kammerspiel, dramma da camera, non convince pienamente. Forse perché il Covid (anche se qui non è nominato) è ancora troppo vicino. Perché è vero che, come ha detto Vicari in conferenza stampa, il cinema deve raccontare la condizione del mondo e deve sempre collegarsi a quel che accade intorno. Ma probabilmente non abbiamo ancora la giusta distanza. Belle le immagini di una Roma deserta e sospesa sul finale. Dal 17 giugno su Rai Play.

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