Il giorno della Locusta

The Day of the Locust

USA - 1974
Il giorno della Locusta
Verso la fine degli anni Trenta, in un modesto quartiere di Hollywood - S. Bernardino - vivono tre personaggi destinati a incrociarsi: Tod, giovane scenografo che attirerà l'attenzione di Claude Estee e disegnerà le scene di un film su Waterloo; Faye Greener, figlia del morente clown Harry, un'attricetta eternamente scritturata per particine da "oca bionda"; Homer Simpson, anziano e ricco ragioniere, solitario filosofo di morte alle porte della Mecca del Cinema. Tod si innamora di Faye ma questa, dopo la morte del padre, diventa una "call girl" e inizia una relazione di convenienza con Homer. Una sera, durante una festicciola in casa di Homer, Faye fa la civetta con Claude e poi si concede a un messicano. Il ragioniere intanto incappa nella folla di una grande prima de "I bucanieri", di Cecil B. de Mille e, irriso ferocemente da un ragazzetto, in preda a una specie di raptus, lo calpesta. La folla lo lincia. Tod e Faye, presenti, non lo possono soccorrere e non riescono ad incontrarsi. La ragazza, tornata a S. Bernardino, cercherà invano Tod che la lasciato Hollywood disgustato e disperato.
  • Durata: 144'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANORAMICA, TECHNICOLOR
  • Tratto da: romanzo omonimo di Nathanael West
  • Produzione: JEROME HELLMAN PER PARAMOUNT PICTURES, LONG ROAD
  • Distribuzione: CIC
  • Vietato 14

NOTE

- PREMIO BAFTA 1976 PER I MIGLIORI COSTUMI.

CRITICA

"Molto fedele a un famoso romanzo di Nathanal West del 1938, questo film è una parabola tumultuosa, parossistica, delirante e impietosa. Moderna continuazione dei periodici 'esami di coscienza' di una Hollywood che si guarda nello specchio dei propri schermi, il lavoro più che seguire 'Il viale del tramonto' dei divi, qui affonda 'Il grande coltello' in un mondo purulento e morente seguendo le vicende di personaggi che di quel mondo sono parte cancerosa, in quanto destinati a subirne tragici destini. Portato al realismo intimista, disdegnoso delle mezze tinte, il regista di 'un uomo da marciapiede' rappresenta come in una bolgia dantesca anime in pena, che si dilaniano e urlano nell'impotenza alla felicità o al successo, e che non di rado sembrano uscire da quadri ossessivi di Munch o di Goya nero. Interessante per il sanguigno stile e per i numerosi valori tecnici, il film è un piatto per studiosi e per cineforum". ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 79, 1975).
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