Il gioco del falco

The Falcon and the Snowman

USA - 1985
Il gioco del falco
Deciso a lasciare il seminario per la troppo fragile vocazione, Christopher Boyce viene fatto assumere dal padre, ex funzionario dell'F.B.I., come fattorino presso la TRX, un'azienda che costruisce satelliti-spia per conto della CIA. Il ragazzo fa una carriera fin troppo rapida e presto viene assegnato al "caveau nero", a contatto quindi con materiale ed informazioni "top secret". Christopher capta cosi un messaggio strettamente riservato, e viene a conoscenza del fatto che la CIA è implicata in maneggi elettorali contro il Governo laburista in Australia. Disgustato, per "salvare l'immagine del proprio Paese", Chris decide di porsi al servizio dell'Unione Sovietica e lo fa, confessando intanto tutto all'amico d'infanzia Daulton Lee, un tossicodipendente e piccolo spacciatore di droga, che fungerà da corriere con l'Ambasciata dell'URSS a Città del Messico. Una mole notevolissima di documenti fotografati dall'incauto Chris comincia così a passare dalle stanze blindate della TRX a tale sede diplomatica. Qualche sospetto sembra aleggiare a Washitgton e nelle stesse menti dei Sovietici i quali, ad un certo momento, di fronte a documenti ad arte falsificati, scaricano sia Lee che Chris, coinvolti per ingenuità e mitomania in situazioni e meccanismi più grandi di loro, abbandonandoli al loro destino.
  • Altri titoli:
    Der Falke und der Schneemann
    El juego del halcón
    Le jeu du faucon
  • Durata: 131'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANAFLEX, PANORAMICA, 35 MM (1:1.85) - TECHNICOLOR, DE LUXE
  • Tratto da: romanzo "Il nido di ghiaccio" di Robert Lindsey
  • Produzione: GABRIEL KATZKA, JOHN SCHLESINGER ED EDWARD TEETS PER HEMDALE FILMS
  • Distribuzione: CDE (1985) - STARDUST

CRITICA

"Sceneggiato da Steven Zaillian e tratto dal best seller di Robert Lindsey, il film può sembrare involuto, confuso, ma è ricco di motivazioni, grinta professionale da vecchio e ribelle maestro, e pervaso da una profonda sensibilità visiva e introspettiva per quanto riguarda l'animo umano. Timothy Hutton è ancora una volta molto bravo nel disegno del suo personaggio solitario, vulnerabile, mentre Sean Penn porta in superficie e con una tecnica non ancora plasmata dall'esperienza la lezione fisica e mimica di Robert De Niro." ('Il Corriere della Sera', 6 Giugno 1985)

"Una storia di spionaggio cominciata per gioco e finita in modo drammatico. John Schlesinger (un regista di nazionalità britannica che ama molto girare negli Stati Uniti) ricostruisce in questo film la storia di Christopher Boyce, un ventenne californiano che nel 1976 passò ai sovietici scottanti segreti militari a proposito dei satelliti spia, usando come corriere il suo amico d'infanzia, Daulton Lee. (...) Campeggia, nel film di Schlesinger, oltre ai due giovani e validissimi attori Timothy Hutton nel ruolo di Boyce ed il bravissimo Sean Penn, novello Dustin Hoffman nei panni di Daulton, uno splendido falcone. Boyce, infatti, è un appassionato di questo sport, visto dal regista in una chiave anche simbolica. Da segnalare le musiche originali di Pat Metheny e Lyle Mays, e l'ambientazione messicana." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 23 Aprile 1985)

"Quinto film di ambiente americano di uno dei tanti, e dei più illustri, registi britannici che fanno la spola attraverso l'Atlantico, 'Il gioco del falco' è un film sfocato a tutti i livelli e, a conferma che, nonostante il premiatissimo e sopravvalutato 'Un uomo da marciapiede', Schlesinger mette a frutto il suo tiepido talento e il suo accademico professionismo (e la sua pesantezza) soltanto quando gioca in casa. Come dice Milan Kundera, le metafore sono pericolose e qui quella del falco è, insieme, pretenziosa e velleitaria. Schlesinger non riesce a mettere a fuoco nessuno dei suoi obiettivi non il tema dell'amicizia, non la premessa realistica della vicenda, non l'ambientazione messicana contrapposta a quella californiana, non la descrizione - che vorrebbe essere ironica - della facilità di accesso alle notizie più segrete del sistema di sicurezza, non il retroterra familiare dei due personaggi. All'attivo si può mettere l'intensità naturalistica l'impegno mimetico con cui il giovane Sean Penn (efficacemente doppiato da Massimo Rossi) interpreta il suo esaltato Dalton Lee." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 4 Giugno 1985)
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