Il GGG - Il Grande Gigante Gentile

The Big Friendly Giant

GRAN BRETAGNA, USA - 2016
4,5/5
Il GGG - Il Grande Gigante Gentile
Il GGG è un gigante, un Grande Gigante Gentile, molto diverso dagli altri abitanti del Paese dei Giganti che come San Guinario e Inghiotticicciaviva si nutrono di esseri umani, preferibilmente bambini. E così una notte il GGG - che è vegetariano e si ciba soltanto di Cetrionzoli e Sciroppio - rapisce Sophie, una bambina che vive a Londra e la porta nella sua caverna. Inizialmente spaventata dal misterioso gigante, Sophie ben presto si rende conto che il GGG è in realtà dolce, amichevole e può insegnarle cose meravigliose. Il GGG porta infatti Sophie nel Paese dei Sogni, dove cattura i sogni che manda di notte ai bambini e le spiega tutto sulla magia e il mistero dei sogni. L'affetto e la complicità tra i due cresce rapidamente, e quando gli altri giganti sono pronti a nuova strage, il GGG e Sophie decidono di avvisare nientemeno che la Regina d'Inghilterra dell'imminente minaccia, e tutti insieme concepiranno un piano per sbarazzarsi dei giganti una volta per tutte.
  • Altri titoli:
    The BFG
  • Durata: 115'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASY
  • Tratto da: libro per bambini "Il GGG" di Roald Dahl (ed. Salani, coll. Istrici d'oro)
  • Produzione: STEVEN SPIELBERG, FRANK MARSHALL, SAM MERCER PER AMBLIN ENTERTAINMENT, DREAMWORKS SKG, WALDEN MEDIA
  • Distribuzione: MEDUSA IN COLLABORAZIONE CON LEONE FILM GROUP (2017)
  • Data uscita 30 Dicembre 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Mentre Sophie, la piccola e insonne eroina di questa storia, sposta le lancette della notte in avanti per farla passare più in fretta, Steven Spielberg sposta indietro quelle del suo cinema, ritrovando di colpo la vena creativa degli anni '80.  The BFG possiede in effetti temperatura emotiva, colore, magia e motivi dei suoi capolavori più celebri, la cifra meravigliosa di Incontri ravvicinati del terzo tipo, la poesia di E.T., l'avventura e l'ironia dei Predatori dell'arca perduta, l'occhio del bambino de L'impero del sole, la fede nell'immaginario di Hook - Capitan Uncino, e tutto quello che normalmente ricorda una perfetta favola spielberghiana (prima ancora che disneyana).

Un film che sembra contenere tutti i film per l'infanzia di Spielberg senza però ridursi a un omaggio citazionista. Il libro di Roald Dahl (pubblicato nell'82, l'anno di E.T.) e la penna inconfondibile di Melissa Mathison (già sceneggiatrice di E.T.) offrono al regista americano la storia che da tempo cercava, quella capace di contenere l'alfa e l'omega del suo lavoro, la quadra di una poetica che da sempre tenta di unire l'incommensurabilmente grande con l'incommensurabilmente piccolo, la cifra mainstream e lo sguardo d'autore, la scena bigger than life e il cuore da bambino. Il gigante e la bambina dunque, alieni l'uno all'altra ma capaci di toccarsi con la punta delle dita (come Elliott con E.T.), il padre orfano del figlio e la piccola orfana di padre, così improbabili e diversi eppure così interconnessi, al punto che l'uno sente ogni respiro, emozione, vibrazione dell'altra.

Insieme sono quello che hanno sempre sognato, una famiglia. E a proposito di sogni insieme vanno dove è possibile afferrarli, nel mondo capovolto (altra bellissima metafora del cinema, di questo cinema) dove cadono dalle foglie come rugiada e poi danzano nell'aria, pulviscoli di colore. Sogni, immagini, film. Il gigante li studia in laboratorio come Spielberg, per donarne di buoni e di cattivi perché serviranno entrambi nella veglia della vita.

L'innesco dell'immaginario avviene dunque di notte, l'ora del regno delle ombre, delle paure, delle solitudini più nere. E' lì che si accende la luce del cinematografo per Spielberg e l'incantesimo ha inizio, il momento in cui la macchina da presa prima e il proiettore poi  - simboleggiati dalla rete acchiappa-sogni e dalla tromba per soffiarli via - riordinano il puzzle dell'inconscio secondo configurazioni nuove. Molte di queste resteranno nella memoria: il rapimento di Sophia, il primo scontro con i giganti, il viaggio nella Terra dei Sogni, l'esilarante intrusione a Buckingham Palace, dove Spileberg sfiora il reato di lesa Maestà.

Girato in simulcam (la tecnica sperimentata da Cameron per Avatar), The BFG fonde perfettamente live-action e digitale, armonizzando scale di grandezza e movimenti. La credibilità figurativa sarebbe poca cosa senza l'intensità emotiva garantita dall'alchimia tra la piccola Ruby Barnhill e il gigantesco - in ogni senso - Mark Rylance.
La solennità dello score di John Williams e l'ineffabile madeleine luminosa creata da Janusz Kaminski conferiscono al film la grana visiva di un classico, ma senza l'anima registica di Spielberg, quel soffio che sa combinare i vari elementi trasformandoli in caleidoscopio umano, non ci sarebbe né sorpresa né gioia. E il film, i suoi film, non sarebbero fatti della stessa materia di cui son fatti i sogni.

NOTE

- FUORI CONCORSO AL 69. FESTIVAL DI CANNES (2016).

CRITICA

"Può sembrare incredibile che Steven Spielberg non abbia incontrato prima Roald Dahl (...). Ed è ancora più incredibile pensare che questo 'II GGG - Grande Gigante Gentile' sia stato almeno in patria uno dei fiaschi più cocenti nella vasta filmografia del regista di 'E.T.' (che con 'II GGG' condivide la sceneggiatrice, Melissa Mathison, qui purtroppo all'ultimo copione). Eppure questo adattamento concepito più di vent'anni fa per Robin Williams, accurato quanto affettuoso, cucito grazie al 'motion capture' addosso allo strepitoso Mark Rylance (già Oscar per il ruolo del sovietico nel 'Ponte delle spie'), non ha convinto il grande pubblico e molti adoratori iper-ortodossi di Dahl. Pronti a sottolineare il tocco (troppo?) leggero del film, che sacrifica allo spettacolo e a un'incessante piacevolezza le asprezze e la sottile crudeltà dello scrittore (una crudeltà 'ad altezza di bambino', per così dire). Sarà. E magari il 'GGG' non è un capolavoro come 'E.T.', con cui peraltro ha molti punti in comune. Però basterebbero i momenti in cui il Gigante e l'orfanella scoprono le rispettive fragilità, o la grazia con cui Spielberg gioca la carta dei sogni sotto vetro, a farne un piccolo, irresistibile classico. Oltre che uno dei pochi film capaci di piegare in direzione poetica i prodigi del 'motion capture'. In fondo è Spielberg il GGG. E il film è anche una riflessione sottile quanto profonda e personale sui mezzi e i fini del suo lavoro." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 29 dicembre 2016)

"Se 'Il Grande Gigante Gentile' fatica un po' ad avviarsi è perché le sue qualità non risiedono nella narrazione. Riguardano le scenografie e gli effetti di Robert Stromberg: il lavoro sulle prospettive, le grandezze scalari, le luci. Come il Gigante che fa il mostratore d'ombre sulle pareti della caverna, Steven si diverte ad alludere - in chiave di fiaba - alla sua immutata passione per il cinema." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 29 dicembre 2016)

"Diventato da tempo uno dei più celebri e potenti registi per adulti, Spielberg forse ha perso la capacità di conquistare il cuore dei ragazzi? E a quali fasce di pubblico si rivolge in sostanza quest'ultima fantasmagoria fantasy, peraltro già un flop memorabile negli Usa? Sta di fatto che «Il GGG - Il Grande Gigante Gentile», trasposizione del bestseller di Roald Dahl che la sua storica produttrice Melissa Mathison aveva comprato e sceneggiato prima di morire l'anno scorso, costituisce una secca e cocente delusione per gli adepti spielberghiani della prima ora. Dopo avere girato un autentico capolavoro come la spy story «Il ponte delle spie», infatti, il re Mida di Hollywood sembra stavolta annaspare sulla scia di un testo già di per sé traballante subendone a più riprese l'overdose zuccherina: non alludiamo, però, ai temi ricorrenti nell'opera omnia, che ci sono quasi tutti (l'infanzia perduta, la confidenza con i diversi, gli universi paralleli visibili solo ai puri di cuore...) quanto alle tipiche e provvidenziali ingerenze creative che qui sembrano, ahinoi, pressoché azzerate. La prima pecca della variazione sul tema (inarrivabile) di «ET.» e quello assai più modesto di «La storia infinita» sta proprio nella figura del «mostro» eponimo (...) i sette metri d'altezza, il modo d'esprimersi alla Mary Poppins e i gusti, per così dire, vegetariani lo differenziano molto dai consimili. Annotato che quest'ultimi - alti il doppio, doverosamente orrendi e rigorosamente cannibali - risultano più incisivi del protagonista in campo lungo e in primo piano, si scopre, mentre gli effetti speciali in digitale si susseguono senza sosta e le lucidi Kaminski si adattano sia al realismo della Londra dickensiana sia alle prodezze della tecnica di « performing capture», quanto manchi un ingrediente decisivo, un senso vero di minaccia, una tensione, una suspense alternativi all'effetto-ronron che mano a mano si diffonde in sala come se gli spettatori si trovassero davanti al caminetto, sulla sedia a dondolo e con una coperta ripiegata sulle gambe. Un po' troppo tardi il film tenta di riprendersi inserendo contrappunti burleschi da prototipi del cinema muto (...). Ma quando Spielberg sente finalmente l'esigenza di darsi una mossa e di allestire la battaglia contro i giganti cattivi, più di un dubbio si è fatto strada negli spettatori e/o accompagnatori over 15: troppo vecchi per identificarsi in Sophie? Non abbastanza strambi per familiarizzare con il GGG? Poco innocenti per godere della magia fiabesca?" (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 29 dicembre 2016)

"Dall'incantevole libro di Roald Dahl (...) Spielberg ha ricavato un film altrettanto incantevole e firmatissimo, seppur concepito in spirito di fedeltà. (...) Sul felice copione della compianta Melissa Mathison, la sceneggiatrice di 'E.T.', la storia vola con ritmo romanzesco; e il britannico cast è una delizia, da un Mark Rylance di fantastica innocenza all'adorabile Ruby Barnhill, per non parlare di Penelope Wilton in una simpaticissima incarnazione di Elisabetta II." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 29 dicembre 2016)

"(...) 'II GGG' è un fantasy umanista, ottimista e retro, più per grandi che per piccini: insuccesso negli Usa, a riprova dell'inappetenza al box office di un'anteprima a Cannes, ma vale il costo del biglietto, fidatevi." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 29 dicembre 2016)

"Piacerà a chi ha un debole per lo Spielberg favolista ('Hook') e non potrà non gradire il suo abbinamento con un altro favolista principe, il grande Roald Dahl (ideatore del 'GGG'). Purtroppo l'amore che Steven ha messo nell'operazione non gli ha evitato di cascare nelle trappole di quell'ordigno antispettacolo che è il sistema motion capture." (Giorgio Carbone, 'Libero', 29 dicembre 2016)

"La diversità, tanto cara all'autore Roald Dahl, è alla base di un'opera nella quale la mano di Spielberg è ben riconoscibile. Sia Sophie, sia il gigante, sono trattati in modo differente anche all'interno del loro mondo. Da qui nasce una solidarietà che è antidoto alla sofferenza. E all'ignoranza. Film perfetto per far tornare bimbi i grandi e viceversa." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 29 dicembre 2016)
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