Il gesto delle mani

ITALIA - 2015
3,5/5
Il gesto delle mani
Il processo di creazione di una delle sculture dell'artista Velasco Vitali, dalla cera al bronzo, presso la Fonderia Artistica Battaglia di Milano. Una squadra di esperti artigiani all'opera in una Fonderia centenaria, con il lavoro disvelano un'immutata cultura tecnica: quella della fusione a cera persa, la cui tradizione risale al VI secolo a.C. Nonostante le numerose innovazioni tecnologiche introdotte nel campo dell'arte nei secoli, ancora oggi per creare una scultura in bronzo si devono seguire gli stessi passaggi usati nel VI secolo a.C. per realizzare i bronzi di Riace. Questi passaggi non sono insegnati nelle scuole, ma sono stati tramandati dall'antica tradizione orale attraverso l'apprendistato e l'esperienza di generazioni di artigiani. La Fonderia Artistica Battaglia è un luogo in cui passato e presente condividono gli stessi gesti e in cui ognuno di questi gesti è se stesso una scultura. Attraverso la nascita di una scultura di cane viene raccontata la storia della trasformazione di una scultura da cera a bronzo e viene svelato, anche attraverso l'uso filmati di repertorio, il processo di una fusione in bronzo, realizzato ieri come oggi.
  • Altri titoli:
    Hand Gestures
  • Durata: 77'
  • Colore: B/N-C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Produzione: VELASCO VITALI E FONDERIA ARTISTICA BATTAGLIA
  • Distribuzione: LAB 80 FILM
  • Data uscita 3 Dicembre 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Gianfrancesco Iacono
Il metodo della fusione a cera persa nella creazione delle statue di bronzo: tecnica antichissima già in uso nella Grecia del quinto secolo (i Bronzi di Riace ne sono tra i più illustri testimoni), e tuttora quotidianamente adoperata dalla Fonderia Artistica Battaglia di Milano.
Per raccontare questa singolare realtà, nel suo doc Il gesto delle mani, il regista Francesco Clerici rinuncia coraggiosamente a qualunque tipo d’intervento, via dunque colonna sonora e voce narrante, e si affida alla forza documentaria delle immagini e dei rumori ambientali: scelta stilistica ostica, ma la pregnanza visiva è innegabile nell’affascinante resoconto del processo creativo di una scultura realizzata dall’artista Velasco Vitali.
Si resta come ipnotizzati dinanzi al lavoro metodico e certosino degli artigiani, soprattutto delle loro mani, maieutiche guide che conducono lo spettatore attraverso tutte le fasi della lavorazione sino al risultato finale, dal modello in cera all’inossidabile opera di bronzo.
Un appassionato elogio alla tradizione e all’arte manuale, intrigante e godibile anche per i profani (questo è forse il maggior merito) che è valso a Il gesto delle mani il Premio Fipresci a Berlino 2015.

NOTE

- REALIZZATO CON IL PATROCINIO DI: COMUNE DI MILANO, DELEGAZIONE DI MILANO DEL FAI-FONDO AMBIENTE ITALIANO, FONDAZIONE COLOGNI-MESTIERI D'ARTE.

- RICERCHE AGGIUNTIVE: CAMILLA BONZANIGO, LINO DE PONTI, ILARIA MARIANI.

- MATERIALE D'ARCHIVIO: "UNA FUSIONE D'ARTE DI SERGIO ARNOLD" (16 MM, MUTO, 1967; ARCHIVIO FONDERIA ARTISTICA BATTAGLIA / TECHE RAI), SENZA TITOLO (1974; ARCHIVIO PERSONALE DI LINO DE PONTI).

- PREMIO FIPRESCI AL 65. FESTIVAL DI BERLINO (2015) NELLA SEZIONE 'FORUM'.

CRITICA

"'Il gesto delle mani' di Francesco Clerici (...) titolo che riprende una citazione dello scultore Giacomo Manzù, instaura fin dalle prime immagini, all'interno della Fonderia, un dialogo con il passato, con i materiali d'archivio in bianco e nero risalenti alla metà degli anni '60, creando un senso di continuità (anche sonora, grazie al tintinnio dei metalli lavorati) con le mani degli artigiani di un tempo che sembrano magicamente colorarsi di presente nella ripetizione centenaria della tecnica (e del rito). (...) Abolendo ogni intromissione «didattica», Francesco Clerici rinuncia anche a commento e alla parola affidandosi unicamente ai suoni, brutali e aspri, della Fonderia, echi portatori di memoria, note immutabili di una sinfonia industriale dove precisione e ripetizione creano un andamento ipnotico, quasi zen e dove l'intensità del rapporto con la materia sembra forgiare anche il digitale del regista, meticoloso e attento nel registrare ogni passaggio come gli uomini intenti alla creazione. Con un montaggio serrato, carico di tensione filmica, 'Il gesto delle mani' (...) sembra annullare la lenta lavorazione del manufatto, comprimendo l'azione e invitando ad affinare lo sguardo, a diventare spettatori/artigiani in una sorta di pedagogia dello sguardo nella quale è bello «illudersi» di poter tornare a quell'età aurea dove la concezione dell'arte era legata essenzialmente a qualcosa di vero e necessario, a quell'utopia platonica e cocciuta nel non distinguere fra belle arti e arti applicate." (Cecilia Ermini, 'Il Manifesto', 3 dicembre 2015)
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