Il genio della truffa

Mathstick Men

USA - 2003
Il genio della truffa
Roy è un truffatore professionista, che vende improbabili depuratori di acqua al telefono e soffre di varie fobie. Per questo la sua vita deve essere organizzata in ogni minimo dettaglio. L'improvviso arrivo della figlia adolescente, di cui ignorava l'esistenza, sconvolge la sua vita e quella del suo protetto Frank.
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Tratto da: romanzo omonimo di Eric Garcia
  • Produzione: WARNER BROS, HORSEPOWER ENTERTAINMENT, IMAGEMOVERS
  • Distribuzione: WARNER BROS. ITALIA
  • Data uscita 26 Settembre 2003

RECENSIONE

di Francesco Bolzoni
E' tanto bravo che può permettersi di tutto. E proprio di tutto ha messo in pagina sir Ridley Scott in Il genio della truffa: imbrogli grandi, piccoli e di medio calibro, psicoanalisi e pillole calmanti, un padre che ritrova una figlia quattordicenne e si comporta da severo papà e una ninfetta che si finge ragazza desiderosa di affetto, solitudine e accoppiamenti giudiziosi, inseguimenti e fughe e in più tre o quattro finali a sorpresa l'uno dietro l'altro tanto per far peso. Non a caso ho scritto: messa in pagina. Come il redattore di un giornale che non si fida troppo di un articolo, di una storia, e per attirare il lettore abbonda in titoletti, in "strilli", in illustrazioni sghembe così Scott , con l'abilità che gli è riconosciuta da sempre, bada al taglio dell'inquadratura, all'accostamento vorticoso delle immagini, alle scenografie strepitose per "tener su" una commedia brillante con risolti anche patetici e, nel finale, stravaganti. La sua, evidentemente, è una vacanza che possiamo concedergli dopo l'ustionante Blak Hawk Down. Non si possono superare le righe di continuo. Hollywood, da qualche tempo, non sa bene dove andare a parare. Si rifarà di sicuro. Ma intanto il giacimento di fumetti tipo Hulk non è infinito. Harry Potter e Il signore degli anelli sono già prenotati. Le saghe familiari sono roba per la tv. Le truffe - in fondo anche i fratelli Coen in Prima ti sposo, poi ti rovino raccontano di imbroglioni - sembrano ancora un terreno sfruttabile, tale da non procurare noie di sorta. Scott vi si butta allegramente al seguito di Roy (Nicolas Cage) che con il giovane socio Frank (Sam Rockwell) imbroglia donnette promettendo loro vincite colossali a base di viaggi all'estero se compreranno apparecchi per filtrare l'acqua. Un lavoro anche faticoso come documentano le prime sequenze del film. Non si sa come esso possa rendere tanto, consentire di avere, oltre a un'abitazione superaccessoriata, una cassetta di sicurezza in banca stracolma di sterline. Sono i misteri  di una sceneggiatura che non ha mai un "crescendo" che sbaragli ogni inverosimiglianza al modo di altre celebri stangate, di una commedia che mantiene meno di quanto prometta.
Sì, Scott è bravo, bravissimo. Se l'interprete principale non lo asseconda, ed è il caso di Nicolas Cage, si rifà con i comprimari e disegna per Sam Rockwell (Frank), Alison Lohman (Angela, la figlia ritrovata) e Bruce Altman (l'esperto di psicoanalisi) tre indovinate figurine. Ma guardate, per valutarne l'abilità, alla scena dai tempi narrativi scanditi a regola d'arte in cui Angela impara l'arte della truffa congegnando con l'aiuto di papà il trucco del biglietto vincente ai danni di una casalinga in lavanderia. Ma il film, purtroppo, non cammina sempre così spedito. Sarà bene che Scott ci pensi due volte prima di prendersi un'altra vacanza.

NOTE

- PRESENTATO FUORI CONCORSO ALLA 60.MA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA (2003).

CRITICA

"Il pregio di 'Matchstick' è nel ritmo sostenuto e nella confezione professionale. Spiace che un pubblico di giornalisti e cinefili attentissimo a scrivere nero per negro, non vedente per cieco, disabile per minorato e non-bella per brutta, abbia riso continuamente dei mali - che esistono e sono crudeli - del personaggio di Cage". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 3 settembre 2003)

"A parte i suoi grossi meriti diseducativi, il film ci offre un bell'esempio di efficienza spettacolare made in Usa. Funziona tutto, dalla regia alla sceneggiatura alla recitazione. Vent'anni fa quando Nicolas Cage esordì in cinema eravamo tra quelli che asserivano che era un vero cane, che con quella faccia da bamba trovava lavoro perché era nipote di Francis Ford Coppola. (...) Ora chiediamo venia. E' vero che ha sempre la stessa faccia, ma questo non gli impedisce di essere sempre giusto in ogni film. E che dire di Ridley Scott? Alla sua prima vera commedia, il regista de 'Il gladiatore' dimostra di appartenere a una razza forse quasi estinta, quella dei grandi registi capaci di fare di tutto". (Giorgio Carbone, 'Libero', 26 settembre 2003)

"Il film scritto benissimo non è importante ma brillante, divertente e ha un ritmo quasi perfetto". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 26 settembre 2003)

"Negato per la commedia, Nicolas Cage trova finalmente modo, nel 'Genio della truffa', di essere convincente. (...) I pregi del film sono comunque altri, meno labili, in particolare il ritmo sostenuto e la confezione professionale. La California dello sfondo è solare e la fotografia non la sbiadisce per dare allo spettatore l'impressione che la vita dei personaggi sia la schifezza che è. Anzi il contrasto fra la luminosità degli esterni e la penombra degli iperpuliti appartamenti di Cage contrastano felicemente nel delineare un distacco psicologico. Come sempre l'inglese Scott fa buon cinema industriale americano: sempre meglio che il cattivo cinema artigianale europeo". (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 26 settembre 2003)

"Più va avanti, più questa commedia diretta da Ridley Scott si rivela tanto brillante quanto superficiale e inoffensiva. Ovviamente non è un problema di regia, Scott renderebbe eccitante anche l'elenco del telefono. Ma a forza di dosare veleni e contravveleni, come vuole il cinema omogeneizzato di oggi, si finisce per restare nell'intrattenimento più conformista e consolatorio. Nel '90 un altro inglese di stanza a Hollywood, Stephen Frears, girò un'altra storia di truffe e famiglie, il cupo e inquietante 'Rischiose abitudini'. Certo, dietro aveva un magnifico noir di Jim Thompson, qui invece si parte da un abile romanzetto di Eric Garcia ('La carogna') opzionato ancor prima di uscire. Una volta si diceva che dai piccoli libri nascono i grandi film. Non sempre". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 26 settembre 2003).

"Diamo il bentornato al talento a lungo disperso del 65enne Ridley Scott con un film alla Frank Capra, per lui anomalo se si pensa a 'Blade Runner', 'Hannibal' e al 'Gladiatore', un'operetta buffa ma non innocente, una divertente commedia con super stangata. (...) 'Matchstick man' entra nel genere di film sui bidoni di cui fa parte anche un Fellini d'annata: Scott disegna, lui inglese, senza alzare il tiro sulla morale californiana, due caratteri riusciti su un contesto di pazzia sociale quasi incontrollata e si affida a un abile romanzo di Eric Garcia, pubblicato da Salani. Scritto in perfetto tempismo a ping pong di battute da Ted, autore di 'Ocean's Eleven' e Nicolas Griffin l'elegante thriller alterna il gusto giallo di imbrogliare il prossimo, magari fingendosi televenditori e guardie di finanza e il rosa di famiglia tipo Sinatra anni 50, su una California abitata da un pizzico di follia. Alla fine, un sospetto positivo: basta ridurre le pretese sociali e fuggire verso il lieto fine con la cassiera del supermercato". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 27 settembre 2003)

"La cifra vera del film è nel montaggio, che tagliuzza le azioni (anche le più insignificanti, come la caccia a Roy ad ogni granello di polvere che inquini la sua moquette) in mille frammenti, creando un corrispettivo visivo della paranoie del protagonista. Merito di Dody Dorn, una signora di 48 anni che ha montato 'Memento', il film alla rovescia di Christopher Nolan dove il montaggio è tutto. Come dire: un genio. Del cinema, non della truffa". (Alberto Crespi, 'L'Unità', 27 settembre 2003)
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