Il futuro non è scritto - Joe Strummer

Joe Strummer: The Future Is Unwritten

IRLANDA, GRAN BRETAGNA - 2007
Il futuro non è scritto - Joe Strummer
La figura di Joe Strummer, leader e cantante dei Clash dal 1977 fino alla sua morte, avvenuta a Broomfield nel 2003, ha cambiato la vita di molte persone. Con il suo carisma, Strummer è riuscito ad infiammare le platee mondiali e a lasciare per sempre la sua impronta nel percorso della musica punk. Nel 2007, a quattro anni dalla sua morte, Joe Strummer esercita ancora una forte influenza nel mondo della musica e del costume. Attraverso le immagini di repertorio e le parole di quanti gli sono stati vicini negli ultimi anni, il regista Julien Temple cerca di disegnare un ritratto che comprenda il musicista, l'uomo leggendario e il comunicatore eccezionale.
  • Altri titoli:
    Joe Strummer: il futuro non è scritto
  • Durata: 119'
  • Colore: C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: ANNA CAMPEAU, ALAN MOLONEY, AMANDA TEMPLE PER PARALLEL FILM PRODUCTIONS, FILMFOUR, HANWAY FILMS, NITRATE FILMS, SONY BMG FEATURE FILMS
  • Distribuzione: RIPLEY'S FILM, DVD: SONY PICTURES HOME ENTERTAINMENT (2008)
  • Data uscita 29 Febbraio 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Joe Strummer vive. Il frontman del gruppo punk rock The Clash, scomparso 50enne il 22 dicembre 2002, è protagonista di Il futuro non è scritto - Joe Strummer diretto dall'inglese Julien Temple. Nato per far conoscere le sue idee ai 17enni che oggi non sanno chi sia, The Future Is Unwritten è "una veglia per accompagnarlo al suo eterno riposo", confessa Temple. Già assiduo collaboratore dei Sex Pistols, portati sullo schermo con Oscenità e furore, e più in generale legato a doppio filo al mondo musicale (Glastonbury), il filmaker si è ispirato al programma radiofonico di Strummer London Calling, che dal '98 al 2002 tenne sintonizzati 40 milioni di ascoltatori su BBC World Service, e sui suoi leggendari falò a Strummerville. Risultato? Un rock-doc raccontato attorno al fuoco dagli amici di Joe, tra cui lo stesso regista, che per primo ha avuto accesso agli archivi personali del musicista. Basso continuo rock, folk, reggae, cumbia, bhangra, dub, rap e gli altri generi esplorati dal poliedrico Strummer, il film è scandito dalle "hit" dei Clash, come Rock the Casbah - che finì scritta su una bomba Usa in Iraq, con sommo dispiacere di Strummer - e Should I Stay or Should I Go?, e poi dei Mescaleros. In primo piano, non solo il musicista, ma anche l'attore, il regista e il pensatore, grazie ad animazioni, vignette, disegni, quadri, appunti di suo pugno, nonché scene dalla Fattoria degli animali e 1984, cari allo Strummer che odiava il Grande Fratello e quel Tony Blair che ha riempito l'Inghilterra di telecamere a circuito chiuso. Tra chi lo ricorda non mancano le celebrità: Jim Jarmusch e John Cusack, che con Strummer divisero il set, Martin Scorsese (Toro scatenato deve tanto ai Clash, ipse dixit), Johnny Depp (straniante nei panni di Jack Sparrow) e Bono, confessi debitori della creatività di Joe. Indubbio punto di forza, Il futuro non è scritto evita l'agiografia per fornire di Strummer un ritratto sincero, senza occultarne depressione, fuga, inquietudine e miserie, con un sottotesto che stride con il maledettismo romantico dei recenti Kurt Cobain e Joy Division cinematografici. L'uomo dietro l'artista, sintetizzeremmo con una frase fatta, ma davvero - ricorda Temple - quello di Strummer e Johnny Rotten (Sex Pistols) fu "il punk che esaltò l'uomo, che rivoluzionò il panorama musicale per distogliere i giovani dalla fredda ammirazione delle star". Punk is (not) dead.

NOTE

- GRAFICA DI JONNY HALIFAX.

CRITICA

"Ne esce il ritratto di un libertario radicale, contraddittorio, potenzialmente autolesionista ma anche maestro di vita e di filosofia punk: come tale lo vede Johnny Depp, in costume di scena da pirata dei Carabi. Di un uomo geniale dall'ego ipertrofico anche; che il film non mette in discussione facendo, se non il 'santino' di Joe, di certo il suo monumento."(Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 29 febbraio 2008)

"Procedendo in modo così analitico e poco guizzante, il film finisce per raccontare una band che alla fine sembra impietosamente come tante, che negli stadi canta canzoni sulla disoccupazione e se ne vergogna, lasciandosi assassinare dal successo. Un film che quasi danneggia chi cerca di beatificare." (Francesco Adinolfi, 'Il Manifesto', 29 febbraio 2008)
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