Il Flauto Magico di Piazza Vittorio

ITALIA, FRANCIA - 2016
3/5
Il Flauto Magico di Piazza Vittorio
Siamo a Roma, Piazza Vittorio: una grande piazza rettangolare che si sviluppa attorno a un giardinetto pubblico. E' il tramonto e Omar, un addetto armato di fischietto e cappellino d'ordinanza, si appresta a chiudere i cancelli che separano il giardino dal resto della piazza. Attende l'uscita degli ultimi frequentatori e chiude il cancello con catena e lucchetto. Inizia così questo Flauto Magico, immaginando l'opera di Mozart reinterpretata da tutte le culture musicali di Piazza Vittorio. Così le vicende e i personaggi si trasformano, arricchendosi e sintetizzando tradizioni culturali molto distanti. Persino la musica esce trasformata da questo incontro, allontanandosi dall'originale e diventando "Il Flauto Magico" secondo l'Orchestra di Piazza Vittorio: dal reggae alla classica, dal pop al jazz, la musica dell'OPV spazia attraverso tradizioni e culture musicali di tutto il mondo, rispecchiando i background molto distanti dei singoli musicisti e dando vita a incontri e sincretismi musicali unici. Tutto accade all'interno dei giardini della piazza durante l'orario di chiusura serale. I giardini si animano come per magia e i papà, gli operai, le babysitter, i bambini che nella prima scena erano semplici avventori del parco si trasformano ora in principi, maghi, regine, sacerdoti.
  • Altri titoli:
    Il Flauto Magico secondo l'Orchestra di Piazza Vittorio
    Il Flauto Magico
  • Durata: 83'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, MUSICALE
  • Produzione: ISABELLA COCUZZA, ARTURO PAGLIA PER PACO CINEMATOGRAFICA, DENIS FRIEDMAN PRODUCTIONS IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: PACO CINEMATOGRAFICA (2019)
  • Data uscita 20 Giugno 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Costanza Morabito
Un mondo magico con una luna sempre piena e acquarellata, palme verdi, deserti, fitti boschi e sontuosi palazzi… nel film diretto da Mario Tronco e Gianfranco Cabiddu l’intero universo del Flauto Magico mozartiano è racchiuso nel perimetro di piazza Vittorio, luogo simbolo della Roma multietnica.

A quasi 10 anni dal debutto de Il Flauto Magico secondo L’Orchestra di Piazza Vittorio, la rilettura del celebre Singspiel da parte della più grande orchestra multietnica d’Europa approda al cinema, mantenendo la sua cifra gioiosa e lasciando in evidenza la contaminazione culturale e musicale.

Estremamente rapsodico (anche troppo) ma irresistibilmente fantasioso, Il Flauto Magico di Piazza Vittorio travolge con il suo mix di lingue (ben otto), suoni e colori ed esalta la dimensione giocosa e colorata che caratterizza la reinterpretazione firmata dall’Orchestra. Tra reggae, dance, pop e jazz si dipana la vicenda, e se il motivetto del flauto di Pan di Papageno si trasfigura nella ripetitiva suoneria di un cellulare, la celebre aria della Regina della Notte sfocia in un sirtaki.

Alterata in alcuni punti la trama dell’opera originale, è conferito un maggiore margine di azione alle figure femminili: a Pamina viene dato un ruolo determinante nello svolgimento della storia, e se Papagena viene del tutto taciuta è probabilmente per non relegarla a semplice premio per Papageno.

Le ambientazioni sono tanto fantasiose quanto eterogenee e set tridimensionali si confondono con fondali dipinti e collage bidimensionali, per arrivare all’estremo della sequenza in cui Papageno e Tamino diventano parte di un coloratissimo videogioco. Il Flauto Magico di Piazza Vittorio crea così un mondo intrigante che si rivela ancor più interessante per la sua sapienza nello sfruttare al massimo ogni angolo dei giardini della piazza.

La recitazione è talvolta molto caricata e altre volte decisamente più naturale, con le differenze tra gli attori-musicisti che si combinano bene in questo strano mondo che sa di fiaba e gode della diversità, nel frattempo attingendo al passato, al presente e a un futuro rétro, al qui e al lontano.

Il Flauto Magico di Piazza Vittorio evidenzia gli aspetti esoterici del libretto dell’opera sfruttando la suggestione della Porta Alchemica dei giardini della piazza, animando così questo monumento misterioso e forse dando un’ulteriore giustificazione alla necessità di ambientare l’opera intera dentro la piazza: che la ricetta per trovare l’oro, e la felicità, sia proprio quella della compenetrazione e contaminazione tra popoli e culture?

NOTE

- REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON IMPREBANCA, CON IL CONTRIBUTO DEL MIBACT E IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO-FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO, PROGETTO COFINANZIATO DALL'UNIONE EUROPEA.

- EVENTO SPECIALE ALLA XIII EDIZIONE DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA (2018).

CRITICA

"(...) Immersa in una nebbiolina violacea durante le fasi notturne o dentro un giallino chiarore diurno, ogni volta scenari sorprendenti talvolta iperrealisti, che rimandano «alle tecniche del teatro barocco e lirico europeo, con le sue macchine teatrali e i suoi trucchi artigianali, fondali dipinti e arredi poveri di cartapesta, da armonizzare visivamente con l'aiuto delle moderne tecniche cinematografiche», con una tenera artigianalità anche nell'impiego degli effetti visuali e negli sfarzosi colorati costumi (sublime il cappello bicorno stradecorato di Papageno) e scenografie tropicali o lunari. La vicenda si dipana con talismani e medaglioni, coreografia acrobatiche di gruppo (sulla falsariga di un videoclip artistico) e danze arabeggianti, sguardi seducenti negli ascensori e trappole lungo il cammino, insomma il felice incontro di culture antiche e tradizioni diverse, in questo inno all'amore universale e alla gioia di vivere, dedicato ai migranti di tutto il mondo con l'iscrizione in epigrafe sotto la Statua della Libertà." (Flaviano De Luca, 'Il Manifesto', 20 giugno 2019)

"(...) Si ha l'impressione che la versione filmata non aggiunga molto allo spettacolo, operazione dall'aria simpatica ma un po' sempliciotta, con alcuni numeri piacevoli e che in fondo andrebbe vista dal vivo." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 20 giugno 2019)

"(...) Orchestra multietnica, che pare fatta per un cast geograficamente eterogeneo: Tamino è cubano, Papageno senegalese, Monostato tunisino. A tenere alto il tricolore il sorprendente Fabrizio Bentivoglio, nel ruolo dell'ambiguo Sarastro. Chi l'avrebbe detto che accanto al riconosciuto talento c'è anche una voce, è il caso di dirlo, flautata?" (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 20 giugno 2019)
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