IL FIORE DEL MALE

LA FLEUR DU MAL

FRANCIA - 2003
IL FIORE DEL MALE
Anne Charpin-Vasseur e Gérard Vasseur, tra loro cugini, si sono sposati in seconde nozze. Dai rispettivi primi matrimoni sono nati Michele e François. Nella villa di famiglia alla periferia di Bordeaux abita anche l'anziana zia Line. Tornato dopo quattro anni di soggiorno negli Stati Uniti, François rivede Michèle, e l'amore tra i due esplode di nuovo. Anne è impegnata nelle ultime fasi della campagna elettorale per l'elezione del sindaco. Il marito non la segue, del tutto estraneo, soddisfatto dell'andamento della sua attività di farmacista che gli lascia molto tempo libero per intrecciare avventure con altre donne. Mentre zia Line aiuta i due giovani a stare da soli e li manda volentieri nella casa al mare, arriva in città un volantino anonimo in cui si dice che il colpevole dell'omicidio del vecchio Charpin-Vasseur va cercato non fuori ma dentro la famiglia. Pur sapendo che si tratta della verità (fu zia Line ad uccidere il padre collaborazionista), si pensa ad un tentativo di Gérard di screditare la moglie. Quando, dopo le elezioni, comincia lo spoglio dei voti, Anne e François sono insieme nell'ufficio elettorale, zia Line, Michelle e Gérard sono a casa. Ubriaco, Gérard insidia Michèle che reagisce con forza e lo uccide. Richiamata dai rumori, zia Line, con lucida freddezza, esorta Michèle a non disperarsi: cambiando lo scenario dell'omicidio, lei si assumerà la colpa di quella morte. Messe a posto le cose, poco dopo entrano in casa Anne e alcuni suoi sostenitori. Anne è stata eletta sindaco e bisogna festeggiare. Il corpo di Gérard aspetta al primo piano.
  • Altri titoli:
    THE FLOWER OF EVIL
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35MM (1:1,66)
  • Produzione: MK2 PRODUCTIONS, FRANCE 3 CINEMA, CANAL+, CONSEIL REGIONAL D'AQUITAINE, PROCIREP
  • Distribuzione: MIKADO
  • Data uscita 14 Febbraio 2003

CRITICA

"Vogliamo dire che Claude Chabrol è il Georges Simenon del cinema? Salve proporzioni e differenze, li accomuna la capacità di lavorare all'ingrosso: anche se Claude con le sue 70 pellicole non arriva agli oltre 300 titoli di Georges, bisogna riconoscere che la fabbrica di un film prende più tempo della media scrittura di un libro. Ma nell'uno e nell'altro autore c'è la stessa disinvoltura nell'accettare le regole del genere, in modo da garantirsi il successo di mercato, e un'analoga capacità di inventarsi finezze, risvolti e sottolineature che rendono la lettura o la visione sempre sorprendenti e gradevoli. Ne volete la prova? Vi sfido a lasciare a metà un romanzo di Simenon; o uscire prima della fine da 'Il fiore del male' di Chabrol. (...) Il tutto si svolge, lo dice una battuta del film, 'come in un romanzo di Zola'; e l'ago della bilancia è l'anziana zia Suzanne Flon un personaggio che incarna la torbida vicenda e l'anima della situazione. La prestazione di questa attrice ha qualcosa di miracoloso e non solo perché all'anagrafe ha 86 anni. Vi prego solo di guardare la scena dove Suzanne e la nipote trascinano su per le scale un cadavere che a un certo punto gli sfugge di mano; e la veterana ha una reazione di stupenda bizzarria, si mette a ridere coinvolgendo nella sua macabra ilarità anche l'altra. Ditemi voi se questo non è un grande momento di cinema". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 15 febbraio 2003)

"Quieto, educato e agghiacciante, 'Il fiore del male' di Chabrol è la versione stilizzata, asciugata, serenamente e atrocemente pessimistico di tante oltre storie di famiglie, destini e province raccontate dal maestro francese. Non c'è più bisogno di intrusioni esterne che vengano a turbare malsani equilibri, né di diseredati che scompaginino armonie borghesi; i 'corvi' omonimi sono quelli che ci si è allevati in seno: bastano cinque personaggi che riassumono tre generazioni, e quel tempo profetico che si ripete sempre uguale a se stesso e che si snoda senza soluzione di continuità davanti agli occhi della decana zia Line. Chabrol è arrivato al cuore del suo mondo e del suo stile: niente colpi bassi, il malessere è intessuto nelle tappezzerie e negli abiti bon ton della famiglia, prende corpo dal giardino curato e dall'aria tersa, chiuso nella consapevolezza inossidabile degli occhi di Line. Persino la suspense diventa un elemento di altissima cucina hitchcockiana: è sufficiente far intravedere un cadavere all'inizio del film per tenere sulle spine il pubblico fino alla fine, non tanto sull'identità della vittima, quanto su quello del suo assassino. Un ritratto di borghesia che non si intinge neppure più di nero, ma che ha i colori pastello di una storia tragicamente immutabile". (Emanuela Martini, 'Film Tv', 18 febbraio 2003)

"Chabrol, maestro del noir familiare in cui si sentono echeggiare pagine di Simenon e allusioni freudiane, sta finendo di comporre una sorta di affresco dell'ipocrisia e della paranoia del focolare domestico. Si vede ormai l'insieme, ma non tutte le parti sono ottime. Questa ripete qualcosa, e qualcosa aggiunge. Per esempio lo sfondo di un passato storico francese. La 'signora omicidi' della maison Chapin-Vasseur, zia vecchina che nasconde il segreto di un patricidio ai tempi della Seconda Guerra Mondiale asseconda l'amore dei due nipotini, fratellastri senza alcun legame consanguineo, figli di genitori risposati e ormai già scaduti: il padre insegue ragazzine, la madre persegue la carriera politica locale. Irrompe un altro omicidio e la zia ha l'occasione per riscattare la sua colpa, sentenziando: 'Il tempo non esiste, esiste soltanto un eterno presente'. Questa immarcescita, disgregata, famiglia diverte e stanca nello stesso tempo. Cechov al veleno". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 15 febbraio 2003)

"Quasi perfetto, 'Il fiore del male' somiglia a tante altre commedie nere di Claude Chabrol, ma è tutto da godere. Cast al diapason, impagabile la zia 86enne Suzanne Flon". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 14 febbraio 2003)

"Come in ogni famiglia chabroliana che si rispetti, ci sono di mezzo omicidi e rapporti para-incestuosi. Però il vecchio regista è troppo saggio per lanciarsi in invettive o tirate moraleggianti: tanto più pungente perché condotta dall'interno della stessa classe che mette in rappresentazione, la critica al vetriolo dell'etica borghese - o della sua assenza - è suggerita per tocchi d'osservazione, a partire dall'apparente normalità di un modo di vita decoroso e ritualizzato, dove nulla sembra accadere (e dove nulla, omicidio incluso, cambia le cose". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 15 febbraio 2002)

"Nella bella villa della provincia francese la più potente famiglia del luogo è attraversata da antichi rimorsi, da segreti inconfessabili, da passioni proibite. Con un cupo passato alle spalle, il futuro non promette niente di buono. Dipinto lo sfondo, Claude Chabrol costruisce con maestria il suo 'Il fiore del male', velenoso groviglio di vipere: i vecchi e i giovani sono rinchiusi a doppia mandata in un unico inferno. Gli attori sono giusti e bravi, lo stile impeccabile, ma si ha la sensazione che l'esperto Chabrol abbia già girato questo film varie volte". (Claudio Carabba, 'Sette', 27 febbraio 2003)
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