Il figlio di Madame Sans Gêne

ITALIA - 1921
Il maresciallo Lefèvre, Duca di Danzica, e sua moglie Madame Sans Gêne, si sono conosciuti ad un ballo popolare durante i festeggiamenti per i primi successi della Rivoluzione Francese. Innamoratisi l'uno dell'altra a prima vista, si sono sposati e dalla loro unione è nato il figlio Antonio. Quest'ultimo, divenuto adulto, si innamora di una giovane nobile già promessa al sig. D'Ambzac, un cospiratore monarchico. Il matrimonio combinato non frena però Antonio che decide di fuggire con la ragazza e per mettere in atto il suo piano non esita a rubare del denaro dalle casse del padre. Lefèvre, scoperte le malefatte del figlio, lo costringe ad espiare le sue colpe inviandolo al fronte. Tuttavia, Antonio non giungerà mai sul campo di battaglia a causa dell'incontro con i coniugi D'Ambzac e per questo verrà incarcerato e condannato a morte per alto tradimento dallo stesso padre. Per evitare al figlio l'onta del plotone d'esecuzione, Lefèvre decide di portare la figlio una pistola, ma giunto in cella troverà al posto di Antonio sua moglie, Madame Sans Gêne, che lo ha sostituito per salvarlo. Durante la sua fuga, Antonio viene in possesso di preziose informazioni sui movimenti del nemico e ne informa il comando, il suo gesto gli varrà il riscatto dall'onta di traditore ma gli costerà la vita.
  • Colore: B/N
  • Genere: COMMEDIA
  • Tratto da: personaggi della commedia omonima di Victorien Sardou e Émile Moreau
  • Produzione: TIBER-FILM (ROMA)

NOTE

- LUNGHEZZA: 2551 METRI.

CRITICA

"[...] Oggi, questo feroce critico cinematografico, è costretto a dire tutto il bene che può di 'Il figlio di Madame Sans Gêne', perché il film è bello, perché è condotto con eleganza, con rispetto all'epoca storica in cui si svolge la trama, perché è inscenato con decoro sommo e interpretato con somma coloritura di effetti patetici, sentimentali e drammatici, da Hesperia, attrice sempre distinta e sempre efficace [...]." (Giuseppe Lega, 'La Cine-fono', 25 febbraio 1922)

"[...] La Hesperia è riuscita addirittura superba nella difficile parte di Madame Sans Gêne. Essa ha reso a perfezione oltre alla comicità anche la parte passionale di madre che manca alla simpatica creatura di Vittoriano Sardou. Lo Scatizzi nella parte di Lefèvre, non è stato per niente inferiore al suo compito, mentre non posso dire altrettanto di Troisi in quella del figlio. Forse il personaggio esigeva una maturità artistica maggiore della sua [...]." (Ego, 'La rivista cinematografica', n. 2, 25 gennaio 1922)
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