Il falsario - Operazione Bernhard

Die Fälscher

GERMANIA, AUSTRIA - 2007
Il falsario - Operazione Bernhard
Berlino, 1936. Sorowitsch è un abile falsario, gigolò e giocatore d'azzardo di successo. Un giorno però la sua fortuna viene meno, viene arrestato e portato nel campo di concentramento di Mauthausen. Otto anni dopo, Sorowitsch viene trasferito nel campo di Sachsenhausen e qui ritrova il sovrintendente Herzog, responsabile del suo arresto, che lo ha scelto appositamente insieme ad un gruppo di abili truffatori e falsari per stampare un'elevatissima somma di denaro falso, così da rimpinguare le casse dello stato ed avere i fondi necessari a portare avanti il conflitto bellico. Il gruppo di falsari si trova costretto a scegliere se accettare di collaborare con i nazisti in una 'prigione dorata' - baracche pulite, ottimi pasti e bagni funzionanti - oppure negare il loro aiuto e salvare la vita di milioni di persone grazie alla fine della guerra per la sicura sconfitta della Germania...
  • Altri titoli:
    Les Faux-monnayeurs
    The Counterfeiter
    The Counterfeiters
    Der Fälscher
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, GUERRA
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Tratto da: libro "Des Teufels Werkstatt" di Adolf Burger
  • Produzione: AICHHOLZER FILMPRODUKTION, MAGNOLIA FILMPRODUKTION, BABELSBERG FILM GMBH, , STUDIO BABELSBERG MOTION PICTURES GMBH, BABELSBERG FILM ZDF
  • Distribuzione: LADY FILM (2008)
  • Data uscita 25 Gennaio 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

“Fare soldi facendo i soldi è più rapido che fare soldi vendendo arte” è l’ipse dixit di Salomon Sorowitsch: pittore, baro, traffichino, donnaiolo, falsario. Pedigree da adorabile canaglia, non da criminale comune. Deprecabile altrove, un simile status può diventare mirabile nel Paese della scelleratezza al potere. Leggi Terzo Reich. Difatti non pochi “gli ariani” amici, pur essendo Salomon un ebreo. Persino Herzog, un sovrintendente delle SS che lo arresta per contraffazione di denaro, sembra indulgente. Fatto trasferire dal campo di concentramento di Mauthausen a quello “meno duro” di Sachsenhausen, il nazista accorderà all’ebreo un trattamento di favore (letti veri, cibo vero, persino un tavolo da ping pong) se questi riuscirà – al comando di una squadra scelta di deportati – a falsificare quantità industriali di sterline e dollari. Per la Germania di Hitler in gioco c’è la guerra, per Sorowitsch e i suoi compagni la vita. Tratto dal libro autobiografico di Adolf Burger (The Devil’s workshop, inedito in Italia), un ebreo slovacco che fece realmente parte di quel reparto speciale a Sachsenhausen, Il falsario di Ruzowitzsky – candidato all’oscar come miglior film straniero – non è tanto un’opera “sui” lager, ma nei” lager: il campo di concentramento slitta in secondo piano, e da testo diventa contesto, laboratorio per osservare il comportamento di uomini costretti ad agire in una situazione estrema,  in bilico tra la vita e la morte. Il racconto acquista così una valenza astratta che fuga in parte il sospetto di relativismo etico – ebrei internati disposti all’occorrenza a farsi carnefici – e aderisce stricto sensu allo stato d’indeterminatezza morale in cui brancolano i personaggi. Una scelta confermata dall’uso del teleobiettivo, con il quale il regista vuole “spiare” a distanza azioni e reazioni senza mai assumere una posizione. Il che non gli impedisce comunque di costruire un film spettacolare, tentato talvolta dalle soluzioni più facili – come nell’emblematico contrasto tra la musica lirica e le condizioni di vita nel campo, ovvero il massimo del sublime e dell’orrore umanamente possibile -, rovinato in coda da un finale consolatorio. Gran prova attoriale, messa in scena kantoriana e bella fotografia espressionista di Benedict Neuenfels. A Berlino, dove il film fu presentato in anteprima lo scorso anno, non mancarono le polemiche.

NOTE

- IN CONCORSO AL 57MO FESTIVAL DI BERLINO (2007).

- OSCAR 2008 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

CRITICA

"La falsificazione di sterline da parte del Reich durante la guerra ha ispirato a Jean Giono 'Cresus' (1960), con Fernandel, e a Terence Young 'Agli ordini del Führer e al servizio di Sua Maestà', con Christopher Plummer (1967). Che però raccontavano fatti di completa fantasia o ampiamente romanzati. La vicenda dei reali falsari, detenuti in campo di concentramento come criminali comuni, politici o come ebrei, è ora descritta fedelmente nel film 'Die Fälscher' ('I falsari') dell'austriaco Stefan Ruzowitzky. Protagonista,l'attore reso celebre dalla serie tv 'Rex', Karl Markovics:attorno a lui, nel ruolo di asso del falso nella Berlino degli anni Trenta, si forma il gruppo che ingannerà perfino la Banca d'Inghilterra. Ma era tardi per cambiare l'esito delle guerra... Miscela di film giallo e film concentrazionario, 'Die Fälscher' schiera attori bravi, con facce 'vere', e vanta una notevole aderenza storica e soprattutto evita ogni retorica e ogni stereotipo." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 11 febbraio 2007)

"Va segnalata col massimo calore la sorpresa 'Die Faelscher' dell'austriaco Stefan Ruzowitzky, ispirato alla storia autentica e incredibile degli esperti ebrei che nel lager di Sachsenhausen lavorarono per 3 anni alla cosiddetta 'Operazione Bernhard', consistente nel falsificare sterline e poi dollari per finanziare lo sforzo bellico e al contempo minare l'economia dei nemici. (...) Ma non sono i paralleli col presente la parte migliore di un film incalzante come un thriller e insieme dilaniato dall'atroce dilemma che attanaglia i prigionieri. Collaborare, salvandosi, o sabotare, facendosi trucidare? Sopportare o ribellarsi, e perché? Anche questo è un film di cui riparlare a lungo. Augurandosi che esca in Italia." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 febbraio 2007)

"Dubbi e interrogativi sul comportamento umano sono al centro anche del film tedesco 'Die Fälscher' ('Il falsario') di Stefan Ruzowitzky, che ricostruisce con toni un po' troppo da fiction televisiva l'avvincente storia dell'operazione 'Bernhard', grazie alla quale i tedeschi negli ultimi anni di guerra stamparono false sterline (134 milioni) e falsi dollari (poche migliaia) per mettere in crisi le economie nemiche: al centro della storia, e del film, il falsario (ebreo) Salomon Sorowitsch (Karl Markovics), detenuto prima a Mauthausen e poi a Sachsenhausen, che si chiede fino a dove il bisogno di sopravvivere lo può spingere a collaborare con i nazisti." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 14 febbraio 2007)

"Il viennese Stefan Ruzowitzky narra dell'Olocausto con doti non inedite ma neppure frequenti: alta tensione drammatica, senso di vertigine dell'orrore, concretezza dei singoli casi umani affidati a giuste facce: il prigioniero che ha perso i figli, l'ufficiale hitleriano (ex comunista) ormai sganciato da qualunque credo, l'ambiguo protagonista aggrappato al compromesso (Karl Markovics, noto per 'Il commissario Rex'). Giusta candidatura all'Oscar come miglior film straniero." (Alessio Guzzano, 'City', 15 febbraio 2008)
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