Il falò delle vanità

THE BONFIRE OF THE VANITIES

USA - 1990
Il falò delle vanità
Sherman McCoy, un giovane e ricco operatore di borsa, lasciata a casa sua moglie Judy e la bambina, e presa a bordo dell'automobile all'aeroporto di New York l'amante Maria Ruskin, non imbocca a tempo una corsia laterale, fa una inversione errata e si ritrova fermo nel buio sotto un viadotto in una brutta zona, fra carcasse e rottami. Due teppisti di colore male intenzionati lo fronteggiano sull'asfalto: lui se ne libera, mentre l'amante postasi al volante investe involontariamente uno di quelli che finisce in coma all'ospedale. A volere giustizia sull'episodio, il cui colpevole è ignoto, sono in molti: la polizia cerca lo sconosciuto proprietario della lussuosa Mercedes (uno dei teppisti ha visto i primi due numeri di targa); la madre del ferito vuole essere risarcita; l'ardito Reverendo Bacon (di colore anche lui), vorrebbe trasformare questo esempio di pirateria stradale in un caso attorno al quale chiamare a raccolta la comunità nera; il Procuratore distrettuale Abe Weiss, per poter dimostrare la propria imparzialità ai suoi elettori neri. La Polizia individua la targa dell'automobile e McCoy è arrestato. Fin dall'inizio egli ha più volte insistito con Maria per denunciare l'accaduto alle Autorità: lei ha minimizzato e rifiutato ed ora McCoy deve affidarsi al migliore avvocato per uscirne indenne. In aula la Corte è rappresentata dal Giudice Leonard White, un magistrato nero di pelle, onesto e del tutto imparziale, al quale preme solo il rispetto della legge e della dignità di ciascuno. Tutto però è complicato da un oscuro e sfortunato cronista, Peter Fallow, in cerca della notizia in esclusiva, il quale si pone in contatto con il Reverendo Bacon e si dà da fare senza scrupoli pur di fare incriminare Sherman, a prezzo di umiliazioni ed emozioni incessanti. Poichè una amica di Maria, che aveva a costei temporaneamente ceduto l'alloggio di New York (destinato agli incontri dei due amanti), vi aveva fatto installare un microfono, al processo, Sherman tirerà fuori a sorpresa un frammento di nastro, sul quale tutti sentono registrate poche, ma inequivocabili parole di Maria Ruskin la quale, rientrando a casa dopo l'incidente, afferma che al volante era lei che era del tutto inutile la denuncia alla Polizia cittadina. Da ciò la inevitabile condanna della colpevole, l'assoluzione per il miliardario (che intanto aveva avuto la solidarietà dell'anziano padre), il crollo delle ambizioni politiche dell'aspirante alla poltrona di sindaco e, a suo tempo, il Premio Pulitzer per lo scribacchino Fallow diventato ormai un giornalista affermato.
  • Durata: 126'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Tratto da: TRATTO DALL'OMONIMO ROMANZO DI TOM WOLFE
  • Produzione: BRIAN DE PALMA, FRED CARUSO
  • Distribuzione: WARNER BROS. ITALIA (1991) - WARNER HOME VIDEO

CRITICA

"Tutto in "Falò delle vanita" è eccessivo. Il gusto della gigantografia, il piacere dell'esagerazione, la dilatazione grottesca dominano il film da un capo all'altro: i personaggi coltivano il ridicolo, gli ambienti prediligono l'esorbitante, i difetti sono sempre sproporzionati. Eppure, imbarcati sul carosello di De Palma, pur criticando e dissentendo, non ci si annoia mai." (Francesco Bolzoni, L'Avvenire)

"Nonostante l'ambizione di offrirci una "pungente satira sociale" De Palma qui gira a vuoto." (Giovanni Grazzini, Il Messaggero)

"La materia del racconto desunta dal romanzo è già finalizzata al pamphlet moraleggiante, la caricatura dei personaggi ciascuno disegnato nel suo avido arraffare, appesantisce l'effetto, con incontrollati risvolti grotteschi." (Silvio Danese, Il Giorno)

"Si passa dal dramma alla parodia nel tentativo di cavarne gli effetti più vistosi, pescando indifferentemente, nei modi della satira sociale e in quelli, intellettualizzati, del romanzo d'appendice." (Alfio Cantelli, Il Giornale)

"Per impressionare lo spettatore e, convincerlo che la Grande Mela è bacata, il regista Brian De Palma ha adottato uno stile barocco, esuberante e fastidioso. The Bonfire of vanities, atteso in USA fra i campioni della stagione e candidato a molti Oscar ha fallito tutti i bersagli: critica avversa, pubblico latitante, premi zero. Un fiasco che non stupisce perchè penalizza uno spettacolo farraginoso e inattendibile." (Tullio Kezich, Il Corriere della Sera)
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