Il colpevole - The Guilty

Den skyldige

DANIMARCA - 2018
3,5/5
Il colpevole - The Guilty
Confinato al pronto intervento telefonico per un'indagine interna, un poliziotto di Copenhagen riceve una chiamata da una donna che sostiene di essere stata rapita: dovrà gestire la situazione rimanendo sempre vicino al telefono.
  • Durata: 85'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, POLIZIESCO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: DCP, (1: 2.39), SHOT ON ALEXA
  • Produzione: LINA FLINT PER NORDISK FILM SPRING
  • Distribuzione: MOVIES INSPIRED (2019)
  • Data uscita 7 Marzo 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane
La morte corre lungo la linea telefonica. Storie di voci, chiamate che scandiscono la giornata. Omicidi, rapimenti, violenze. La città è nuda, si mostra in tutta la sua brutalità, anche se il regista Gustav Möller non la inquadra mai. Siamo rinchiusi dentro a un ufficio, guardare fuori non è concesso. Un poliziotto, l’auricolare e lo schermo del suo computer. 112: il numero d’emergenza da non scordare.

A rispondere persone comuni, difensori della legge. O forse criminali sotto mentite spoglie, colpevoli. The Guilty. Uomini al servizio degli altri, sconosciuti che possono risolvere ogni situazione. In linea con l’assassino. Ma anche con gli ubriachi, con chi ha preso parte a una rissa, con chi si è fatto male e ha bisogno di un’ambulanza. Un mondo che si contrae, che passa attraverso un semplice “apparecchio”, senza mai incontrarsi o avere un contatto umano. E così Möller costruisce il suo universo, alimenta la tensione, stupisce con i colpi di scena. Trasmette il dolore della tragedia attraverso gli occhi del suo protagonista, appoggia l’intero film sulle sue spalle. One Man Show.


 


The Guilty è un Kammerspiel, un’opera teatrale dall’intreccio intimo, psicologico. Con un’atmosfera claustrofobica. Non si respira. La vita privata resta fuori, esistono solo la scrivania, i colleghi, il superiore che lancia occhiatacce se non segui le regole, la vittima dall’altro capo del filo.

Una donna dice di essere stata rapita, è terrorizzata. Contatta il 112, cerca un salvatore. Ad aiutarla è Asger, un’agente in cerca di redenzione. Il giorno dopo dovrà affrontare un processo, ma questa notte è in servizio. Si muove tra due stanze e un corridoio, circondato da chi lo condanna prima ancora del verdetto. Potrebbe essere il riflesso di Tom Hardy in Locke. Anche lui ha “tradito”, ha perso la sua solidità, deve ritrovare se stesso. In quei pochi metri, in collegamento con la capitale all’esterno.


 


Siamo a Copenaghen, ma potremmo essere ovunque. Si riconosce il luogo dalla cartina che si apre sul monitor: Il centro, la periferia, l’autostrada. Ogni movimento viene rintracciato, per inviare una pattuglia il prima possibile. Tutto in tempo reale. Con le ricerche forsennate dei soccorritori, i bambini che aspettano a casa, la solitudine di chi ha perso qualcuno, e l’impotenza di chi non può fare abbastanza.

Möller trasforma le parole in volti, realizza un thriller implacabile. Nessuna distensione, l’orologio scorre inesorabile. Fino alla fine del turno, e anche dopo. Quando le indagini svelano realtà devastanti, e lo spirito, invece di sentirsi sollevato, collassa. Un cinema che sperimenta, rifiuta le convenzioni, insegue qualcosa di nuovo. Con un ritmo serrato, e un montaggio fatto di inquadrature che si specchiano l’una nell’altra, trovano una loro simmetria, diventano i pezzi di un puzzle sempre più grande. Presentato in concorso al Torino Film Festival, The Guilty potrebbe essere il vincitore di quest’anno.

NOTE

- PREMIO PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA AL 36. TORINO FILM FESTIVAL (2018).

CRITICA

"(...) Meraviglioso thriller ricco di suspense e colpi di scena, con lo spettatore che si ritrova alla consolle insieme al protagonista e ne vive i drammi attraverso le parole che pronuncia e ascolta. Un film fatto di niente e una sceneggiatura senza sbavature che incolla dall'inizio alla fine seppur privo di scenografia." (SteG., 'Il Giornale', 7 marzo 2019)

"Jakob Cedergren, l'attore danese protagonista di 'The Guilty', ha 46 anni. Il resto della troupe - regista, sceneggiatore, produttrice, direttore della fotografia - ha poco più di trent'anni. E tutti insieme, per la loro opera prima, hanno fatto centro. 'The Guilty' è un «thriller telefonico» a un solo personaggio in un piccolo spazio - una stanza - che non dà tregua. (...) Ricordate 'Locke' con Tom Hardy al volante di un'auto per tutto il film? Ecco, il principio è questo. Cedergren è superlativo, e nel remake americano avrà il volto di Jake Gyllenhaal." (Claudia Ferrero, 'La Stampa', 7 marzo 2019)

"Ve lo ricordate 'Locke' di Steven Knight, battezzato nel 2013 dalla Mostra di Venezia? Il suo gemello diverso è il sorprendente esordio alla regia del danese Gustav Möller: 'The Guilty', ovvero 'Il colpevole'. Premio del pubblico al Sundance, Rotterdam e Torino, approdato nella shortlist di nove titoli del Best Foreign Language Film agli ultimi Oscar, con 'Locke' ha affinità esplicite: anche qui un one man show, ma lo spettacolo è senza clamore; anche qui il rispetto delle unità aristoteliche di tempo, luogo e azione; anche qui economia di mezzi e dispendio di ingegno. Non è un'assoluta novità, eppure, The Guilty conquista e gratifica, perché rimette sul piedistallo cinematografico una merce sempre più rara: l'idea, anche meno, un' idea. (...) Sei mesi di preparazione, tredici giorni di riprese (rispettando l'ordine della storia), tre macchine da presa a inquadrare Cedergren contemporaneamente, un remake americano con Jake Gyllenhaal già in cantiere e alcuna ispirazione, almeno dichiarata, a 'Locke', 'La vita corre sul filo' di Pollack o 'La conversazione' di Coppola, 'The Guilty' ha un titolo indiziario, che cerca di onorare in più direzioni e accezioni: solo una ve la possiamo dire senza incorrere in spiacevoli spoiler, e riguarda proprio Asger, che l'indomani dovrà affrontare un processo. Colpevole anche lui, e chi altri? Chi cade in bicicletta, chi è coinvolto in una rissa, chi in un problema familiare, molti sono i chiamanti, ma pochi gli eletti: quale il reo, e reo confesso? Giostrandosi tra la routine del centralino e l'avvenimento straordinario, riverberando sulla fronte di Asger i nostri dubbi - è innocente? - e dosando sapientemente non conoscenza e inquietudine, il thriller inforca la cuffia e si mette in ascolto delle nostre peggiori paure, senza dimenticare di farsi saggio snello ma puntuto sulla veridizione. Insomma, mollate le false certezze e correte in sala: alla sbarra del Cinema, 'Il colpevole' è innocente.
(Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 8 marzo 2019)

The Guilty - Il colpevole
"Thriller claustrofobico, tutto in una stanza. (...) Come in 'Locke', ma bisogna citare anche 'Il terrore corre sul filo' e 'La vita corre sul filo', siamo col cielo in una stanza: una lotta col tempo attraverso il telefono, urge che lo spettatore si faccia un suo film. Il danese Möller, ci induce in tentazione e riesce a creare una suspense senza far uso della solita macchina violenta, ma usando solo l'evocazione." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 14 marzo 2019)
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