Il cavaliere della valle solitaria

Shane

USA - 1953
Il cavaliere della valle solitaria
Johnny Starrett, che coltiva un appezzamento di terreno in una vallata solitaria, deve subire i soprusi di un certo Ryker. Vantando ipotetici diritti, costui vorrebbe impadronirsi di tutta la valle, cacciando gli altri coloni. Un giorno arriva alla fattoria di Starrett un cavaliere sconosciuto, che viene accolto con cordialità da Johnny, da sua moglie Mary e dal piccolo Joe, e viene invitato a rimanere a partecipare ai lavori della fattoria. L'uomo accetta l'invito. In una rissa scoppiata tra gli uomini di Ryker e i coloni, il nuovo venuto, che si chiama Shane, si batte al fianco di Johnny e dei suoi amici riuscendo ad avere la meglio. Ma Ryer non si arrende: egli chiama in paese Wilson, un losco pistolero, le cui violenze inducono molti coloni ad andarsene. Johnny decide di resistere e allora Ryker, per toglierlo di mezzo, gli tende un tranello, invitandolo ad una riunione. Al posto di Johnny, però, parteciperà Shane. Eccezionale tiratore, questi, nel corso di una lotta furibonda, uccide tutti gli avversari. La tranquillità è tornata nella valle; ma Shane essendosi accorto che una sua ulteriore permanenza turberebbe il buon accordo esistente tra Johnny e Mary, della quale Shane si è innamorato, decide di andarsene con gran rammarico di tutti, specialmente del piccolo Joe.
  • Durata: 116'
  • Colore: C
  • Genere: WESTERN
  • Specifiche tecniche: 35 MM, TECHNICOLOR
  • Tratto da: romanzo omonimo di Jack Schaefer
  • Produzione: GEORGE STEVENS E IVAN MOFFET PER PARAMOUNT PICTURES
  • Distribuzione: PARAMOUNT - CIC VIDEO (CLASSIC WESTERN)

NOTE

- PREMIO OSCAR 1953 PER LA MIGLIORE FOTOGRAFIA.

CRITICA

"E' un discreto western anche se un po' prolisso." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 34, 1953)

"Bellissimo western di George Stevens, tra i migliori di sempre per la perfetta fusione tra avventura e romanticismo, che racconta con grande finezza psicologica ma senza dimenticare lo spettacolo le identiche cose dette più rozzamente da mille altri. Il misurato Alan Ladd, attore non eccelso, né per talento né per statura, è per una volta straordinariamente bravo". (Massimo Bertarelli, 'Il giornale', 5 giugno 2003)
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