Il cattivo tenente - Ultima chiamata New Orleans

Bad Lieutenant: Port of Call New Orleans

USA - 2009
2/5
Il cattivo tenente - Ultima chiamata New Orleans
Terence McDonagh, tenente della Squadra Omicidi del Dipartimento di Polizia di New Orleans, dopo essersi rimesso da una difficile operazione per un grave infortunio alla schiena ha sviluppato una grave dipendenza ad antidolorifici e cocaina. Chiamato ad indagare sul massacro di una famiglia di immigrati africani, Terence trova un testimone oculare, il giovane Daryl, che però deve proteggere dal probabile responsabile degli omicidi, lo spacciatore Big Fate, mai processato per via della sua propensione a uccidere i testimoni. Mentre cerca di proteggere Daryl, incastrare Big Fate e conciliare la tossicodipendenza con il ruolo di poliziotto, Terence dovrà anche prendersi cura della sua ragazza, la prostituta Frankie, che si trova in grave pericolo a causa di un cliente...
  • Altri titoli:
    Il cattivo tenente - The Remake
  • Durata: 121'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: sceneggiatura di "Il cattivo tenente" (1992) di Abel Ferrara e Zoë Lund
  • Produzione: EDWARD R. PRESSMAN FILM, NU IMAGE FILMS, POLSKY FILMS, SATURN FILMS, MILLENNIUM FILMS
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION - DVD: 01 DISTRIBUTION (2010)
  • Data uscita 11 Settembre 2009

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Aveva ragione Werner Herzog. Forse Il cattivo tenente di Abel Ferrara non l'ha mai visto. E comunque non l'ha copiato. Questo per calmare il buon Abel, che alla vigilia non l'aveva presa bene, a mezzo stampa. Ovvio, Edward R. Pressman figura anche qui tra i produttori, e il soggetto è quello di Ferrara e Zoe Lund, ma la sceneggiatura di William M. Finkelstein va in un'altra direzione. Che poi questa "copia mancata", ovvero simulacro, sia un pregio, è tutto da vedere. Per noi non lo è, e, non fosse che per il titolo, il paragone con l'omonimo culto di Ferrara rimane legittimo. E non è lusinghiero per Herzog.
Quello che a Cannes '92 fu salutato da Liberation come "il film più fesso e arroventato del festival", 17 anni dopo al Lido è molto più freddino e pastorizzato: l'arte-vita di Ferrara lascia il posto a un crime-movie dignitoso e pulito, quasi impersonale, se Herzog non ci - e si - ricordasse chi é riprendendo un pesciolino rosso, due coccodrilli, e due iguana. Un po' poco per fare di Bad Lieutenant un suo film tout court , ovvero per sottrarlo al suo protagonista, Nicolas Cage, che questo secondo cattivo tenente ha fortemente voluto. Definito recentemente "un ex-attore" dal collega Sean Penn, Cage qui si libera dalla trappola del conto in banca che gli ha fatto scegliere gli ultimi, numerosissimi, ruoli, e si "reiventa" tenente drogato, un filo sessuomane, molto incasinato, e poco cattivo. "Rimane comunque un poliziotto", come osserva il collega Val Kilmer (che si mangia Cage con tre pose o poco più...). Con un padre alcolizzato a carico, una prostituta (Eva Mendes) per fidanzata, e un'addiction per scommesse e sniffate. Poca roba, comunque, rispetto alla discesa agli inferi di Harvey Keitel, e alla sua prova totalizzante: non solo, quando provano a mettersi in scia, Cage e il film toccano il punto più basso, con gratuità e incongruenze varie (crack e sesso estorto a una malcapitata, etc). Insomma, Bad Lieutenant non sfigura ma nemmeno lascia il segno: ed è questo il corpo del reato. Almeno nei confronti dell'originale di Ferrara.

NOTE

- REMAKE DEL FILM "IL CATTIVO TENENTE" DIRETTO NEL 1992 DA ABEL FERRARA.

- IN CONCORSO ALLA 66MA MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2009).

CRITICA

"Grandi ritorni, gran divertimento. Come tutti i divi a intermittenza, Nicolas Cage non ha vie di mezzo. Se il film è una patacca, non sarà certo il suo talento a salvarlo, queste sono prodezze riservate ai grandi attori. Ma se l'insieme ha sostanza e stile ('Via da Las Vegas', 'Face/Off'), ci si può anche stupire. Vedere per credere il 'Bad Lieutenant' rifatto da Werner Herzog in tutta libertà. Sulla carta si temeva il peggio. Le manie religiose di Abel Ferrara sono lontane dal materialismo impassibile di Herzog e dal suo gusto per i mondi chiusi e i personaggi ossessivi. Ma il regista di 'Aguirre furore di Dio' ha anche un debole per l'estremo e i peccatori che sfidano il Padreterno. E questo detective della squadra omicidi di New Orleans è una specie di campione mondiale di eccessi e carognerie, con un imprevedibile risvolto morale e una fortuna così sfacciata che altri parlerebbero di grazia scesa dal cielo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 05 settembre 2009)

"Chi invece non sembra all'altezza del suo nome è il cattivo tenente che Werner Herzog ha portato in concorso al Lido. Le polemiche sul possibile o impossibile remake del 'Cattivo tenente' di Ferrara si sono dissolte dopo le prime scene: tanto il film con Harvey Keitel era cupo e sgradevole affrontando con la massima radicalità i temi della colpa e del perdono, così il film di Herzog è piatto e scolastico, raccontando la vita non certo esemplare di un tenente della polizia di New Orleans (Nicolas Cage, ingessato e stralunato), strafatto di cocaina, che protegge una prostituta (Eva Mendes, molto più bella altrove) e che sul lavoro non sembra avere dubbi morali né angosce esistenziali. La mano di Herzog si può trovare in qualche piccolo inserto animalesco ma il resto dà l'impressione di una regia solo alimentare." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 05 settembre 2009)

"Un ottimo noir è apparso 'Il cattivo tenente - Ultima chiamata New Orleans', realizzato da uno dei capostipiti del moderno cinema tedesco Werner Herzog con relativa fedeltà al prototipo di Abel Ferrara (1992): raccontando la perversa vita pubblica e privata dello sbirro McDonagh e sostituendo l'antico protagonista Harvey Keitel con Nicolas Cage, Herzog utilizza le sudaticce atmosfere sudiste per accrescere un malessere sociale non solo imputabile alle conseguenze dell'uragano Katrina. Proprio per sfuggire alla pigrizia del remake, il tema portante è spostato dall'incubo di un cattolicesimo autopunitivo al delirio generalizzato indotto dal fiume di droga che distorce e degrada l'inchiesta poliziesca tra gli slums dei miserabili, i sacrari kitsch dei malavitosi, le gelide aule delle istituzioni, le squallide casette della periferia paludosa della sfortunata e infetta metropoli. Cage è un attore che si ama o si odia; in questo caso, comunque, dà tutto se stesso, si dilania tra gli spasimi del mal di schiena e le carezze della supersexy Eva Mendes amata prostituta, picchia, imbroglia, minaccia, tira coca e crack, cerca il bandolo della purezza ma trova solo abnormi allucinazioni, abitate dai mostruosi rettili che rappresentano l'attrazione della zona. La comune bestialità di malviventi e tutori della legge emerge, così, in un'avvincente discesa agli inferi suggellata, nel beffardo finale, da un'isterica e impressionante risata di rassegnazione." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 05 settembre 2009)

"Non che il gioco fisionomico di Keitel sia più ricco e movimentato, più emozionante e umano di quello di Cage. È solo una questione di diversa aura, di precisione di mira nello sguardo e di rispecchiamento del fuori campo. Sono visi e corpi che assorbono differentemente il mondo. Keitel produce orrori tutti suoi, che prescindono dai copioni e dalla steadycam che gli gironzola attorno; Cage, che resta comunque lo scopritore delle virtù non solo canore di Johnny Depp, si è fabbricato la maschera «metallica» del perpetuamente addolorato per le sorti del mondo, per tragedie che gli hanno stampato sul corpo le stimmate di un dolore inguaribile ma piagato dal sarcasmo. Perché non osa, come James Caan, trasformare il tutto in un perverso e serissimo piacere masochista. La parodia di Herzog è confermato poi da una serie di operazioni chirurgiche condotte sul «corpo sacro» di un genere decapitato di tutti i luoghi comuni e di tutte le simbologie e le metafore cui siamo abituati da Aldrich in poi, per esibire lo scheletro della fiaba, il doppio fondo ideologico e consolatorio della degenerazione di un genere ex classico. Non uno, ma dieci addirittura gli happy end congeniati, dunque quasi comici, che Herzog inanella infine per lanciare verso l'apoteosi la carriera dell'ispettore della squadra omicidi Terence McDonagh, che si sfracella la schiena per salvare un prigioniero ispanico tossico intrappolato in carcere dall'acqua assassina, e che viene dunque promosso prima tenente, poi, miracolosamente per Ferrara, meccanicamente per Herzog, capitano dopo aver risolto uno dei quei casi di omicidio che non fanno dormire la notte - potete immaginarvelo - Csi, Cia, Fbi, governatori e alti papaveri. Siamo in un grottesco alla Petri. Una indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, spaesato nel buio della cocaina e del crack, del gioco d'azzardo, delle scommesse clandestine sulle partite Nfl, del sesso d'alto bordo, dei felici ricordi d'infanzia, perché curare con il Vicodin il mal di schiena è disperatamente americano, per Abel, orrendamente americano, per Werner. Il poliziesco Usa non è più un organismo unitario vivente, autonomo, è una macchinetta culturale, un congegno senza segreti." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 05 settembre 2009)

"L'ilarità del male. Il film di Herzog è un capolavoro di umorismo nero, con un Nicolas Cage ad altissimi livelli interpretativi e un'Eva Mendes che, con la sua tornita sensualità e seducente fragilità, offre uno scopo morale al film, altrimenti condannato a diventare dipinto vividissimo ma irrimediabilmente cinico." (Luca Mastrantonio, 'Il Riformista', 05 settembre 2009)

"Da molto non girava un film di fiction ma non ha perso la mano. Alle prese con il più classico dei thriller - poliziotto corrotto, già in 'Vivere e morire a Los Angeles' di William Friedkin - sbaglia soltanto Nicolas Cage." (Maria Rosa Mancuso, 'Il Foglio', 05 settembre 2009)
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