Il caso Thomas Crawford

Fracture

GERMANIA, USA - 2007
Il caso Thomas Crawford
Willy Beachum, giovane e rampante assistente alla Procura Distrettuale, è oramai più che deciso ad accettare un nuovo lavoro, più redditizio, presso uno studio legale privato. Il suo ultimo incarico è un crimine a sfondo passionale apparentemente semplice: Thomas Crawford ha sparato alla moglie Jenny, molto più giovane di lui, dopo aver scoperto la sua relazione con un altro uomo, e si è dichiarato subito colpevole al detective Nunally, giunto sul luogo del misfatto. Tuttavia, Crawford ha studiato un piano ben più sottile e complicato di quanto appaia, per cui sua moglie Jenny, il detective Nunally e l'avvocato Beachum si troveranno coinvolti in un difficile scontro tra intelletto e strategia.
  • Altri titoli:
    Das perfekte Verbrechen
    La faille
  • Durata: 113'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, KODAK VISION2 250D 5205, VISION2 200T 5217, VISION2 500T 5218, SUPER 35 STAMPATO A 35 MM (1:2.35) - DELUXE
  • Produzione: NEW LINE CINEMA, CASTLE ROCK ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: EAGLES PICTURES
  • Data uscita 2 Novembre 2007

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Old style, sangue esiguo, rovelli interiori e scacchiere psicologiche: per un crime-thriller è molto, e contemporaneamente poco. E' forse proprio una frattura col genere di appartenenza quella a cui fa riferimento il titolo originale, Fracture, personalizzato per il pubblico italiano in Il caso Thomas Crawford. Thomas Crawford, ovvero Anthony Hopkins (che qui e là fa un po' Hannibal Lecter...), uxoricida o forse no per una questione di corna. Toccherà indagare prima all'amante (Billy Burke) della moglie (Embeth Davidtz), il detective Rob Nunally, poi al rampante assistente alla Procura Distrettuale Willy Beachun (Ryan Gosling, ottimo), sulla lama sottile di ascesa professionale e caduta etica. Per entrambi il confine realtà apparenza andrà in frantumi. A differenza del film, che tiene solido, grazie a un cast di alto livello - menzione anche per David Strathairn - e a una costruzione avvolgente ed elegante, merito del regista Gregory Hoblit, avvezzo al legal thriller da Schegge di paura e ulteriormente allenato dai televisivi "NYPD Blue" and "L.A. Law,", e degli sceneggiatori Daniel Pyne e Glenn Gers. Che cosa manca dunque? Il centro, ovvero la parte legal-thriller tout court, a partire dall'ambientazione "a corte": Fracture predilige la via extra-giudiziale, anteponendo l'uomo al codice, nefandezze e talenti particolari all'asettica universalità della Legge. Più che un difetto, una virtù. Chi lo saprà apprezzare?

Per la recensione completa leggi il numero di novembre della Rivista del Cinematografo

CRITICA

"Colpi e colpetti di scena sono attesi al varco del film di Gregory Hoblit tutto studiato a tavolino, scritto col gusto dell'introspezione criminale, ma realizzato con televisiva banalità e con moderata suspense. Anche perché il complotto poliziesco vaga poi verso i dubbi del comune senso morale dell'avv. Ryan Gosling (new star brava e rampante) che, come Michael Clayton, deve decidere se diventare uno squalo o tentare di far rispettare davvero la giustizia."(Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 2 novembre 2007)

"Dopo diverse prove poco esaltanti, Gregory Hoblit torna al giallo, genere che lo aveva fatto conoscere attraverso il buon successo di 'Schegge di paura'. E così come aveva fatto allora affidandosi a Richard Gere e Edward Norton, si affida questa volta a Anthony Hopkins e Ryan Gosling. Che reggono magnificamente, il limite del film sta invece nella professione del protagonista: ingegnere. Nulla di personale, ma lo sviluppo della storia è davvero un po' troppo meccanica è per questo prevedibile nella sua imprevedibilità. C'è troppo marketing e poco cuore in questa confezione che vorrebbe rinverdire i grandi duelli sorprendenti ma lo fa in termini tanto dichiarati da non suscitare emozioni particolari. Così, come succede nei film che non catturano pienamente, ci si perde nella recitazione (ci sono anche Embeth Davidtz e David Strathaim), nei dettagli, negli oggetti curiosi e si perde di vista il racconto che rischia solo di complicarsi. Thomas Crown era tutta un'altra cosa."(Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 2 novembre 2007)

"Il duello ha inizio con soluzioni godibili, un dialogo veloce e elegante e gli attori di contorno che fanno da coro in una vicenda che non sbaglia un colpo. Giallo classico, privo di enfasi con qualche dubbio sullo svolgimento dei fatti. Perché in realtà, il film non si esaurisce sulla parola fine." (Adriano Di Carlo, 'Il Giornale', 2 novembre 2007)
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