Il buio nell'anima

The Brave One

AUSTRALIA, USA - 2007
Il buio nell'anima
Erica Bain è stata per anni la voce delle strade di New York attraverso la sua rubrica radiofonica "Streetwalker". Tuttavia, una notte infausta, le strade da lei tanto amate si trasformano nel suo peggiore incubo: al ritorno da una bella serata passata con il suo compagno Dave, i due vengono aggrediti da un gruppo di sbandati, lui muore e lei resta gravemente ferita. La polizia brancola nel buio e non riesce a trovare i responsabili così, col passare del tempo, le ferite visibili sul corpo di Erica si rimarginano, ma quelle invisibili della sua anima restano aperte, si fanno sempre più dolorose, e la paura si trasforma in una rabbia cieca che la porta a diventare una spietata vendicatrice armata di pistola. Le imprese del misterioso 'vigilante' attirano ben presto l'interesse della polizia e il detective Sean Mercer viene incaricato di indagare sulla sua identità, mentre per Erica ha inizio una crisi di coscienza che la porterà a domandarsi se stia effettivamente facendo la cosa giusta.
  • Altri titoli:
    À vif
    Die Fremde in dir
    La extraña que hay en ti
    L' épreuve du courage
  • Durata: 121'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: VILLAGE ROADSHOW PICTURES, SILVER PICTURES, REDEMPTION PICTURES
  • Distribuzione: WARNER BROS. ITALIA
  • Data uscita 28 Settembre 2007

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Da vittima a carnefice. E’ questa la “mostruosa” (ipse dixit) trasformazione di Jodie Foster ne Il buio nell’anima (The Brave One) di Neil Jordan, di cui è protagonista e produttrice. Colpita dalla violenza metropolitana nella notte newyorkese, che lascia in fin di vita lei e uccide il compagno, Erica Bain / Jodie Foster è ossessionata dalla paura. Trova conforto in una pistola automatica, che scaricherà contro le potenziali minacce, in un crescendo sanguinario che il detective Terrence Howard potrebbe fermare, o forse no.
Rape revenge movie senza stupro, Il buio nell’anima deve molto a Ms. 45 (L’angelo della vendetta) di Abel Ferrara, modello implicito di questa perlustrazione della violenza e della vendetta, intelligentemente declinate al femminile. Il femminile spigoloso e pragmatico di Jodie Foster, giustiziere di una notte in cui la legge ha perso l’orizzonte, fino a paventare la legittimità della giustizia personale. Ambiguità etiche, in cui Jordan sguazza, calando la dualità bene/male, giusto/sbagliato in una cornice seventies, con la Grande Mela a fare da “set esistenziale”. Non un film riuscito, ma una prova a carico della nostra sete di vendetta. Senza traumi, ma disturbante.

NOTE

- CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2008 PER LA MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA DI FILM DRAMMATICO.

- LA REVISIONE MINISTERIALE DEL 20 OTTOBRE 2009 HA ELIMINATO IL DIVIETO AI MINORI DI 14 ANNI.

CRITICA

"Il finale non è certo ottimista ma non lo riveliamo perché il film è un poliziesco che accumula dati ed emozioni, banalità e sorprese. L'interessante della sceneggiatura è proprio in quella molla misteriosa che si rompe nella coscienza della protagonista e la spinge a cercare vendetta, pur sapendo di non far giustizia, lasciando dietro una scia di tristezza. Basta tenere a bada i nostri peggiori istinti." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 28 settembre 2007)

"Neil Jordan, che è il bravo regista irlandese di 'Michael Collins', non si lascia prendere dalla tentazione di fare spettacolo con l'azione e lavora sulla tensione psicologica e sulle atmosfere ben coadiuvato da un'interprete come Jodie Foster, presenza come sempre forte e vibratile. Il problema è che la sceneggiatura si incarta su se stessa nel tentativo da una parte di giustificare umanamente e dall'altra di moralmente condannare." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 28 settembre 2007)

"Il film diretto senza convinzione da Neil Jordan che, invece di concentrarsi sul delitto nell'era della sua riproducibilità tecnica si ingolfa in una storia di giustizia sommaria e di manipolazione reciproca improbabile quanto scucita. Solo la bravura della Foster e di Terrence Howard (il poliziotto che ha capito tutto, ma lascia fare) salvano il film dal disastro. In parte." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 28 settembre 2007)
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