Il buco

EL HOYO

SPAGNA - 2019
3/5
Il buco
Un uomo si sveglia in una cella con una copia di Don Chisciotte della Mancia e un vecchio vicino di letto. Si trova in una prigione verticale fatta di piani con due prigionieri ciascuno attraverso cui una volta al giorno scende una piattaforma zeppa di cibo: più si è sopra e più ci si abbuffa, mentre più si scende più restano le briciole. Sopravvivere e fuggire non sarà facile.
  • Altri titoli:
    The Platform
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR, THRILLER
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: ÁNGELES HERNÁNDEZ, CARLOS JUAREZ, CARLOS JUÁREZ E DAVID MATAMOROS
  • Distribuzione: NETFLIX
  • Data uscita 20 Marzo 2020

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Il risveglio di Goreng non è dei migliori. Su una branda in una cella e in coabitazione con un anziano a dir poco ambiguo.

Un piccolo lavabo e un minuscolo gabinetto l’unico arredamento presente. A dividere i due prigionieri, al centro della stanza, un enorme buco.

È l’incipit di El hoyo (Il buco, appunto), opera prima dello spagnolo Galder Gaztelu-Urrutia, a metà strada tra l’horror e la fantascienza distopica. E metafora (molto facile, va detto) che trova sponda “felice” con la realtà che stiamo vivendo in questo periodo.




Non a caso il titolo internazionale è The Platform: sì, perché proprio quel buco in mezzo alla cella, una volta al giorno, ospita la discesa di una piattaforma che “unisce”, solo per pochi minuti, i prigionieri di questa infinita galera verticale.

Ogni piano è numerato e i due compagni di cella ogni mese vengono spostati da un livello all’altro in maniera casuale.

Tavola imbandita al piano 0, lì dove viene preparata con cura minuziosa da chef che nessuno può vedere, la piattaforma inizia la sua lenta discesa verso gli inferi di un’umanità destinata alle peggiori aberrazioni ferine.

Ai piani più alti ci si abbuffa, ai piani più bassi non resta che mangiare gli avanzi dei piani superiori: centinaia e centinaia di numeri dopo, però, si muore di fame.




Goreng, finito lì per scelta volontaria (sei mesi per “provare a smettere di fumare”) capirà solo allora perché il suo compagno di cella ha portato con sé un affilato coltello. Perché sì, nella “fossa”, ogni prigioniero può portare con sé un oggetto a scelta. E il Don Chisciotte dell’inconsapevole Goreng, alla lunga, potrebbe non rivelarsi l’arma più appropriata con cui difendersi.

Deriva estrema e claustrofobica del prison-movie, debitore di altri film-esperimento come l’anagrammatico Il cubo, Il buco mischia intrattenimento animale a riflessione politica e sociologica (cosa accadrebbe se ai piani alti evitassero di abbuffarsi per garantire a tutti il minimo sostentamento?), ha dalla sua il ritmo e la suspense, tiene desta la curiosità dello spettatore ma tradisce qualche plot-twist inverosimile e qualche falla di troppo nel meccanismo generale.

NOTE

- IN CONCORSO AL 37. TORINO FILM FESTIVAL (2019).
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