Il buco

ITALIA, GERMANIA, FRANCIA - 2021
3/5
Il buco
Durante il boom economico degli anni '60, l'edificio più alto d'Europa viene costruito nel prospero nord Italia. All'altra estremità del paese nell'agosto del 1961 un gruppo di giovani speleologi visita l'altopiano calabrese e il suo incontaminato entroterra immergendosi nel sottosuolo di un Meridione che tutti stanno abbandonando. Scoprono così coi suoi 700 metri di profondità una delle grotte più profonde del mondo, l'Abisso del Bifurto dell'altopiano del Pollino, sotto lo sguardo di un vecchio pastore, unico testimone del territorio incontaminato.
  • Altri titoli:
    The Hole
  • Durata: 93'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: MARCO SERRECCHIA, MICHELANGELO FRAMMARTINO, PHILIPPE BOBER PER DOPPIO NODO DOUBLE BIND, CON RAI CINEMA, IN COPRODUZIONE CON SOCIÉTÉ PARISIENNE DE PRODUCTION, ESSENTIAL FILMPRODUKTION
  • Distribuzione: LUCKY RED
  • Data uscita 23 Settembre 2021

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

1961, su: il grattacielo Pirellone a Milano, Lombardia. 1961, giù: l’Abisso del Bifurto sull’altopiano del Pollino, Calabria. Michelangelo Frammartino sceglie il secondo, e ne fa il suo terzo lungometraggio da regista: Il buco, in concorso a Venezia 2021.

Il regista sgonfia il Boom economico, ovvero volge lo sguardo altrove, ai ragazzi settentrionali che fecero l’impresa in Meridione: nell’agosto del 1961 un gruppo di giovani speleologi scopre in Calabria quelal che con i suoi 700 metri è una delle grotte più profonde del mondo, l’Abisso del Bifurto.

La loro coraggiosa e fortunata missione, in direzione ostinata e contraria rispetto allo sviluppo del Nord, è contrappuntata dagli ultimi giorni di un pastore calabro, il cui richiamo alle mucche fa da colonna sonora e, di più, da canto del cigno dell’arcaicità che se ne va.

La fotografia di Renato Berta, che ci dischiude la grotta interminabile, è la cosa migliore del film, è nei fatti rivelatrice di una realtà celata, se non misconosciuta. Di contro, è fin troppo estatica nella profondità di campo che si concede dall’altipiano all’infinito.

Se l’aspetto visivo è d’abitudine rilevante e magnificente, viceversa, Frammartino, che scrive con Giovanna Giuliani, è meno profondo, pur avendo a disposizione la grotta, più didascalico, più prevedibile di quanto non ci avesse mostrato ne Il dono (2003) e Le quattro volte (2010): l’eponimo buco c’è già, sicché Michelangelo non scava, giustappone/contrappone Nord e Sud, l’antonimia del Pirellone visto televisivamente dal montacarichi che sale e l’Abisso dei giovani piemontesi che scende, con una copertina d’Epoca, raffigurante il presidente Kennedy, che è troppo corta, ovvero troppo spiccia per essere proiettata in quella grotta. Non c’è, in breve, mise en abyme, le considerazioni antropoculturali, ovvero socioeconomiche, sono superficiali, comuqnue programmatiche e schematiche.

Certo, (dover) aspettare undici anni dal secondo al terzo film spiega, eccome, questa docilità – no, non cattività, addomesticamento – poetica, questa necessità (altrui) di spiegare e spiegarsi, ma del Frammartino duro e puro si sente la mancanza.

NOTE

- PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA, PREMIO FEDIC PER MIGLIOR FILM, GREEN DROP AWARD, PREMIO LA PELLICOLA D'ORO MIGLIOR OPERATORE DI MACCHINA A LUCA MASSA, PREMIO FAIR PLAY AL CINEMA - VIVERE DA SPORTIVI ALLA 78. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2021).

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DI: MIC - DIREZIONE GENERALE CINEMA, EURIMAGES, CALABRIA FILM COMMISSION, REGIONE LAZIO, CNC - AIDE AUX CINÉMAS DU MONDE - CENTRE NATIONAL DE LA CINÉMATOGRAPHIE - INSTITUT FRANÇAIS, ARTE FRANCE CINÉMA, ZDF/ART, MEDIENBOARD BERLIN BRANDENBURG, CINEREACH; CON LA COLLABORAZIONE E IL PATROCINIO DI: PARCO NAZIONALE DEL POLLINO, COMUNE DI SAN LORENZO BELLIZZI E LA SOCIETÀ ITALIANA DI SPELEOLOGIA.
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