Il buco in testa

ITALIA - 2020
3/5
Il buco in testa
Maria S. vive vicino al mare, in provincia di Napoli. Ha un lavoro precario, nessun amore. Una madre praticamente muta. Quarant'anni prima, un militante dell'estrema sinistra ha ammazzato suo padre, vicebrigadiere di polizia poco più che ventenne, nel corso di una manifestazione politica. Maria è nata due mesi dopo... Un giorno apprende che l'omicida del padre ha un nome, un volto, un lavoro. Ha scontato la sua pena e vive a Milano. "Adesso so chi odiare", pensa Maria. Si tinge i capelli e prende un treno veloce per andare a incontrarlo. Ha con sé una pistola.
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: liberamente ispirato a una storia vera
  • Produzione: ESKIMO CON RAI CINEMA, IN ASSOCIAZIONE CON MINERVA PICTURES, MAD ENTERTAINMENT

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Il buco in testa riconsegna il talento irregolare di Antonio Capuano, regista tra i più ondivaghi e sorprendenti della sua generazione, capace di folgorarci con Luna rossa (2001) e La guerra di Mario (2005), sempre interessante e irriverente anche dove palesemente minore, come nel recente Achille Tarallo (2018).

Fuori concorso a Torino 38, il suo nuovo film prende spunto da una storia vera, da Antonia, “nata nell’autunno del 1977, in una cittadina della fascia costiera a sud di Napoli, orfana di padre. Un padre ammazzato prima che lei nascesse. A Milano, mentre prestava servizio durante una manifestazione di militanti di estrema sinistra. Vicebrigadiere di Pubblica Sicurezza Antonio Custra, 25 anni, III Reparto Celere”. Antonia diventa Maria Serra, incarnata in modo totalizzante da Teresa Saponangelo, che vive vicino al mare con vista sul Vesuvio, una precarietà multilaterale, dal lavoro agli affetti, una madre pressoché muta e una possibilità di riscatto, revanche: l’omicida del padre ha scontato la pena, vive a Milano e, si dice Maria, “adesso so chi odiare”, e forse pure di più.

Scritto e diretto da Capuano, non inquadra con Guido Mandelli (Tommaso Ragno, bravo) solo chi fece la lotta armata negli anni Settanta per vedere oggi chi, che cosa sia diventato, ma cerca una Weltanschauung in cui l’odierna precarietà, anche e soprattutto di senso, si interfaccia, se non addirittura si relaziona, a quella guerra, se non quale residuo, precipitato almeno quale relitto: non si sono uccisi solo i padri, ma i figli, le figlie, Maria e le altre orfane che tali sono anche senza essere anagraficamente orfane.

A questo, che è il nucleo del film, anzi, Il buco, Capuano accosta e prova a collegare altre storie, altri personaggi, dall’insegnante Fabio Violante (Francesco Di Leva) all’amica di Maria Titti (Daria D’Antonio), non sempre con efficacia. Anche talune scelte di regia, dal bianco e nero degli anni di piombo che trascolora (per tacere del filo di sangue…) a Maria che si rivolge in macchina allo spettatore o pedibus calcantibus si avoca il diritto alla trasfigurazione, lasciano interdetti, insoddisfatti, ovvero intimamente consci non ce ne fosse bisogno, e tuttavia Il buco in testa, forte di una Saponangelo ostinata e contraria, è più forte dei suoi errori, delle sue debolezze, perfino delle sue piccinerie (anche alla voce Sardine…). Perché in testa ha la libertà.

NOTE

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON IL SOSTEGNO DEL MIBACT, REGIONE CAMPANIA-FONDO REGIONALE PER IL CINEMA, CAMPANIA FILM COMMISSION.

- FUORI CONCORSO AL 38. TORINO FILM FESTIVAL (2020).
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