Il Bagno Turco - Hamam

ITALIA, TURCHIA, SPAGNA - 1997
Il Bagno Turco - Hamam
A Roma Francesco e Marta, marito e moglie, gestiscono insieme a Paolo, amico di vecchia data, uno studio che si occupa di ristrutturazione di interni. Un giorno Francesco, ricevuta dall'ambasciata di Turchia la notizia di avere ereditato un immobile da una certa zia Anita, parte per Istanbul e qui scopre che l'immobile è un hamam, cioè un bagno turco che la zia ha gestito per circa trenta anni. Entra in contatto con Osman, custode del bagno, e con la sua famiglia: la moglie, la figlia Fusun, il figlio Mehmet, che lo ospitano con grande calore. Deciso in un primo momento a vendere per tornare subito a casa, Francesco a poco a poco cambia idea, si appassiona all'edificio e decide di rimetterlo in uso. Passa del tempo e Marta, che ha una relazione con Paolo, arriva a sua volta ad Istanbul per chiarire la situazione. Dopo alcuni alterchi col marito, una sera lo sorprende nell'hamam in atteggiamento affettuoso col giovane Mehmet. Il giorno dopo i due hanno una brusca spiegazione al termine della quale Marta, irata e sconvolta, decide di tornare in Italia. Ma, mentre sta per andare all'eroporto, arriva la notizia che Francesco è stato accoltellato a morte dai sicari della ditta di costruzioni che avrebbero voluto acquistare l'hamam per specularci sopra. Allora Marta decide di restare ad Istanbul per continuare l'opera del marito.
  • Altri titoli:
    Il bagno turco
    Hamam: The Turkish Bath
    Hamam: el baño turco
    Hamam
    The Turkish Baths
  • Durata: 94'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICO
  • Produzione: MARCO RISI E MAURIZIO TEDESCO PER SORPASSO FILM (ROMA), CENGIZ ERGUN PER PROMETE FILM (ISTANBUL), ASBRELL PRODUCTIONS (MADRID)
  • Distribuzione: FILMAURO (1997) - RCS FILMS & TV

NOTE

- REVISIONE MINISTERO MARZO 1997.

- NASTRO D'ARGENTO 1998 A MARCO RISI E MAURIZIO TEDESCO PER LA MIGLIORE PRODUZIONE.

CRITICA

"Il pregio maggiore del film, scritto e diretto con estrema delicatezza di toni dal promettente Ozpetek, sta nel fatto che ad accompagnare il tipico occidentale in crisi alla scoperta di un mondo diverso sia la macchina da presa di un cineasta che sa rispecchiarne dal di dentro la complessa e fascinosa realtà." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 11 maggio 1997)

"Una sensibilità raffinata, un vero compiacimento per l'esuberanza di un folklore non turistico e una mano già esperta nel raccontare per immagini sono le qualità che connotano in Ozpetek un regista dal quale si possono attendere altri film belli. Quanto al giovane Gassman, sta scoprendo un suo personale sentiero espressivo felicemente divergente dal cammino reale del genitore; in un personaggio tutto stridori, la d'Aloja ne accompagna adeguatamente le traumatiche scoperte; un po' sfocato, purtroppo, Carlo Cecchi in una figura di servizio simile a quella di Io ballo da sola. Stupendi tutti gli attori turchi, dai grandi ai piccoli: memorabile la madre di famiglia Serif Sezer, schizzato con proprietà l'avvocaticchio di Zozo Toledo che fra occhiate sbieche e tremori si configura come un tipo da commedia che annuncia la tragedia, grottesco messaggero di morte." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 12 maggio 1997)
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