I villeggianti

The Summer House

ITALIA, FRANCIA - 2018
3/5
I villeggianti
Una grande e bella proprietà in Costa Azzurra. Un posto che sembra essere fuori dal tempo e protetto dal mondo. Anna arriva con sua figlia per qualche giorno di vacanza. In mezzo alla sua famiglia, ai loro amici e al personale di servizio, Anna deve gestire la sua recente separazione e la scrittura del suo prossimo film. Dietro le risate, la rabbia, i segreti, nascono rapporti di supremazia, paure e desideri. Ognuno si tappa le orecchie dai rumori del mondo e deve arrangiarsi con il mistero della propria esistenza.
  • Altri titoli:
    Les estivants
  • Durata: 127'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: ALEXANDRA HENOCHSBERG, PATRICK SOBELMAN PER AD VITAM PRODUCTION, EX NIHILO, COOPRODOTTO BIBI FILM CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: LUCKY RED (2019)
  • Data uscita 7 Marzo 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Costanza Morabito
È un miscuglio particolare di realtà e finzione Les Estivants (I Villeggianti) di Valeria Bruni Tedeschi, film che si configura come un capitolo di un’autobiografia immaginaria. Già a partire da un’occhiata al cast ci rendiamo conto che buona parte degli attori interpretano quello che è il loro ruolo all’interno della vita della regista, che per il suo ultimo film veste i panni della sua alias Anna.

Siamo invitati a trascorrere un’estate nella lussuosa villa sulla Costa Azzurra dove la protagonista e la sua famiglia ogni anno trascorrono le vacanze insieme ad amici e personale di servizio.

Questa volta però Anna sta attraversando una dolorosa separazione e non vuole accettare che Luca (Riccardo Scamarcio) la stia lasciando per una modella che in lingerie occhieggia dai manifesti pubblicitari.

Nel frattempo Anna scrive un film autobiografico sulla sua famiglia con l’aiuto di una sceneggiatrice (interpretata da Noémie Lvovsky, una delle vere sceneggiatrici del film). E anche se, come nella realtà parallela della famiglia Bruni Tedeschi, c’è una mamma pianista, una figlia adottata, un fratello morto a causa dell’AIDS e così via, l’immaginazione feconda il tutto e i personaggi sono calati in situazioni tragicomiche che funzionano.

Con sguardo divertito ma (inevitabilmente) partecipe e dunque con sincerità e trasporto, il film racconta le piccole normali follie di un gruppo eterogeneo di persone.


 

La ricca famiglia vive in un microcosmo apparentemente protetto da cui vorrebbe escludere i problemi del mondo esterno, che emergono solo nelle conversazioni accese della servitù.

I proprietari sono piuttosto ossessionati dall’invasione dei cinghiali, dal fatto che non sono state erette delle barriere per tenerli lontani: come se insieme ai cinghiali potessero tenere lontano tutto ciò che di indesiderato e feroce proviene dal mondo esterno.

Ma non c’è barriera che tenga, e a rivelarlo a tutti sarà paradossalmente il figlio un po’ tonto del cuoco, anche se Anna l’ha già capito e, mentre combatte contro il dolore della separazione, con il suo film vuole raccontare cosa è andato storto nella sua famiglia.

Diviso in atti, con prologo ed epilogo, il film parte con un ritmo vivace per rallentare nella sua seconda metà, dove ci sentiamo un po’ come Célia (Oumy Bruni Garrel) la figlia di Anna, unica bambina del cast: spettatrice di solitudini che si mettono in scena, si intrecciano senza parlare veramente.

“Finché parli sei vivo. Qui senti la morte che arriva, nessuno risponde”, constata secca (e ovviamente inascoltata) la vecchia zia (Gigi Morini). Se il contatto c’è, con una scintilla esplode violento per spegnersi in un baleno, che si parli della differenza tra destra e sinistra o della definizione tecnica di abuso sessuale.

In un film in cui anche quando le questioni sembrano risolversi in realtà si scopre che le cose stanno peggio di prima, il finale sembra destinato alla sconfitta: eppure in una vertigine di rispecchiamenti si manifesta tutto il potere dell’immaginazione.


 

Anna/Valeria lo pretende un happy end, per quanto farlocco: e così alla fine la vediamo interpretare se stessa mentre recita se stessa subito prima di perdersi in una fitta nebbia, quella della finzione della memoria che a volte coincide con la magia del cinema.

 

NOTE

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE DI CANAL+, CINÉ+, FRANCE TÉLÉVISIONS.

- FUORI CONCORSO ALLA 75. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2018).

- CANDIDATO NASTRI D'ARGENTO 2019 PER: MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA (VALERIA GOLINO).

CRITICA

"(...) è innegabile che Valeria Bruni Tedeschi sia un'attrice comica trascinante, con tempi perfetti, e una regista ormai di straordinaria consapevolezza. (...) Non solo per come orchestra gli interpreti (ottima la sintonia con la Golino, che canta 'Ma che freddo fa', balla e mima il vecchio spot della Peroni), ma per l'elegante ritmo interno alle scene. Un ritmo che mescola, si direbbe, stizza e malinconia, aiutandosi a una miscela musicale di musiche originali molto efficaci (Paolo Buonvino) e di brani vari, da Rossini a Schubert." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 7 marzo 2019)

"(...) Attrice e regista Bruni Tedeschi mescola come una maga le figure della sua autofinzione, e più che mai in questo suo nuovo bel film dove il processo di creazione viene svelato con una giravolta. (...) Quanto ci sia di «vero» e quanto sia invece romanzato non è importante saperlo nel senso che la materia del vissuto che l'autrice maneggia e trasforma si fa realtà verissima nella sua messinscena e nell'umorismo con cui parla di sé. È l'ironia che crea la distanza narrativa necessaria a rappresentare un mondo a lei vicino senza negare l' appartenenza ma giocando con le nevrosi e le cattiverie che lo attraversano. E, soprattutto, con sé stessa, coi suoi capricci e le sue ossessioni, gli slanci goffi, le assurdità." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 7 marzo 2019)
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