I tempi felici verranno presto

ITALIA, FRANCIA - 2016
3,5/5
I tempi felici verranno presto
Tommaso e Arturo sono riusciti a scappare cercando rifugio nella foresta. Bella la vita ora, nonostante tutto.
Ma, attenzione, muori sempre quando meno te l'aspetti, anche se sei giovane, finalmente felice e non mai hai fatto niente di male. Tanti anni dopo, la foresta che ha visto morire Arturo e Tommaso, pare sia ora infestata di lupi affamati. Ai giorni nostri, nessuno si ricorda della storia dei due giovani ma, proprio in quella foresta, Ariane scopre uno strano buco. Ariane è forse, allora, la ragazza di cui parla quella leggenda della valle? Il perché Ariane sia entrata in quel buco rimane un mistero, fatto sta che poi, di lei, non si è saputo più nulla. Ognuno la racconta a modo suo questa storia, ma tutti concordano nel dire che Ariane il lupo l'ha incontrato.
  • Altri titoli:
    Happy Times Will Come Soon
    Bientôt les jours heureux
  • Durata: 102'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 16 MM/35 MM, DCP
  • Produzione: PAOLO BENZI, THOMAS ORDONNEAU PER OKTA FILM, SHELLAC SUD, CON RAI CINEMA, IN CO-PRODUZIONE CON ARTE FRANCE CINÉMA
  • Distribuzione: TUCKER FILM (2017)

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Sguardo acerbo ma ricco di possibilità quello di Alessandro Comodin, che alla seconda prova dietro la mdp conferma quanto di buono aveva fatto vedere ne L’estate di Giacomo. E fa anzi un passo in più, virando con decisione su un registro più inedito e ardito, che contamina il naturalismo con il simbolismo fiabesco. I tempi felici verranno presto: vale anche per il cinema italiano, se saprà sostenere i suoi talenti indipendentemente dalle loro fortune festivaliere.

Girato nella selva friulana, dove la terra è ancora contesa da bestie e uomini, il film è diviso in tre atti: nel primo due personaggi di nome Tommaso e Arturo vagano nei boschi fuggendo da qualcosa. Cadranno sotto i colpi dei cacciatori. Nel secondo la figlia emaciata di un pastore locale, Ariane, scopre uno strano buco nel bosco che, come la tana del Bianconiglio, conduce in una realtà nuova, nascosta, dove la ragazza incontra un lupo dalle fattezze umane, le fattezze di Tommaso. Nel terzo e ultimo atto Tommaso è appena entrato in carcere, accolto da un detenuto filosofo. La prima visita che riceve è quella di Ariane.

Volutamente ermetico e allegorico, I tempi felici verranno presto potrebbe risultare un inutile, frustrante rompicapo per lo spettatore che volesse riannodare i fili di una storia che non possiede, né vuole, una logica ferrea (accontentiamoci di una variazione sul tema Natura vs. Cultura). E’ anzi questa indeterminatezza dichiarata, a partire dallo spaesamento di tempo e di luogo, la chiave d’accesso più produttiva, l’unica a garanzia di un cinema che non offre risposte ma sorprese. Comodin chiede allo spettatore di slacciare le cinture di sicurezza di una visione agevolata, al limite passiva, e di immergersi in una che non cerca di ammaliarlo, incantarlo, ma paradossalmente ridestarlo. Il che è curioso se si pensa al sostrato fiabesco del film, dove Alice nel paese delle meraviglie incontra Cappuccetto rosso e il lupo: l’elemento favolistico non affiora mai in superficie, contentandosi semmai di contaminarla, di segnalare un’anomalia nella realtà, ridotta così a epifenomeno di qualcosa che la precede.

Ecco perché I tempi felici verranno presto risulta un prezioso antidoto contro il realismo magico d’esportazione da un lato e il documentarismo à la page dall’altro (quello che prende una mera opzione di messa in scena, in teoria la meno manipolante, per farne ontologia e manifesto etico/politico). Invece, più lavora l’immagine in senso radicalmente naturalistico  (dalla recitazione amatoriale all’illuminazione senza trucchi), più Comodin ne sottolinea la natura di apparenza, una traccia da cui partire per cercarne l’essenza. Un’opera orgogliosamente piccola, che non ragiona per scale di grandezza, che non cerca mai l’ampiezza né la profondità di campo – come attesta il formato dello schermo, l’1.33:1 di memoria televisiva - ma un’invisibile  quarta dimensione, tra memoria e immaginazione, sul retro del quadro. Che è anche la dimensione di questo cinema nell’ambito del sistema produttivo italiano. Una marginalità di cui si può essere fieri, a patto però che non diventi l’alibi per non scoprirsi e crescere più avanti.

NOTE

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA; REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DI: FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE, FONDO PER L'AUDIOVISIVO DEL FRIULI VENEZIA GIULIA; SVILUPPATO CON IL SOSTEGNO DI: FONDO BILATERALE PER LO SVILUPPO DI COPRODUZIONI DI OPERE CINEMATOGRAFICHE ITALO‐FRANCESI, MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO ‐ DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA, CENTRE NATIONAL DU CINÉMA ET DE L'IMAGE ANIMÉE, REGIONE PROVENZA‐ALPI‐COSTA AZZURRA IN PARTENARIATO CON IL CNC, PREMIO ARTE INTERNATIONAL ‐ CINEMART, INTERNATIONAL FILM FESTIVAL ROTTERDAM 2014.

- PROIEZIONE SPECIALE ALLA 55. SEMAINE DE LA CRITIQUE (CANNES 2016).

CRITICA

"Uno di quei film che ci piacerebbe amare e difendere, se non risultasse ostico e irrisolto. (...) Suggestivo ma oscuro, sconnesso. Ma le intuizioni e le belle immagini non bastano." (Fabio Ferzetti, 'Il Mattino', 14 maggio 2016)
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