I sogni muoiono all'alba

ITALIA - 1961
I sogni muoiono all'alba
Nella notte fra il 3 ed il 4 novembre 1956 si attende la conclusione delle drammatiche trattative tra i Sovietici, che hanno stretto Budapest con una muraglia di carri armati, e gli insorti ungheresi guidati da Maleter. Cinque giornalisti italiani di diverse tendenze politiche si trovano a dover trascorrere insieme, nelle stanze d'un albergo, quelle interminabili ore. Il senso dell'imminente tragedia li attanaglia e li spinge a discutere animatamente, facendo affiorare a poco a poco il dramma segreto di ognuno di loro. Gianni, retorico professionista dei servizi di guerra ed Antonio, inviato d'un giornale comunista, sono al centro d'una astiosa polemica. L'apparente sarcasmo di Antonio nasconde una profonda crisi in atto nella coscienza dell'ex partigiano. C'è poi Andrea, un giornalista intelligente e moderno; Mario, un uomo anziano e malato che sembra disinteressarsi di quanto sta accadendo e infine Sergio, un giovane comunista che, nelle poche ore che precedono l'alba, vive un rapido ed intenso romanzo d'amore con Anna, una partigiana ungherese. All'alba, il fragore dei carri armati sovietici annuncerà l'inizio della tragedia e insieme deciderà il destino di tre dei sei personaggi: Sergio seguirà Anna per le strade di Budapest, verso la morte. Anche Mario uscirà, incontro ad una sorta di suicidio che risolva per lui tutti i suoi irresolubili problemi.
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: omonimo lavoro teatrale di Indro Montanelli
  • Produzione: ROBERTO DANDI PER RIRE CINEMATOGRAFICA
  • Distribuzione: CINERIZ

NOTE

- DAVID DI DONATELLO 1962 A LEA MASSARI.

- REVISIONE MINISTERO OTTOBRE 1997.

- PRESENTATO ALLA 66. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2009) NELLA SEZIONE "QUESTI FANTASMI 2".

CRITICA

"A Montanelli regista di cinema non è riuscito a pieno quanto era riuscito a Montanelli regista di teatro". (Guglielmo Biraghi, "Il Messaggero", dicembre 1961).

"Tratto dall'omonimo dramma teatrale, il film risente della sua origine. Sull'azione ha grande prevalenza il dialogo che, pur abile e brillante, non sempre riesce a distrarre il pubblico da un certo senso di stanchezza. Anche se l'atmosfera drammatica è a volte resa in modo eccellente, l'instabilità psicologica dei personaggi, visti in chiave polemica o ideologica, le situazioni troppo artificiose o letterarie impediscono una sufficientemente decisa e profonda dimensione drammatica e umana". ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 51, 1962)
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