I ricordi del fiume

ITALIA, FRANCIA - 2015
3/5
I ricordi del fiume
Oltre mille persone di diversa nazionalità vivono tra topi e immondizia dentro baracche costruite con lamiere e legno. È il Platz, una delle più grandi baraccopoli d'Europa, sugli argini del fiume Stura a Torino. Molti bambini, donne e anziani abitano ormai da anni in questo microcosmo invisibile che tra poco tempo non esisterà più. Entro dicembre del 2014, infatti, un ambizioso e delicato progetto ad alto impatto sociale prevede il suo smantellamento e il trasferimento di parte delle famiglie in case normali. I ricordi del fiume racconta la vita di questa baraccopoli nei suoi ultimi mesi di esistenza, tra lacerazioni, drammi, speranze, vita.
  • Durata: 96'
  • Colore: C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Specifiche tecniche: HD, DCP, 25 fps (16/9)
  • Produzione: ALESSANDRO BORRELLI PER LA SARRAZ PICTURES CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: LA SARRAZ PICTURES (2016)
  • Data uscita 21 Aprile 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Massimo Giraldi
Il Platz, la più grande baraccopoli d'Europa nella quale si sono trovate a vivere nello stesso momento oltre mille persone di diversa nazionalità, è situata sugli argini del fiume Stura a Torino. Dopo molti anni di incertezza, è adesso avviato un programma di smantellamento di quel dedalo di legno, di lamiere e baracche. Si avvia un nuovo futuro...  Si comincia con una macchina a mano che pedina un bambino per un lungo tratto, senza mollarlo un attimo e passando in mezzo ad oggetti i più vari, che compongono un percorso accidentato e disordinatissimo. Da dove è cominciato quel sentiero, e dove è destinato a concludersi è forse una riflessione 'fuori' campo che allarga a dismisura lo spazio e getta sulla quella 'camminata' una luce di indecisa rassegnazione. Lo stesso bambino nel finale passa di nuovo lungo quei sentieri, e spiazza ogni residua componente emozionale. Nel frattempo i rumeni in maggioranza presenti al Platz si sono adattati all'idea di uno sgombero forzato e anomalo, isole lontane in attesa di ricominciare una nuova esistenza. Dopo lo straziato e crudele reportage alla base di Sette opere di misericordia (2011), i De Serio compiono una scelta che rinuncia ad un'idea di "racconto" a favore di uno sguardo freddo e secco sulla realtà. I due registi osservano, seguono, lasciano indizi della loro voglia di essere 'estranei' e insieme 'presenti': del resto il loro cinema non è mai fine a se stesso e anche quando sembra che si limiti a recepire, cambia l'attenzione e converge su elementi, cose, persone che sembravano appartenere ad altro. L'obiettivo si sposta solo in apparenza, al dunque i due mettono in atto un dispositivo linguistico per cui il recepire significa guardare e riflettere, senza giudicare. E in questo confermano una originalità che è forse ostile per lo spettatore ma aiuta a verificare con esattezza il dolore del 'vero' e insieme la mancanza di una soluzione immediata.

NOTE

- FILM DI INTERESSE CULTURALE REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA-MIBACT E CON IL SOSTEGNO DI FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE-PIEMONTE DOC FILM FUND-FONDO REGIONALE PER IL DOCUMENTARIO.

- FUORI CONCORSO ALLA 72. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2015).

CRITICA

"Curiosi di vita i fratelli De Serio. (...) Reportage formidabile (...). Toni epici al contrario, il senso di un'ultima misura, di un'attesa, scene quotidiane di gente che tenta di essere normale ma un bambino parla serio di morte. Lévi-Strauss del cinema, non distribuiscono la pìetas a buon mercato, guardano negli occhi la civiltà in disfacimento." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 21 aprile 2016)

"Dall'incontro con l'umanità marginale e - ahinoi - residuale trovata nel Platz è nato il mastodontico progetto de 'I ricordi del fiume', portato alla scorsa Mostra veneziana nella sua versione integrale di 140' e (...) nelle sale nella 'riduzione' a 96'. II taglio comunque non riduce l'intensità e l'importanza del documentario, prezioso contenitore di contenuti - 'i ricordi' di queste persone, appunto - che altrimenti andrebbero inesorabilmente perduti. Rigoroso, appassionato e fedele tanto al Reale quanto all'Arte." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 21 aprile 2016)

"(...) un susseguirsi di capitoli visivi di lungimirante intensità, le notti e i giorni dell'agglomerato invaso da immondizia e da un senso di insopportabile vacuità, mentre lentamente viene sbrindellato. (...) Tutti si ritrovano in preghiera, una cacofonia impressionante di litanie e invocazioni, poi ci sono i neon delle notti e le luci della televisione che arriva nelle nuove case e da cui telenovele blaterano frasi d'amore e Papa Francesco benedice." (Luca Pellegrini, 'Avvenire', 22 aprile 2016)

"(...) un insieme di immagini, storie, volti, canzoni che cerca di costruire una memoria condivisa tra la città e quel «buco nero» che brulicava di vita, ma anche sofferenza (...)." (Giulia Bianconi, 'Il Tempo', 22 aprile 2016)
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