I re e la regina

Rois et reine

FRANCIA, BELGIO - 2004
I re e la regina
I destini paralleli di Nora e Ismaël. Lei, sola e abbandonata a se stessa e alla continua ricerca dell'uomo giusto. Lui, rinchiuso per errore in un ospedale psichiatrico...
  • Altri titoli:
    Kings and Queen
    Re e regina
    Kings & Queen
  • Durata: 150'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:2,35), SCOPE
  • Produzione: PASCAL CAUCHETEUX PER WHY NOT PRODUCTIONS, FRANCE 2 CINEMA, RHONE-ALPES CINEMA, CNC, LA PROCIREP, CANAL +, CINE CINEMA, LA REGION RHONE-ALPES, COFIMAGES 15, WILD BUNCH
  • Distribuzione: FANDANGO (2006)
  • Data uscita 19 Maggio 2006

TRAILER

RECENSIONE

di Luca Pellegrini
Chiacchiere dalla Francia: Arnaud Desplechin, con il bel film Rois et Reine (I re e la regina), preferisce la strada più urbana, forse occidentale, ma non meno complessa, della parola, del fitto dialogo esteriore e di quello interiore - non per questo meno intenso -, con la propria anima, per esprimere le inquietudini di una donna circondata dall'oscurità e dalle solitudini, e che non sapremo se troverà mai la sua vera essenza. E' una storia di amori "regali" quella sceneggiata con estro e consumata attitudine dallo stesso regista e da Roger Bohbot. Sono passioni tutte sbagliate, rapporti conflittuali, anche tragici. E' un intrecciarsi vitale e un raggomitolarsi difensivo che pone tutti, i "re" (nudi davanti alla verità dell'amore) e la "regina" (vestita di uno dei cliché difensivi più comuni, l'indecisione) ai nastri di partenza per una gara molto accidentata: la vita. Sembra di essere, anzi, siamo, dalle parti di Truffaut: un'ingarbugliata condivisione di titubanze, piccole follie, confusioni, afasie che oggi regnano quando si parla di sentimenti e di famiglia, ma sotto lo sguardo sereno e divertito di Desplechin. Il quale si avvale di un buon cast femminile, tutto francese, che risponde ai nomi di Emmanuelle Devos e Catherine Deneuve. La prima è Nora, la regina, che si auto-confessa lungo tutto il film: lo pseudo-omicidio dell'amante, portato al suicidio per una forma di paura logorroica della donna (ma che, tenacemente, conserverà in grembo il figlio, in una forte e condivisibile difesa della maternità); l'eutanasia per scopi terapeutici inflitta al padre (il dolore è insostenibile), il quale le lascerà in eredità parole terribili. La seconda, invece, è una psichiatra integrata nella società che ha in cura l'ex-marito di Nora, Ismäel (l'attore Mathieu Amalric), sorta di istrionico viveur che alla fine sa anche essere un uomo saggio. Malinconia? Certo, con un tocco di classe.

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 61MA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2004).

CRITICA

"Nel giorno della famiglia il film migliore, il più nuovo, il più sconcertante, l'unico che faccia piangere dal ridere e viceversa, porta la firma di un autore che ci tiene sulla corda dal lontano e folgorante debutto ('La vie des morts', 1991), il francese Arnaud Desplechin, classe 1960. In Italia si è visto solo nei festival, in Francia continua a suscitare odi e amori con pari intensità, tenendosi lontano da ogni moda. (...) Raccontare 'Rois et reine' è impossibile, sono due ore e mezzo zeppe di divagazioni, non tutte convincenti. Ci sono un padre in agonia, un bimbo da adottare, un primo compagno morto in circostanze bislacche, colloqui con i fantasmi, lettere dall'aldilà; e poi avvocati tossicomani, una rapina a mano armata sventata con esilarante prontezza dal padre droghiere di Amalric, una dottoressa impassibile (Catherine Deneuve!) e una psicanalista africana, enorme, che sembra una cuoca o una guaritrice. Chissà se qualcuno avrà il coraggio (la follia) di distribuirlo in Italia." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 4 settembre 2004)

"'Rois et Reine' comincia col tono, le atmosfere, le musiche di una commedia; poi ti mette di fronte a episodi duri che sedimentano nella memoria: come il suicidio, grottesco e gratuito, del primo marito della protagonista o la lettera d'addio di suo padre, che traccia di lei un ritratto spietato e le manifesta tutto l'odio per averla amata troppo." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 4 settembre 2004)

"Pessimo, anche se non mancheranno i cinéfili entusiasti, ci è sembrato 'Rois et Reine' del quarantaquattrenne Arnaud Desplechin, tipico regista francese innamorato del proprio (supposto) talento a dispetto dell'assoluta mancanza di virtù comunicative. (...) Persino la Deneuve fa brutta figura nel carosello di fastidiose mossette e luttuose scene madri che non consiglieremmo davvero a nessuno." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 4 settembre 2004)

"Insieme al paradossale inno alla famiglia di Almodóvar, arriva come un controcanto il film di un francese dotatissimo e discontinuo fin dal folgorante debutto ('La vie des morts', 1991). Noto finora solo a chi va per festival, Desplechin usa spesso attori formidabili come la morbida Devos e l'elettrico Amalric. (...) Nel racconto zeppo di divagazioni compaiono un padre in agonia, un bimbo da adottare, un primo compagno morto in circostanze bislacche, colloqui con i fantasmi, lettere dall'aldilà. E poi avvocati tossicomani, una rapina a mano armata sventata con esilarante prontezza dal papà droghiere di Amalric, una dottoressa impassibile (Catherine Deneuve!), una enorme psicanalista africana... Non tutto convince, specie il salto finale nel dramma. Ma estro, talento, originalità, sono fuori dal comune." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 19 maggio 2006)

"Di fronte al mancato successo del film di un autore di talento, visceralmente impegnato nel suo lavoro e in grado di assicurarsi l'entusiastica collaborazione di interpreti prestigiosi, è lecito deplorare per l'ennesima volta la cosiddetta censura del mercato, ma qualche piccola responsabilità ce l'ha anche Desplechin. Che accumula, ma non sa scegliere; e pur cogliendo a tratti il senso profondo delle cose, non si preoccupa di fare ordine. (...) È davvero troppa grazia, servita in una ridondante mistura di citazioni musicali e letterarie, fra strazi dell'anima, complicazioni e divagazioni d'ogni tipo. Insomma ce n'è più che abbastanza per smarrirsi nell'arco dei 150 minuti di narrazione. Ogni tanto noi spettatori ci scopriamo in sintonia con i casi umani che passano sullo schermo, riconosciamo affinità, proviamo simpatie o antipatie per i vari personaggi come fossero persone della nostra vita; ma più spesso ci sentiamo respinti dall'irriducibile intellettualismo di un autore travolto dagli eccessi della sua fantasia." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 19 maggio 2006)

"L'autore, brutalmente tragico e/o comico, voleva scuotere e a tratti ci riesce per il ritmo sinuoso e ad onde concentriche del confusamente bel racconto intimista benissimo recitato in modo fiero e commovente dalla Devos e Mathieu Amalric (la Deneuve è la psichiatra). La vita è un romanzo suggerisce l'intellettual regista, siamo tutti Re e Regine, poi le scorciatoie sono infinite ed espressive, da 'Charlot' al 'Grande Lebowski'." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 26 maggio 2006)
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