I RAGAZZI DI TORINO SOGNANO TOKYO E VANNO A BERLINO

ITALIA - 1985
Due giovani Vincenzo e Luciano, dopo aver assistito a Roma alla fortunata esibizione di un complesso giapponese, rientrano a Torino con la ferma intenzione di mettere su un concerto, battezzandolo "granita elettronica" e producendosi essi stessi come danzatori. Cercando di coinvolgere i vecchi amici, i due contattano Laura, che dovrebbe occuparsi delle musiche, Viviana per le scenografie e il giovane Colbi per i testi poetici. Luciano, il ciccione della coppia, è un cassintegrato della Fiat, innamorato di Viviana, la quale peraltro non manca di distrarsi concretamente con altri del gruppetto. Da ciò la crisi di fiducia del ragazzo, che finisce con il ferirsi gravemente, rompendo con la testa uno specchio in casa. Poiché a Torino c'è anche un gruppo concorrente e già bene affermato sulla piazza, l'unica risorsa è partire per Berlino e là propinare a quegli sprovveduti provinciali la progettata "granita". Ma Colbi, il poeta che sempre parlava di suicidio come unica soluzione possibile, si dà davvero la morte. Tutti ne sono sconvolti: Laura e Viviana decidono di restare in Italia; Luciano, che già aveva messo le valigie sull'auto di Vincenzo, le scarica per restare con la sua ragazza, che ha perdonata e che, a suo dire, vuole bene solo a lui. Poi Vincenzo mette in moto la vetturetta e Luciano decide di un colpo di lasciare Viviana e Torino, per partire anche lui verso la città del Nord Europa.

CAST

CRITICA

"Vincenzo e Luciano sono una coppia comica, e le loro sortite in accappatoio e ciabatte per andare ai bagni pubblici, le pantomime finto-giapponesi-prima di calarsi nella vasca o la danza estemporanea fra le auto all'incrocio, sono fra i momenti più felici del film. Ogni coppia comica ha però il suo lato sentimentale. A rivelare dolorosamente - questo lato penserà la seducente Viviana (Cristina Giachino), fidanzata di Luciano che però va a letto con Vincenzo, e con tanto di cuffie rock in testa. Amore vero o amicizia virile, post-adolescenza o pre-maturità? Vincenzo e Luciano scelgono l'amicizia. Su questo piano in realtà il film è evasivo. Badolisani però (classe 1958, da Gioiosa Jonica) non filma a distanza, non si arma dell'ironia che già imperava nel primissimo Moretti, al quale 'I Ragazzi di Torino' fa qua e là lontanamente pensare, ma si cala fino al collo nel mondo che rappresenta. Ed è questo che rende il suo 'ritratto di nuovo proletariato urbano', con tutte le sue approssimazioni ed ingenuità, così insolitamente generoso e toccante." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 24 Giugno 1990)

"E' esemplare (il regista si definisce 'integrato metropolitano') anche la golosa e precipitosa commistione culturale del mondo dei Ragazzi. Un insieme di tradizionalismo, anarchismo, pensiero debole, vattimismo, transavanguardia, nostalgie di ordine (Tokyo) e di comunità (Berlino).
E' la storia di due amici, Vincenzo e Luciano, che stanno allestendo uno spettacolo sulle suggestioni giapponesi; ma l'amore aggressivo di Cristina Giachino minaccia di dividerli; per fortuna scappano insieme a Berlino sfuggendo alla forza della femminilità, ristabilendo almeno ideologicamente un dominio virile e omosessuale). E' molto scabra e naive la prima parte, più furba e articolata la seconda. Fa un certo effetto il doppiaggio professionale, certe cose son di troppo, come la prostituta espressamente bolognese. Anche l'artista Mercurio ha uno strano accento, ma il lato più interessante del personaggio è che si eccita con le foto del critico d'arte Bonito Oliva nudo. Quanto a Cristina Giachino ha anche un vantaggio su Stefania Sandrelli: l'età." (Stefano Reggiani, 'La Stampa', 20 Maggio 1985)
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