I ponti di Madison County

The Bridges of Madison County

USA - 1995
I ponti di Madison County
Ricevendo il lascito testamentario della madre Francesca Johnson con la sconcertante richiesta che le sue ceneri vengano gettate nel fiume dal ponte Roseman, i due figli Michael e Caroline, spulciando tra le carte, trovano una lettera e tre diari della madre che raccontano loro dei fatali quattro giorni dell'autunno 1965 quando lei era sola in casa, mentre loro due insieme a loro padre Richard, erano partiti per alcuni giorni per una fiera di bestiame. L'arrivo di Robert Kincaid, un fotografo del National Geografic giunto a fotografare i ponti coperti della zona, interrompe la monotonia della giornata per Francesca che lo accompagna al ponte; gli rivela la sua origine italiana, di Bari, dove lui è stato a far fotografie. Robert, cordiale, le offre dei fiori; lei gli racconta che ha incontrato Richard, prima che diventasse suo marito, quando era militare a Napoli, durante l'ultima guerra. La vita è tranquilla nell'Iowa, forse troppo: a poco a poco tra i due nasce un sentimento irrefrenabile che fa divampare la passione. Mentre lei capisce che l'uomo rappresenta tutto quello che ha sognato e che la tranquilla e ripetitiva esistenza campagnola non avrebbe mai potuto darle, lui sente nella passione totale della donna quell'appoggio che, dopo il divorzio, la sua vita vagabonda gli ha sempre negato. La invita a fuggire con lui, ma lei capisce oscuramente che la magia non potrebbe durare, ed inoltre la trattengono il dovere verso l'incolpevole marito e i figli, che lo scandalo danneggerebbe in modo irreparabile. Dopo quattro giorni di abbandono, interrotti da uno screzio subito sanato, lui la lascia. La famiglia torna e andando col marito in città per spese, lei vede l'uomo un'ultima volta. Lui le lancia un ultimo invito appendendo allo specchietto del furgone la crocetta da lei donatagli. Ma pur tentata, Francesca resiste, e sta col marito fino alla morte. Poi, nel 1982, le giungono gli effetti del defunto Robert. I figli, dapprima turbati ed irritati per la storia, finiscono per comprendere la madre e anzi traggono spunto dalla sua esperienza per tentare di modificare i loro tesi rapporti matrimoniali.
  • Durata: 134'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANORAMICA, PANAVISION, TECHNICOLOR
  • Tratto da: tratto liberamente dal bestseller omonimo di Robert James Waller
  • Produzione: CLINT EASTWOOD E KATHLEEN KENNEDY PER AMBLIN ENTERTAINMENT, MALPASO PRODUCTIONS, WARNER BROS. PICTURES
  • Distribuzione: WARNER BROS ITALIA (1995) - VIDEO E DVD: WARNER HOME VIDEO (GLI SCUDI), (2007)

NOTE

- REVISIONE MINISTERO OTTOBRE 1995.

- NASTRO D'ARGENTO 1996 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

CRITICA

"Se i lettori del libro hanno versato fiumi di lacrime la stessa cosa succede agli spettatori più romantici suggestionati dalla bravura degli interpreti e dalla sobria semplicità della regia di Eastwood. Anche se l'iniziale accostamento contemporaneo attraverso il diario in cui Francesca rivela la segreta passione amorosa, letto trent'anni dopo la morte della madre dai figli sbalorditi, oltre a sconvolgere la personalità della protagonista in famiglia, toglie al film la densa atmosfera dell'epoca". (Alfio Cantelli, 'Il Giornale', 23 settembre 1995)

"E' quasi un miracolo, questo film: la sceneggiatura di Richard LaGravenese è piena di frasi da Baci Perugina, ma sentirle pronunciate da Clint Eastwood e da Meryl Streep (doppiati da Michele Kalamera e Maria Pia Di Meo) le rende vere e strazianti. Girato quasi come una pièce teatrale, recitato magnificamente, quasi mai imbarazzante (forse solo le scene di nudo, per altro castissime, mettono i due divi in leggera difficoltà), 'I ponti di Madison County' è un piccolo grande film che piacerà ai vostri nonni, piacerà alle vostre mamme, piacerà ai vostri figli e forse piacerà anche a voi. Dove per 'voi' intendiamo dei cinefili trenta-quarantenni, più o meno come noi, che hanno amato Clint dai tempi di Sergio Leone e dell'ispettore Callaghan fino a 'Honky Tonk Man' a 'Gli spietati', e che magari rimarranno spiazzati nel vedere il suo primo film senza il minimo accenno di violenza. Ma poi sentiranno Eastwood, nei panni di Robert, definire la poesia di Yeats ('Realismo, concisione, sensualità: quindi, magia') e penseranno: accidenti, in quelle parole c'è tutto il suo cinema! Tutta la sua forza e tutta la sua poesia." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 23 settembre 1995)

"Un film bellissimo sulla nostalgia quella del passato e quella del futuro. Un film sull'amore maiuscolo e ti sorprende come un refolo di vento in una giornata calma. Un film di corpi veri, e di sguardi tenerissimi. Un film di attori straordinari: Clint Eastwood che si autodirige nell'ennesimo ruolo crepuscolare da cowboy dei nostri tempi e Meryl Streep che più di una volta gli ruba la scena, davvero una novella Magnani (c'è una sequenza al telefono che sembra venire dritta dritta da 'La voce umana' di Cocteau-Rossellini). (Oscar Iarussi, 'Gazzetta del Mezzogiorno', 29 settembre 1995)

"Pur trattando una vicenda d'erotismo senile, oggettivamente sovraesposta ai rischi del ridicolo e dello sgradevole, 'I ponti di Madison County' va a porsi suppergiù sullo stesso livello di 'Noi due sconosciuti', 'Picnic' o 'Breve incontro', classici del romanticismo accesi da un trasporto passionale ben più avido e più fotogenico. Una certa lentezza di schermaglia non fa che rispettare i minimalistici movimenti del rapporto ed al momento del the end si scoprirà che, in realtà, il film ha consumato esattamente il tempo necessario. Non si tratta, è bene aggiungere, di pura abilità di confezione, anche se tutto risponde ai migliori standard tecnici. Quando si compone una sequenza come quella in cui Francesca vede dal finestrino della Chevrolet per l'ultima volta Robert fradicio e fermo sotto il diluvio, è chiaro che il cinema s'è reinventato ancora una volta la sua poesia". (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 1° ottobre 1995)

"Clint Eastwood come regista, con il sussidio di una sceneggiatura di Richard LaGravenese (quello della 'Leggenda del re pescatore') si è comunque impegnato con molto zelo e se non ha potuto evitare i rischi di un racconto statico ed anche prolisso, fitto di punti morti, è riuscito almeno a dar rilievo ai suoi passaggi sentimentali con indiscutibili tensioni, prossimo spesso alla commozione e, addirittura, al pathos, sorretto non solo da tecniche felicissime (fotografia e musiche, soprattutto), ma dall'interpretazione addirittura straordinaria di Meryl Streep nei panni di Francesca: calda negli impeti amorosi, lacerata nelle rinunce, sempre però con una recitazione volutamente sotto tono 'mimica e gesti' che raggiunge la più raccolta intensità; con delicatissimi accenti. (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 23 settembre 1995)
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