I piccoli maestri

ITALIA - 1997
I piccoli maestri
E' l'autunno del 1943, quando alcuni studenti universitari, Gigi e Lelio, che frequentano lettere, Enrico e Simonetta di ingegneria e Bene di medicina decidono a loro modo di opporsi all'invasione nazista dell'Italia e partono per l'altopiano di Asiago, pronti ad unirsi ad altri gruppi di partigiani. Ma i ragazzi, tutti bravi sui libri, non sono capaci a fare la guerra. Mentre si muovono tra i villaggi, si aggiungono al loro gruppo un operaio, un marinaio, il loro professore antifascista, Toni Giurolo, e Dante, giovane sottufficiale alpino. Ogni piccola azione, ogni decisione da prendere è una discussione. Nessuno dei ragazzi vuole veramente uccidere. Quando arriva il primo rastrellamento serio, il gruppo si sfalda, con l'inverno arrivano gli stenti, qualcuno viene ucciso. C'è il momento del ripensamento, il ritorno a Padova, sempre pensando a qualche azione dimostrativa, fino al giorno della liberazione, quando Gigi e Simonetta vanno incontro ad una colonna di carri armati che sta entrando in città. Dopo la paura, il sollievo: sono inglesi.
  • Durata: 116'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: romanzo omonimo di Luigi Meneghello
  • Produzione: VITTORIO E RITA CECCHI GORI PER CECCHI GORI GROUP - TIGER CINEMATOGRAFICA
  • Distribuzione: CECCHI GORI DISTRIBUZIONE (1998)

NOTE

- PRESENTATO ALLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA 1998.

CRITICA

"Un racconto colorito anche da qualche sfumatura umoristica (proprio per certe ingenuità dei personaggi, sottolineate dalle musiche), terso, però, senza mai sbavature, neanche quando una ragazza, unendosi al gruppo, darà l'avvio a delle occasioni sentimentali. Luchetti, rappresentandolo, si è tenuto a modi asciutti, guidato da un'ispirazione realista che, senza farsi influenzare per temi analoghi dalla lezione del Neorealismo, è riuscita a equilibrare la cronaca e il romanzo con vigore e calore, aiutato in questo da immagini capaci di rivisitare la realtà con colte e meditate intenzioni figurative. E con i sapori di una verità filtrata quasi soltanto attraverso la memoria." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 8 settembre 1998)

"'I piccoli maestri' di Daniele Luchetti, terzo film italiano in concorso, simpatico e un po' scolastico o piatto, è tratto dal romanzo omonimo scritto nei Sessanta da Luigi Meneghello per rievocare la guerra partigiana come l'avevano vissuta, sull'altipiano di Asiago e in città, lui stesso e alcuni suoi coetanei vicentini, perlopiù studenti ventenni. (...) Nel film soltanto la battaglia conclusiva in piazza e l'arrivo degli inglesi risultano goffi; rispetto al libro di Meneghello, mancano lo spirito e il linguaggio veneti, l'essenza della 'guerra per bande' come l'intendeva Mazzini, i radicali dubbi politici. Manca pure la vitalità crudele della prima giovinezza: gli interpreti, tra i quali Stefano Accorsi è il migliore, avranno una decina d'anni più dei personaggi, e questo fa una differenza." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 8 settembre 1998)

"E' difficile perdonare la goffaggine di certe conversazioni letterarie o la faciloneria di quella masturbazione a due nei campi, che sembra, assurdamente, uno spot pubblicitario. Per non dire della musica, a una nota dal plagio di 'C'era una volta il West', e dei problemi di una recitazione troppo ruspante o troppo effettata: le facce dei ragazzi (Stefano Accorsi nel ruolo di Gigi, e cioè di Meneghello, Giorgio Pasotti in quello dell'amico Enrico) sono più interessanti delle loro voci e della loro interpretazione e Stefania Montorsi è molto carina, ma come si fa a esprimere la civetteria in quel modo, addentando una mela, come nella peggiore iconografia dei romanzi rosa? E a proposito delle facce: possibile che questi giovani partigiani sembrino sempre appena usciti dal barbiere?" (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 8 settembre 1998)

"Cupo e disperato dramma più sociale che bellico del sottovalutato Daniele Luchetti, davvero bravo a cogliere l'entusiasmo di prima e lo smarrimento di poi di un gruppo di giovani, aspiranti eroi, idealisti travolti dalla realtà. Il migliore in campo è lo spontaneo, semisconosciuto Stefano Accorsi, oggi baciato dalla popolarità". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 25 novembre 2001)
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